Delitto passionale a Roma, guerra di Troia: inutili vendette

di Sergio Carli
Pubblicato il 25 Novembre 2015 6:53 | Ultimo aggiornamento: 24 Novembre 2015 18:57
Delitto passionale a Roma, guerra di Troia: inutili vendette

Un episodio della guerra di Troia raccontato nella Iliade: Achille trascina il cadavere di Ettore da lui ucciso in duello

ROMA – Un uomo di 30 anni ha ucciso un altro uomo anche lui di 30 anni per gelosia. La sua vita è rovinata se non finita, destinato come sembra essere destinato a lunghi anni in carcere. L’altro è morto, la sua vita obliterata per sempre da un colpo di fucile. Non si conoscono i nomi, solo il luogo del delitto, un camping a nord di Roma.

Dal litorale tirrenico alle sponde della Anatolia, quasi 2 mila chilometri più a est.

Una notizia di cronaca del Messaggero di Roma, scritta da Michela Allegri, fa tornare indietro di millenni, alle primissime pagine delle Storie di Erodoto, il primo storico in assoluto, fa pensare alla folle inutilità di un omicidio passionale, che è sempre la stessa, da che mondo è mondo. Per una donna si fece la guerra di Troia, per una donna un uomo agli inizi degli anni più belli ne ha ammazzato un altro.

Pensieri desolati e desolanti, che vengono dall’accostamento di una pagina di giornale a un libro scritto in greco.

Michela Allegri, Messaggero:

“Omicidio passionale tra i bungalow del Camping Aurelia, un’oasi a tre stelle alle porte di Roma, in via Castel di Guido, estrema periferia ovest. Solo ieri si è appreso che un uomo di circa trent’anni, ospite del villaggio turistico, è stato ucciso a colpi di fucile la settimana scorsa. Il corpo è stato trascinato e spostato dal presunto assassino che, probabilmente con l’aiuto di un amico, ha tentato di nascondere il cadavere, ma per paura di essere scoperto l’ha lasciato sul pavimento del ristorante della struttura. Un dramma della gelosia, secondo gli inquirenti: al centro ci sarebbe una donna contesa. Una persona – la notizia non era stata divulgata – è finita in manette con l’accusa di omicidio. Si tratta di un coetaneo della vittima, è romano, ed è già a Regina Coeli”.

Erodoto, libro I, cap 4:

“I Persiani ritengono che rapire donne è una azione che solo uomini ingiusti possono compiere, ma, una volta che sono state rapite, preoccuparsi di vendicarsi è del tutto senza senso. l’unico atteggiamento degno di un saggio è non tenere il minimo conto di donne rapite, perché è evidente che non le si potrebbe rapire se non fossero consenzienti. Secondo i Persiani gli abitanti dell’Asia non si curano minimamente delle donne rapite; i Greci invece per una sola donna di Sparta [Elena, moglie di Menelao, re di Sparta, rapita da Paride, figlio del re di Troia] radunarono un grande esercito, si spinsero fino in Asia e abbatterono la potenza di Priamo”.