Di Maio trema, Crimi minaccia: Opposizione chirurgica. Ma è la base leghista che non li vuole

di Ama La Sunta
Pubblicato il 13 aprile 2018 15:01 | Ultimo aggiornamento: 13 aprile 2018 15:01
Luigi Di Maio trema, Vito Crimi minaccia: Opposizione chirgica. Ma è la base leghista che non li vuole

Di Maio trema, Crimi minaccia: Opposizione chirgica. Ma è la base leghista che non li vuole (nella foto Ands, Vito Crimi)

ROMA – Di Maio comincia a avere paura di essere tagliato fuori dal grande gioco del governo. Il timore è grande e si sta facendo strada fra i grillini.

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La paura è quella di restare fuori dai giochi. In altre parole, che il centrodestra tiri fuori dal cilindro un nome in grado di convincere il Pd a mettere in piedi un governissimo.

Matteo Salvini procede con piedi di piombo. Berlusconi non si può fidare dei sanculotti seguaci di Beppe Grillo. Gli umori della base non sono splendidi. I giornali penetrati di grillismo sostengono azzardatamente titoli tipo che c’è “voglia di governo a Nord Est” ma quando poi espongono le cifre devono ammettere che  “una maggioranza M5s-Lega trova il gradimento del 27% degli intervistati nel Nordest, mentre in Italia si ferma al 24%”.

Cioè, tradotto in italiano, solo una minoranza, fra un quarto e un terzo degli intervistati, lo vuole,Ma in tal caso, si fanno male da soli”.

Dopo le consultazioni, Luigi Di Maio,ha riunito i direttivi M5S di Camera e Senato. Assieme hanno ragionato della situazione, mettendo sul tavolo tutti gli scenari possibili, comprese quelli, gettonatissimi, del pre incarico e del mandato esplorativo. “Può accadere di tutto – ha riconosciuto Di Maio tracciando tutte le ipotesi in campo – ma io resto ottimista, anche perché il Quirinale continua a vedere in noi una forza politica affidabile e lineare”. E gli 11 milioni di voti messi insieme il 4 marzo non possono essere ignorati, è la convinzione del capo politico del Movimento. Che ai suoi ha raccontato di essere stato convinto, fino a sei ore prima dell’avvio del secondo giro di consultazioni, di un passo indietro di Silvio Berlusconi.

Ora per uscire dall’impasse, si è detto convinto Di Maio, servirà tempo. E se davvero il Movimento dovesse restare col cerino in mano, sarà opposizione durissima. Con il numero dei parlamentari pressoché triplicati e le conseguenti nomine alle presidenze delle commissioni, la strada per un governissimo diventerebbe davvero tutta in salita.

“Potremmo rendergli la vita impossibile in maniera chirurgica”, ha osservato Vito Crimi mentre Di Maio annuiva. Il candidato premier grillino ha sbandierato i risultati di sondaggi interni che vedrebbero il Movimento in crescita, la Lega stabile, Pd e Fi in calo: “se vanno a fare il governo insieme – ha osservato Di Maio – stavolta si fanno ancor più male”. Mentre le distanze tra il M5S e il Pd per un eventuale piano B, ha spiegato ai suoi, restano ampissime e difficilmente colmabili. Anche dall’assemblea dem del 21 aprile Di Maio ha ammesso di non aspettarsi grandi sorprese: “Due terzi del partito è renziano” e gli altri, dai franceschiniani alla minoranza di Orlando ed Emiliano, non sembrano avere, a detta del leader del Movimento, voce e peso sull’ipotesi di un governo insieme, cioè in posizione subordinata, con i grillini. Alla dabbenaggine di certa sinistra incosciente ci sono dei limiti…

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