Di Maio parla da Premier, Salvini annette la coalizione ma i voti non li hanno e fanno come King Kong

di Sergio Carli
Pubblicato il 12 marzo 2018 6:20 | Ultimo aggiornamento: 12 marzo 2018 9:13
Di Maio e Salvini, sfida per il governo. Ma i voti non li hanno

Di Maio parla da Premier, Salvini annette la coalizione ma i voti non li hanno e fanno come King Kong

ROMA – L’unico partito che può dire di avere vinto le elezioni è il Movimento 5 stelle.

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Il Movimento 5 stelle è anche il primo partito per voti (32,68%) e per numero di seggi alla Camera (222) e al Senato (112). Il Movimento 5 stelle non può però contare su un numero di voti in Parlamento per costituire un Governo.

Non risulta che Dio abbia emesso una fatwa in cui stabilisce che Luigi Di Maio debba essere primo ministro. Di Maio parla come se fosse già installato a Palazzo Chigi ma non è così. Se Di Maio vorrà fare il capo del Governo dovrà fare come Alcide De Gasperi, che qualcuno gli ha detto di citare e dopo di lui tanti altri presidenti democristiani: trovare altri partiti che lo votino, in cambio di posti nel governo e modifiche di programma. E pensare quando quel razzista di Beppe Grillo lo paragonava a Bassolino…

Il secondo partito alla Camera e al Senato è il Pd. Ha perso le elezioni, in termini di voti e di seggi. Come partito, però, è il secondo. Attorno al 19% dei voti, 91 deputati, 45 senatori.

La Lega di Matteo Salvini è solo il terzo partito. Sovrasta i 5 stelle sulle spalle di Forza Italia e Fratelli d’Italia. Ha ottenuto fra il 1 7 e il 18 per cento dei voti e può contare su 73 seggi alla Camera e 37 senatori.

Messi assieme, i voti e i seggi dei tre partiti della coalizione di destra ne fanno la prima coalizione, col 37% dei voti e 263 seggi alla Camera, 137 al Senato, ben superiore alla sgangherata coalizione di sinistra (22,85%, 117 seggi alla Camera, 59 al Senato), ferita a morte dal frazionismo dei vecchi comunisti.

Certo la Lega è cresciuta molto, un po’ dappertutto e specialmente nelle zone amministrate da suoi eletti. Se Salvini avesse fatto meno il bullo e il terrone e avesse fatto come i comunisti dei bei tempi, esaltando i risultati delle amministrazioni locali, avrebbe di sicuro preso più voti.

Certo amministrare il fu Lombardo Veneto è meglio che amministrare il fu Regno delle Due Sicilie. Resta il fatto che dietro il folklore leghista delle camicie verdi, del dio Po e del mito celtico (sì certo, i celti i veneti li usavano come schiavi) c’è una struttura di gente pragmatica, concreta, seria, senza grilli di ideologie e farfalle nel cervello come troppi a sinistra).

Parlare come leader del partito che ha vinto le elezioni, però, è una fiera scemenza, che fa il paio con le frasi da pappagallo ben educato di Di Maio.

Questo solo per mettere i puntini sulle i.

Vedremo cosa ci riservano i prossimi mesi. Si ha quasi l’impressione che le sparate di Salvini e Di Maio siano finalizzate anche e soprattutto a rassicurare loro stessi e i loro adepti. Viene alla mente il paragone con King Kong ma può sembrare offensivo. Ma nello stato di confusione mentale in cui si trova la sinistra in tutte le sue manifestazioni apparenti, non si può dormire tranquilli che alla fine qualcuno, anche molto in alto, ceda.

Di Berlusconi è inutile parlare. Il suo unico interesse è sempre stato e sempre sarà, il biscione di Canale 5. Se Beppe Grillo lo tranquillizzasse…

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