Donne ministro della Difesa: prova che i ministri contano poco

Pubblicato il 28 febbraio 2014 11:18 | Ultimo aggiornamento: 28 febbraio 2014 11:18
Donne ministro della Difesa: prova che i ministri contano poco

Donne ministro della Difesa in Europa. Da sinistra Mimi Kodheli (Albania), Jeanine Hennis-Plasschaert (Olanda), Ursula von der Leyen (Germania), Ine Marie Eriksen Soreide, (Norvegia), Roberta Pinotti (Italia)

Cinque donne ministro della Difesa in cinque importanti Paesi europei sono la prova che i ministri non contano nulla e meno che mai i ministri della Difesa. Quando mai i militari si lascerebbero comandare davvero da una donna?

Il principio che i ministri sono poco più che dei passacarte della burocrazia è ormai ampiamente consolidato e anche la leggerezza con cui Matteo Renzi ha scelto i suoi non in base a competenze o esperienza ma in base a criteri estetici tipo miss Italia, lo conferma.

Vale al ministero dell’Economia, vale ancor di più alla Difesa, con i militari.

I militari accettano la mossa demagogica della Difesa rosa, perché sanno che intanto il vero potere, compreso quello sugli acquisti, lo conservano loro. Anche temi fondamentali come le dimensioni dell’organico delle Forze Armate, che negli Usa oppose in uno scontro all’ultimo sangue lo sconsiderato Donald Rumsfeld ai vertici militari, qui da noi sono temi politici che passano sulla testa dei ministri.

Il potere è saldamente in mani maschili, vengano pure delle donne a passarli in parata:

Roberta Pinotti, Italia,

Ursula Von de Leyen, Germania,

Jeanine Hennis Plasschaert, Olanda

Ine Marie Eiksen Soreide, Norvegia,

Mimi Kdheli, Albania.

Alessandro Manzoni avrebbe osservatoe che tre su 5 hanno superato l’età sinodale, ma il principio di questi tempi andrebbe aggiornato.