Electrolux, la guerra (finita) dei sabati straordinari

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Agosto 2015 12:47 | Ultimo aggiornamento: 28 Agosto 2015 12:47
Electrolux, la guerra (finita) dei sabati straordinari

Electrolux, la guerra (finita) dei sabati straordinari

ROMA – Electrolux e organizzazioni sindacali hanno raggiunto l’intesa sui sabati di straordinario chiesti dall’azienda ai fini di poter produrre, nel mese, 93 mila pezzi di frigoriferi della linea “Cairo” in portafoglio ordini.

L’accordo, sottoscritto in modo unitario, prevede che i prefestivi abbiano turni da sei ore, anziché otto come inizialmente indicato dall’azienda, e che a metà mese si faccia una verifica sui volumi prodotti.

Nel caso la quantità di macchine realizzate nella prima parte di settembre siano tali da consentire il raggiungimento del target senza altri straordinari, cioè, i sabati extra si fermeranno alle date del 5 e del 12, in caso contrario vi è la disponibilità del sindacato ad accordare anche quelli del 19 e del 26.

Per quanto riguarda altre istanze, come il ritiro degli esuberi data la tendenza di mercato, il tema è stato rinviato a livello di coordinamento di gruppo in una data da definire, probabilmente ad ottobre.

Una buona notizia, da ogni punto di vista, sul piano delle relazioni industriali, sul fronte sindacale che resta unito dopo lo strappo di Ferragosto quando 101 operai si sono regolarmente presentati allo stabilimento di Susegana, contro lo sciopero organizzato dai sindacati. Qualcosa, tuttavia sfugge. Prima dell’intervento dei “salvatori” svedesi Electrolux, centinaia di operai rischiavano di perdere il posto, semplicemente: e allora perché scioperavano se l’azienda è di fronte a un picco di produzione?

Non solo per i sabati straordinari pur in presenza di esuberi, ma anche per le condizioni invivibili per esempio nella fabbrica di Forlì durante il gran caldo di questa torrida estate, dicono i sindacati. Poi ci fu la proposta “indecente” di inizio 2014 collegata al piano esuberi di dimezzare i salari per mantenere gli impianti in Italia. Allora due scuole di pensiero si confrontavano, sintetizzabili nella polemica che ha opposto due Serra famosi, Davide, il finanziere amico di Renzi, e Michele, il commentatore di Repubblica. L’accordo rappresenta un decisivo passo avanti o siamo ancora a quella contrapposizione?

Electrolux prova a salvare lavoro e azienda con taglio salari. Oppure chiude come altre 300 mila aziende e aggiunge disoccupazione. Realtà. (Tweet di Davide Serra).

Se l’autore avesse riletto solo per un paio di secondi il suo testo, respirando forte per ossigenare i neuroni, si sarebbe immediatamente domandato: ma se gli stipendi si abbassano del 40 per cento e i prezzi rimangono uguali, come fanno a campare gli operai? E i consumi, con la progressiva erosione dei salari, come potranno mai ripartire? E quel “costo del lavoro triplo” è triplo rispetto a che cosa, agli stipendi bielorussi, al costo del lavoro senza oneri sociali, all’età della cognata, a una cifra a caso? (Michele Serra, La Repubblica).