Epifani chiede nomi a Bersani per le aziende pubbliche: lottizzazione o merito?

Pubblicato il 11 Giugno 2013 5:55 | Ultimo aggiornamento: 10 Giugno 2013 23:44
Guglielmo Epifani

Guglielmo Epifani chiede a Bersani: A Pierluì, che te serve?

L’incontro segreto sotto i flash dei fotografi fra Guglielmo Epifani e Pierluigi Bersani è un bell’esempio di come non si devono fare le cose. Costituisce anche una prova in più, se ne avessimo avuto bisogno, della mediocrità delle mani che pretendono di guidare i nostri destini.

Per cominciare, lascia stupiti il luogo dell’incontro, un pub. Lo avevano scelto per fare vedere che vecchio e nuovo segretario vanno d’amore e d’accordo? Intenzione nobile per tranquillizzare il partito, se i militanti fossero creduloni come gli spettatori di un talk show. Non sarebbe stato meglio trovarsi a casa di uno dei due, farsi fare una fotografia da uno dei tanti amici, e gestire il tam tam con una operazione da scuola elementare degli addetti stampa.

Giorgio Meletti del Fatto sostiene che il pub è quello “di riferimento di  Pier Luigi Bersani”, dove Epifani si è recato per

“chiedere lumi al predecessore”.

Lumi su che? Ma sulle nomine ai massimi livelli delle aziende pubbliche, su cui il segretario del Pd, ora Epifani, deve dare indicazioni al Governo, secondo le logiche della lottizzazione o, per dirla più chic alla americana, dello spoil system.

Se poi il segretario “chiede lumi”, cioè nomi, al predecessore, con tutte le intenzioni di farlo contento, sembra una riedizione xxi secolo e di sinistra dell’andreottiano “A Fra’, che te serve” e la cosa ha un effetto deprimente.

Se fosse vero, sarebbe un pessimo esordio per Epifani. Più probabile appare invece, alla luce di quel che segue, che sia stato Bersani a convocare Epifani, per proporgli una nomina che gli sta a cuore, e che Epifani gli abbia detto: dove vuoi che ci vediamo?, per cortesia, cadendo nella trappola.

Uscendo dal pub, (pensa tu che differenza di stile rispetto ai tempi delle Botteghe Oscure e delle Frattocchie), Epifani aveva in mano un foglietto, che un fotografo ha beccato e il Corriere della Sera ha tradotto.

Era, ha scritto Giorgio Meletti,

“uno squarcio di realtà migliore dello streaming: con l’imminente tornata di nomine pubbliche ci sarà un terremoto. Subito il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri ha fulminato Epifani come “aspirante lottizzatore”, ma il suo commento ha rivelato che la posto in gioco non è l’etica ma l’equa spartizione”.

Secondo Gasparri, infatti,

“C’è un problema di equilibrio politico e di trasparenza”.

Come dire, interpreta Giorgio Meletti,

“che si lottizza tutti insieme. Le vie della spartizione sono sempre state trasversali. Ma stavolta la regola classica (“chi vince fa le nomine ma lascia all’opposizione gli strapuntini”) è superata dalla filosofia delle larghe intese. I manager di area non sono più sicuri di niente”.

Così, mentre Epifani e Bersani “sorseggiano la birra”

“Bersani spiega, Epifani prende appunti. Scrive “scelte radicali”. È il primo comandamento di Letta-Alfano, e del ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni al quale appartiene il potere di nomina: voltare pagina rispetto all’immobilismo del governo Monti”.

Ecco un calendario minimo:

1. Scade il 14 giugno il vertice della Sace, potente società che sostiene con le sue polizze le esportazioni.

2. Il 29 tocca alle Ferrovie.

3. Il 4 luglio alla Finmeccanica.

 

4. Sogin, la società per lo smantellamento delle centrali nucleari spente nel 1987 dopo il primo referendum.

5. Cassa Depositi e Prestiti: anche la nuova Iri è finita nel pentolone?

“Scelte radicali” significa che un governo che soffre di essere considerato debole potrebbe volersi riscattare con nomine tutte nuove. L’ampia maggioranza parlamentare consente, almeno in teoria, di concordare una sorta di disarmo bilanciato, in cui nessuno dei manager uscenti potrebbe più contare sugli antichi appoggi, e potrebbe anzi lasciare il posto al risultato di nuovi equilibri. Nelle larghe intese torna la spartizione modello Prima Repubblica: i miei (Pd), i tuoi (Pdl), i suoi (Scelta civica) e i bravi. Il governo Letta- Alfano, quando varerà il “comitato nomine” per garantire trasparenza e meritocrazia, dovrà indicare quante poltrone toccheranno a ciascuna delle quattro categorie”.

Secondo Giorgio Meletti,

“chi trema più di tutti è il numero uno di Finmeccanica Alessandro Pansa, omonimo del nuovo capo della Polizia e figlio del grande giornalista. È stato nominato lo scorso febbraio dopo l’arresto di Giuseppe Orsi. Nel foglietto di Epifani c’è il nome di Giuseppe Zampini, attualmente al vertice di Ansaldo Energia. Stava per farcela nel 2010, ma all’ultimo momento la Lega impose a Giulio Tremonti il nome di Orsi. Zampini non è uomo di sinistra, ma gode della stima del Pd oltre che di uomini chiave del centro-destra come Letta Gianni.

“Bersani pensa che sia la persona giusta per rimettere in carreggiata Finmeccanica, anche a costo di vederlo messo “in quota Pd”, cosicché il Pdl rivendichi l’indicazione di poltrona equipollente.

“Epifani scrive anche “Cdp”, che sta per Cassa Depositi e Prestiti. Strano, perché il consiglio è stato rinnovato lo scorso 17 aprile. Ma è anche vero che l’ex ministro dell’Economia Vittorio Grilli ha inserito nel vertice solo funzionari del ministero, pronti a lasciare il passo a indicazioni più “politiche” del nuovo governo. Qualcuno ipotizza addirittura un azzeramento di tutto il consiglio, che potrebbe mettere in discussione la presidenza di Franco Bassanini, poco amato dal Pd”.

Cosa più che naturale, perché Bassanini nasce socialista e questo è un peccato originale che nessuno che abbia radici nel Pci potrà mai perdonare.

Alla Sogin,

“il vertice è scaduto. Epifani appunta: “Cambiamento / Minopoli”. Umberto Minopoli è legato a Bersani del quale è stato consigliere economico al ministero dell’Industria. Ma è anche un manager esperto, direttore commerciale di Ansaldo Nucleare di cui è da poche settimane presidente. Non sappiamo se Bersani lo ha consigliato per la guida della Sogin o solo come un competente a cui chiedere un’indicazione. Perché poi ai politici toccherebbe anche il compito di trovare quelli bravi da nominare”.