Estorsione da un euro, condannato a due anni di carcere

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Ottobre 2015 20:02 | Ultimo aggiornamento: 14 Ottobre 2015 20:03
Estorsione da un euro, condannato a due anni di carcere

(Foto d’archivio)

BIELLA – Condannato a due anni e tre mesi per aver chiesto con la forza un euro: succede anche questo in Italia. Succede soprattutto se ti chiami Nabil El Moutaoukil, sei marocchino, hai solo 25 anni e così pochi soldi che non puoi nemmeno permetterti un tuo avvocato, ma devi accontentarti di quello d’ufficio.

Così la richiesta, seppure con la forza, di una moneta, le vecchie duemila lire, diventa un’estorsione. Soprattutto perché chi subisce questa richiesta ha solo 15 anni e va a lamentarsi della cosa con mamma e papà. I quali, genitori italiani, prontamente ricorrono ad un avvocato (non d’ufficio, però) e portano in tribunale il malcapitato (e un po’ violento, va pure detto) marocchino.

Lui, del resto, quegli spiccioli li chiedeva più per divertimento che per bisogno. Aveva 18 anni appena nel novembre del 2009, quando faceva il bullo in piazza Vittorio Veneto, a Biella. Si metteva alla fermata dell’autobus e chiedeva i soldi agli studenti che aspettavano il mezzo per andare a scuola. I ragazzi, tutti più piccoli di lui, un po’ per timore un po’ per levarsi dai piedi quello scocciatore, di solito quegli spiccioli glieli davano.

Non ha fatto così un quindicenne a cui Nabil aveva chiesto, anzi, ordinato, di consegnare tutti i soldi che aveva in tasca. “Non ho soldi”, aveva risposto lui. Risposta sbagliata, per Nabil, che lo aveva afferrato per lo zaino, spinto contro un muro e gli aveva stretto con forza le dita della mano destra. A quel punto il ragazzo gli aveva consegnato la tanto agognata moneta da un euro.

Una volta a casa, però, il ragazzo aveva raccontato tutto a mamma e papà, che avevano subito chiamato la polizia e portato il marocchino in tribunale. Ed oggi, sei anni dopo, il giudice di Biella ha letto la dura condanna. Quello che ha fatto Nabil non era una semplice richiesta, ma una richiesta di denaro con la forza. E questo, tradotto in legalese, si chiama estorsione. Per questo reato il codice penale prevede una pena da cinque a dieci anni. A Nabil, quindi, è andata addirittura bene: grazie alle attenuanti generiche e alla piccola, piccolissima, quasi insignificante somma richiesta la condanna è arrivata a due anni e tre mesi di carcere. Più una multa da 300 euro. Mai un euro è costato così tanto.