Fabrizio De André parla romano nel film Principe Libero, che vergogna. Appello a Orfeo: Fallo doppiare!…

di redazione Blitz
Pubblicato il 31 dicembre 2017 11:10 | Ultimo aggiornamento: 31 dicembre 2017 14:31
Luca-Marinelli-Fabrizio-De-André

Fabrizio De André parla romano nel film Principe Libero (nella foto: Luca Marinelli nel ruolo di De André). La polemica è di fuoco: che vergogna. Appello a Orfeo: Fallo doppiare!…

Fabrizio De André meridionale? Il web insorge per lo scempio alla memoria di un genovese che più di così non si poteva.. Così lo ha fatto diventare la Rai, affidando al romano Luca Marinelli il ruolo di De Andre, che Fernanda Pivano definì «la voce di Dio». nel “biopic” dedicato al cantautore: “Principe libero”. A Genova sono indignati. A vedere il trailer colpisce la cacofonia. L’attore che interpreta De André , Luca Marinelli, è di Roma. Lo circondano, nel trailer, napoletani se va bene.

La colonna sonora è una cacofonia fastidiosa: quando parla, De Andrè, è meridional romano, quando canta…be’, quando canta senti la cadenza dolce e stanca, manca solo che entri in scena Beppe Grillo e dica “belin”. E poi, altro tragico errore, rilevato da un frequentatore di Youtube,

“un attore più sbagliato non potevano metterlo: accento del sud, tono vocale acuto, faccia troppo curata… Faber, se fosse vivo, li manderebbe tutti a ca…”.

Si può essere così sciatti? Sarebbe come fare un film su Salvatore Di Giacomo o Renato Carosone o Peppino di Capri e affidarlo a un attore milanese.

L’accento genovese è una pelle che non ti togli di dosso. In una vecchia osteria in cima alla mintagna del Righi che col suo castello, il Castellaccio, domina Genova, il barista è cinese. Ma se apre bocca sembra un vecchio portuale. Generazioni di immigrati, da Nord e da Sud, dal Basso Piemonte come dalla Sardegna e più giù, hanno assorbito quella cocina che sa di scirocco e anche un po’ di sfigato abbandono. Le facce sono libanesi (gabibbo, che sta per meridionale in genere, viene da habib, amico in arabo). Ma la cadenza è quella del Gabibbo di Ricci.

I vecchi della Stampa ricordano Mimmo Candito entrare in redazione a Torino gridando: “A Genova c’è il sole!”. Lui, nato a Reggio Calabria, è stato un po’ in tutto il mondo, incluso infiltrarsi dietro le linee degli insorti afghani in guerra con i sovietici. Ma l’accento calabrese è sommerso in una patina di cocina che gli è rimasta incollata ancora 40 anni dopo.

La regola vale anche per i cantanti. L’accento ti si appiccica addosso. Ascoltate i Ricchi e Poveri, prendete Gino Paoli, che viene da Monfalcone, prendete Bruno Lauzi, che era lombardo. De André, aristocratico genovese di Albaro, lo si sente genovese alla prima vocale.

Invece il film ne fa scempio. Coprodotto da Rai Fiction e Bibi Film, scritto da Francesca Serafini e Giordano Meacci e diretto da Luca Facchini, interpretato da Luca Marinelli (nel ruolo di Fabrizio De Andrè), Valentina Bellè, Elena Radonicich, Davide Iacopini, Gianluca Gobbi e con la partecipazione straordinaria di Ennio Fantastichini, `Fabrizio De Andre´, Principe liberò sarà nei cinema italiani per due soli giorni, il 23 e 24 gennaio, distribuito da Nexo Digital (elenco sale a breve su www.nexodigital.it), e andrà in onda a febbraio su Rai1.

Un appuntamento, nota amaro il Secolo XIX di Genova, atteso da tempo per tutti coloro che hanno amato e amano ancora oggi le sue canzoni e un’opportunità straordinaria per godere di quella che Fernanda Pivano definì «la voce di Dio». Peccato che, quando parla nel film, sia una voce molto diversa da quella di Fabrizio”.

Concordano i molti che hanno commentato il trailer. Eccone una selezione.

“È una vergogna, de andrè con accento romano”.

“Aveva ragione Cristiano sulla questione film, non si doveva proprio fare. Ma prendete un attore genovese, ma cosa sono ste minkiate romanesche ???? “.

“Ma com’è possibile che quella componente NON DA POCO che era la cadenza di Fabrizio De André, quel sapore di iodio e di pesto, scompaia dissolvendosi in una spocchia all’abbacchio? Ma com’è POSSIBILE che un attore non sappia recuperare un accento, una cadenza? O è stata un’infelicissima scelta registica? Si può pettinarlo uguale ma è meglio farlo parlare ROMANO? ma in che universo ha senso che FABRIZIO DE ANDRÉ parli ROMANO?”.

“Terribile…lasciare l’accento romano a De André…vergogna per Genova e per la Liguria…”.

“Faber con accento romano. È come condire i ravioli col pesto.È una cosa inutile,il più grande poeta del ‘900 descritto con la leggerezza che nemmeno agli emergenti artisti è giusto dare. Le cose o son fatte bene o è meglio lasciar perdere”.

“Se il personaggio ha, tra i suoi elementi distintivi, una sua identità e cultura o provenienza specifica, si deve pretendere che l’attore sia credibile. Sarebbe logico e sacrosanto pretendere un autoctono, ma ciò non è fondamentalmente necessario. Basterebbe invece che l’artista NON avesse inflessioni incompatibili con l’identità del personaggio stesso.

“Si pretende che nei film girati in Sicilia o a Napoli, gli artisti abbiano la giusta inflessione o conoscano le lingua locale, se no sei tagliato fuori (“eh , si sente che sei del nord, non puoi fare questo personaggio” è il leit motiv che molti artisti residenti al nord – anche non autoctoni ma figli di immigrati – si sentono dire).

“Come è possibile allora che si permetta di interpretare un De André con una cadenza spiccatamente romana ? Non è necessario che abbia la cadenza genovese, ma almeno si possono scegliere degli attori che sappiano un italiano corretto e SENZA inflessioni ? SE l’attore NON è in grado di evitare le inflessioni non lo si scrittura. PUNTO. Si ricorda ad esempio una ventina di anni fa un Paolo Bonacelli ( romano ) che studiò a lungo anche la pronuncia, per poter rappresentare Le miserie ëd Monsù Travet. Allora, si vuole trovare un attore per interpretare De André ?

“Chiaramente non sarebbero stati credibili come fisionomia, ma ATTORI come Beppe Fiorello o Pierfrancesco Favino si sarebbero fatti un c….o così per riuscire ed imparare. Lo hanno dimostrato spesso

“Quindi non sarebbe stato necessario che l’interprete di De André avesse parlato in genovese, ma almeno un italiano corretto e senza inflessioni sì.

“Così allo stesso modo, se sentire un Rugantino con accento romagnolo è inconcepibile, altrettanto sentire un De André “de noantri” fa inevitabilmente venire il voltastomaco”.

Appello a Mario Orfeo, direttore generale della Rai. Sei di Napoli, sei intelligente, astuto e proteico. Intervieni e fa doppiare De André. Eviterai un disastro di immagine.