Femminicidio, c’è la legge ma le vittime 2013 sono aumentate

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 gennaio 2014 11:19 | Ultimo aggiornamento: 3 gennaio 2014 11:24
Femminicidio, c'è la legge ma le vittime 2013 sono aumentate

Femminicidio, c’è la legge ma le vittime 2013 sono aumentate (nella foto una installazione artistica a memoria delle vittime)

ROMA – Femminicidio, c’è la legge ma le vittime 2013 sono aumentate. Il dato è frustrante, a dispetto della nuova legge, nonostante la ratifica della convenzione di Istanbul e il 2013 abbia visto il fiorire di un eccezionale movimento di opinione per rendere finalmente un tabù inaccettabile ogni forma di violenza sulle donne: le vittime di femminicidio in Italia nel 2013 sono aumentate, 103 contro le 93 dell’anno precedente.

Non ripeteremo l’ingiunzione appassionata dello scrittore Guido Ceronetti a disfarsi dell’orribile neologismo (“Care donne, abolite la parola femminicidio”). Né si può istituire ovviamente una relazione di causa effetto con il decreto (qui il testo) che introduce la nuova fattispecie di reato con l’aumento dei crimini. Si deve, purtroppo, constatare il mezzo fallimento della risposta legalitaria ispirata da ansia legiferatrice. Laddove le leggi già ci sono. Del resto l’uomo uccideva le donne anche quando il femminicidio non esisteva e il reato di uxoricidio conviveva con il delitto d’onore.

Violenza e omicidi sulle donne vanno considerati una emergenza esistenziale e sociale (e anche i costi del silenzio sono da brividi, 17 miliardi di euro, di cui quasi 2,3 in costi dei servizi e oltre 14 miliardi per quelli umani e di sofferenza). Ma, come spesso avviene in Italia, le emergenze sono quasi sempre permanenti. E non rendono un buon servizio alla causa Governo e Parlamento quando legiferano sulla pressione dell’urgenza: la decretazione d’urgenza in campo penale produce una “legislazione simbolica e asistematica” (Camere penali e Cassazione) come nel caso della irrevocabilità della querela che rischia di condurre a risultati antitetici.

Un serio contrasto alla violenza sulle donne dovrebbe poter cominciare facendo rispettare le leggi esistenti (processi brevi e pene scontate fino in fondo), rafforzando quelle sullo stalking e dotando forze dell’ordine e magistrati di uomini e mezzi. L’accumulo indiscriminato di neologismi e nuove leggi funziona per le prime pagine dei giornali ma non rappresenta un deterrente efficace.