Fondazione Mps. Antonella Mansi, l’azienda di papà, le giuste connection

Pubblicato il 3 settembre 2013 16:21 | Ultimo aggiornamento: 3 settembre 2013 16:21

Antonella Mansi SIENA – Capire chi sia Antonella Mansi, nominata presidente della Fondazione Mps, non è una impresa facile. Leggendo le notizie, vengono molte domande, la prima delle quali è a cosa debba la straordinaria carriera che ha portato una giovane donna di 39 anni ai vertici di Confindustria e ora della fondazione che controlla quella che fu la banca Monte dei Paschi di Siena.

Partiamo dalla prima notizia, quella della agenzia Ansa, spalmata di miele fin dal titolo:

“Mps: Mansi, la banchiera venuta dall’industria”.

Il testo è dolciastro più che dolcissimo:

“Un repentino cambio di residenza aveva fatto capire a tutti come il cavalier Antonella Mansi, 39 anni, fosse lì lì per prendere il posto alla guida della Fondazione Mps lasciato da Gabriello Mancini. Lei, nata a Siena 39 anni fa ma cresciuta nel Grossetano, qualche giorno fa è tornata alla base, trasferendosi a Chiusi, a pochi chilometri dalla città del Palio: è lo statuto dell’ente a imporre che chi lo guida non abiti più in là del confine provinciale. Con voto unanime, la deputazione generale di Palazzo Sansedoni oggi l’ha eletta nuovo presidente della Fondazione Mps“.

Dopo qualche riga di smancerie, ecco un tentativo di presentazione:

“Dopo essere stata presidente di Confindustria Toscana – dal 2008 al 2011 – dal 24 maggio 2012 Antonella Mansi è vicepresidente di Confindustria nazionale, con delega all’Organizzazione. La sua formazione imprenditoriale è nella chimica: è consigliere di amministrazione e dirigente di Nuova Solmine SpA, che opera nella produzione e commercializzazione di acido solforico ed oleum. E, nel Gruppo Sol.Mar. SpA, è anche consigliere di amministrazione di Sol.Bat Srl. Ed e’ stata Ad della Chimica Industriale Gaviol Srl, fino alla fusione per incorporazione nella Sol.Bat. Srl. L’arrivo alla Fondazione senese segna per Antonella Mansi il passaggio da un ambiente bancario a un altro. Dal 28 marzo 2012 è presidente di Banca Federico del Vecchio, Gruppo Banca Etruria. Nel dicembre del 2009, Antonella Mansi è stata insignita da Giorgio Napolitano dell’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana”.

Diceva Vittorio Emanuele che un sigaro e una croce di cavaliere non si negano a nessuno.

Se uno cerca qualcosa di più sui giornali, alla fine mette assieme un po’ di notizie, anche se deve spendere parecchi euro. resta deluso da Repubblica, Sul Corriere della Sera capisce che la carriera di Antonella Mansi non nasce da una smisurata capacità industriale o bancaria e nemmeno di abilità di carriera, ma semplicemente perché è la figlia del padrone. Antonella Mansi, scrive Fabrizio Massaro, al più presto

“lascerà la presidenza della banca Federico Del Vecchio e il consiglio di Bassilichi spa, partecipata dallo stesso Mps. Non lascerà invece Confindustria — «quello è un ruolo, non un incarico» — né l’azienda di famiglia, Nuova Solmine, in cui lavora da quando ha lasciato gli studi di Giurisprudenza [vuole dire che non si è nemmeno laureata? privilegio dei figli di papà] e dove è consigliere d’amministrazione e direttore commerciale con delega ai clienti esteri. In parte le origini dell’azienda si incrociano con un pezzo di Mps: fu Banca Toscana — quando però non era del gruppo Mps— a finanziare il management buyout che consentì a suo padre e ad altri manager di rilevare dall’Eni la società che produce acido solforico. Oggi Nuova Solmine spa è controllata (attraverso Sol. Mar spa) da Luigi Mansi, Giuliano Balestri e Ottolinio Lolini con il 18,3% a testa, e al 45% dalla Socesfin, che riporta alla lussemburghese Finsavi sa“.

Vuole dire, tradotto in italiano e fuori di metafora, che il controllo è in un paradiso fiscale e totalmente anonimo. Berlusconi fa scuola? Intanto gli italiani qualunque pagano le tasse in Italia.

Secondo Roberto Mania, di Repubblica, Antonella Mansi è la donna dei no: no a Dennis Verdini, no a Alessandro Profumo, no a tutta la politica assortita. Quello di Roberto Mania è una specie di santino:

“Antonella Mansi non era il candidato del sindaco Bruno Valentini, renziano atipico con un lungo passato nella Cgil, che piuttosto aveva lanciato l’ex garante della privacy Francesco Maria Pizzetti”.

Ma “la Mansi — pragmatica e post ideologica, sostengono i suoi ex colleghi Giovani confindustriali — di sinistra non è. Anzi. Ma la sinistra per così dire ortodossa (quella che rappresenta il presidente Rossi e il capo regionale della Cgil Alessio Gramo-lati) l’apprezza perché da numero uno degli industriali toscani ha scelto il dialogo e si è mostrata affidabile”.

Alla fine viene fuori il principe azzurro, o meglio il cavaliere bianco:

“Sembra che lo stesso Squinzi abbia contattato il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni (il Tesoro è l’organo vigilante sulle Fondazioni) per sostenere la candidatura della Mansi, industriale della chimica come Squinzi che in Federchimica ha avuto come vice proprio il padre della” Mansi.

E c’è di più:

“Sì perché Antonella Mansi da Siena, Cavaliere al Merito della Repubblica italiana, ora è diventata un potenziale candidato forte per il dopo Squinzi. Mancano tre anni e qualcuno comincia a temerla. «Antonella è un diesel », avverte un confindustriale”.

Chi però volesse sapere di più su come gira il potere nella azienda dove Antonella Mansi ha fatto una così brillante carriera e cercasse sul sito ufficiale del Guppo Solmar resterebbe deluso. L’ultimo bilancio sociale riprodotto in pdf è del 2009, gli ultimi dati sintetici sono del 2008, al capitolo “struttura” questo campione di ermetismo:

“Sol.Mar. S.p.A. è la società che detiene il controllo di Nuova Solmine, Sol.Bat., Soltreco, Soltur e Medcar.

“L’Alta Direzione è comune alle Società: i ruoli del Presidente e dell’Amministratore Delegato sono, infatti, ricoperti dalle stesse persone che gestiscono direttamente tutte le attività svolte dalle aziende del Gruppo.

“Per la razionalizzazione delle risorse, Sol.Mar. e Nuova Solmine svolgono parte delle attività dell’intero Gruppo attraverso un unico Sistema di Gestione Integrata, dove l’integrazione assoluta delle attività spinge alla ricerca di un miglioramento continuo complessivo del livello qualitativo dei prodotti , dei servizi forniti ai clienti, dell’eticità del lavoro anche in un contesto di garanzia della sicurezza sul lavoro e del rispetto dell’ambiente. I principali organi sociali che formano il sistema di Governance di Sol.Mar. S.p.A. sono il Consiglio di Amministrazione, il Collegio Sindacale e l’Assemblea dei soci.

“Con essi operano altri organismi o comitati costituiti in funzione della necessità e del rispetto della normativa vigente. Il Consiglio di Amministrazione è dotato dei più ampi poteri di gestione dell’impresa ed agisce identificando gli obiettivi strategici e assicurandone il raggiungimento. Il Consiglio di Amministrazione di Sol.Mar. valuta le iniziative in corso e i progetti futuri relativi alla propria politica di sostenibilità in un ottica di miglioramento continuo, attraverso i suggerimenti provenienti dai vari responsabili di funzione, dai dipendenti stessi e dai vari stakeholder esterni”.

A meno che lo sciocco cronista non abbia gli occhi foderati di prosciutto, non è stato possibile trovare un nome che sia uno.

C’è da augurarsi che nella gestione della Fondazione Mps la indubbiamente bella e certamente capace Antonella Mansi segua una linea di maggiore trasparenza rispetto all’esempio di papà.

Intanto può aiutare anche la educativa lettura del Fatto:

L’articolo, di Daniele Martini, si dilunga in un complessa descrizione dello scontro fra le anime dell’attuale Pd, la cui influenza sul sistema planetario di Siena è rilevante. Secondo Daniele Martini, con la nomina di Antonella Mansi è stato sconfitto Matteo Renzi e hanno vinto Pierluigi Bersani e i suoi seguaci in Toscana:

“E insieme con loro vincono due che con il Pd c’entrano di sguincio: Fabrizio Viola, amministratore del Monte, che per la Fondazione gradiva qualcuno che non avesse la fregola di interferire con la guida della banca. E Giorgio Squinzi, presidente Confindustria, di cui la giovane Mansi è una pupilla anche per l’amicizia che lo lega al di lei padre, titolare della Solmine, industria chimica di Scarlino (Grosseto), un tempo nota per gli inquinanti “fanghi rossi”. E la chimica è il settore di Squinzi.

Antonella Mansi, “vanta un curriculum bancario esile. È consigliere della Bassilichi che gestisce i bancomat Monte dei Paschi e un anno e mezzo fa fu nominata presidente della Federico Del Vecchio, banchetta controllata dalla Popolare dell’Etruria, istituto aretino noto per la più alta concentrazione massonica del mondo.

“Lì la signora Mansi svolgeva più che altro una funzione di rappresentanza essendo il credito gestito dall’influente direttore generale Vezio Manneschi. Ora la signora dovrà misurarsi con le grane della Fondazione senese che dopo il tracollo del Monte da tigre è diventata micetto. Con incorporate le faide Pd che si riverberano sui quattro della Deputazione amministratrice, scelti pure loro con il bilancino cencellian- democratico. Lei con queste beghe piddine finora aveva avuto a che spartire poco, essendo i suoi orientamenti politici assai aperti, con una predilezione per il Pdl casomai. Due anni fa Denis Verdini l’aveva scelta come candidato alla Regione da contrapporre a Enrico Rossi. Lo stesso Rossi che, ora che la Mansi si è “riposizionata”, l’ha sostenuta per la Fondazione”.

Compagna della prima ora, invece, è Antonella Mansi secondo Roberto Mania: lei disse decisamente di no alla proposta di Verdini. Difficile scegliere tra i due giornali: quando ci sono di mezzo i toscani e le loro trame sotterranee, tutto è possibile.