Francia multietnica batte Croazia. Anche a Mosca, Europa, ha vinto il modello americano

di Marco Benedetto
Pubblicato il 16 luglio 2018 6:20 | Ultimo aggiornamento: 16 luglio 2018 11:54
Francia batte Croazia ma a Mosca, Europa, ha vinto il modello occidentale. Nella foto: Putin, Macron e Kolinda Grabar-Kitarović a Mosca, 15 luglio 2018

Francia batte Croazia ma a Mosca, Europa, ha vinto il modello occidentale. Nella foto: Putin, Macron e Kolinda Grabar-Kitarović a Mosca, 15 luglio 2018

Francia batte Croazia e vince il mondiale, è stata la vittoria della Francia multietnica. Metà della formazione blu era fatta di africani, figli delle loro ex colonie.[App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] I due gol veri della partita, segnati al termine di azioni strepitose, escluso quindi l’autogol e il rigore, li hanno segnati due neri. Ma come esultavano i razzisti francesi, come se li strizzava alla premiazione il razzista Macron…

È stata anche la vittoria della cultura occidentale. A capo della Russia ci sarà pure un ex agente del Kgb, la polizia politica sovietica. Ma la festa prima della partita è stata un trionfo in stile occidentale. Chi ha visto Mosca negli anni ’70, come alcuni della mia generazione, e poi successivamente, anche dopo la fine del comunismo, ha avuto l’immagine netta del cammino percorso.
Cantavano Kalinka, ma la cantavano ragazzi di oggi, non l’orchestra dell’Armata Rossa, c’era il mega orso col muso di pelouche ma il nero che suonava il tamburo non era rimasto dagli scambi della fratellanza sovietica, era proprio occidentale. Non ballavano il kazachok ma l’hip hop. Mancavano Al Bano, Toto Cutugno e i Ricchi e Poveri e il quadro sarebbe stato completo.
La sensazione è che la Russia ha completato il percorso iniziato da Pietro il Grande. Un grande popolo, una grande nazione, uscita dalla preistoria mille anni dopo Cristo, uscita dal Medioevo nel 1917, uscita dal comunismo nemmeno 30 anni fa. Hanno sofferto l’oppressione dei nobili scandinavi e dei mongoli, l’assalto di Napoleone e Hitler, gli assedi di Leningrado e Stalingrado, le stragi e le purghe di Stalin. La Russia è Europa, il nemico dei terzo millennio è a oriente dell’Europa, a sud della Russia, è la Cina. Per nostra fortuna l’utopia del comunismo si è sfarinata nella mancanza di mercato, oggi D’Alema non torna in pellegrinaggio dove andava vestito da pioniere, preferiva Londra. Ci pensano Grillo, Casaleggio, Di Maio e Fico a riportarci verso il baratro, ma almeno questi 70 ultimi anni li abbiamo vissuti bene. Vorrà dire che ora sarà la volta di emigrare in Russia.
La differenza fra i post comunisti russi e quelli italiani è nel focus. Putin era comunista negli ideali e lo è nei metodi ma al centro del suo disegno c’era la sua patria. Kalynka simboleggia la continuità dell’anima del popolo russo.
I nostri post comunisti guardavano all’Urss come un modello, una guida. Caduto lo Stato guida hanno perso i soldi e la testa
Ecco il compromesso storico, la divisione dei grandi appalti fra cooperative, privati e Italstat . Andò avanti fino a Mani pulite. Poi è arrivato il momento umanitario, l’accoglienza dei profughi in concordia con la Chiesa.

L’interesse dell’Italia e di tutti tutti gli italiani resta un optional. Prima vengono i poveri, i clandestini. Per questo il Pd è in via di liquefazione, ma non se ne rendono conto e inseguono i 5 stelle.

Confrontate l’orgoglio russo dispiegato in televisione con il pauperisimo savonaroliano che impera in Italia. Non siamo a una replica della Rivoluzione d’Ottobre. Là c’era un sogno, una utopia, una speranza di progresso, che in effetti ci fu, prima che la distruzione della classe dirigente, la mancanza di mercato e lo sforzo bellico la portassero in avvitamento.

Guardando Francia–Croazia davanti alla tv, gli italiani in maggioranza hanno tifato per i croati. Molti nazionali della Croazia giocano in squadre italiane. Il grande Pogba non veste più bianconero e la lealtà dei juventini è a termine. Basta questo a giustificare il nostro schieramento? Meglio restare neutrali, penso.
I francesi ci disprezzano e noi lo sentiamo sulla pelle, quel Macron è più razzista di Salvini eppure ci ha fatto fare la figura degli annegatori di profughi, questo è vero. A proposito, ce lo vedete Mattarella, sotto il diluvio, fradicio come un pulcino accanto a Putin sotto l’unico ombrello, a strizzare e baciare i calciatori trionfanti? O a baciare, come fosse una amante ritrovata, la Coppa appena conquistata? Diciamocelo, forse essere stati eliminati ci ha risparmiato qualche imbarazzo.

I croati ci odiano: chiedetelo ai profughi italiani da quello terre una volta italiane e che ora sono Croazia. Gli italiani hanno la memoria corta, la guerra fredda gliela ha ulteriormente accorciata. I croati non hanno quelle remore. Se siete solidali col diritto al ritorno dei palestinesi, non potevate tifare croato. E poi, quelli che ancora a scuola hanno studiato qualcosa ricorderanno la poesia di Giuseppe Giusti, Sant’Ambrogio: “Li manda di Croazia e di Boemme come mandre a svernar nelle Maremme”. Erano le feroci truppe d’occupazione con cui l’imperatore d’Austria teneva sottomesse Milano e le terre del Nord Est italiano, loro colonia rispettivamente fino al 1859, al 1866 e al 1918. A Milano, fino a poco tempo fa, croato era sinonimo di persona violenta, prepotente, crudele. Sono pochi, un po’ più di 4 milioni, ma non per questo meno cattivi. Dopo la guerra civile seguita allo sfascio della Yugoslavia, sei dei loro generali sono stati processati e condannati per crimini contro l’umanità.

Vero è che la storia la scrivono i vincitori, che gli inglesi e i francesi nelle loro colonie hanno fatto molto molto peggio di Graziani e Badoglio in Libia e Etiopia, che eroi americani come Patton hanno fucilato sul posto i soldati italiani che si erano arresi, sul tragico bagnasciuga della Sicilia e quelli tedeschi in Francia.

I francesi ci guardano dall’alto in basso, ci chiamano maccheroni, sono una grande e ricca nazione, lo erano già quando noi eravamo loro colonia e terra di conquista. Da noi il Papa comanda ancor oggi, loro lo hanno fatto prigioniero due volte, con Filippo il Bello e con Napoleone. Hanno canali, superstrade e ferrovie. Da decenni e secoli. Noi siamo ostaggio dei No Tav, la realizzazione della Variante di valico è durata più di quella di una piramide.

Vero è che ci hanno portato via Leonardo, ma lo hanno preso come pittore migrante alla corte del loro re, illustre punta di un flusso migratorio che ha portato in Francia disperati, criminali e rifugiati politici. Guardate qui la prima e la seconda parte del “Cammino della speranza”, del 1951. Eravamo noi, allora, per loro, quello che oggi sono per noi i neri e gli arabi.

In più ai francesi non va giù di aver loro insegnato a cucinare (i cuochi italiani che le due regine Medici si portarono al seguito), di aver dato loro quelle due stesse regine, Maria e Caterina, registe di grande politica, e due personaggi, Mazzarino e Napoleone, che li hanno fatti grandi. Se Napoleone è diventato un loro mito, Mazzarino non lo hanno mandato mai giù. Su Mazzarino pesa anche l’ombra di un sospetto, che fosse lui il vero padre di Luigi XIV, il Re Sole. Come perdonarglielo?