Frustate? Punizioni corporali? Salvini non ci ha pensato? Cosa direbbe Di Maio?

di Sergio Carli
Pubblicato il 12 aprile 2018 6:27 | Ultimo aggiornamento: 12 aprile 2018 12:17
Frustate? Punizioni corporali? Salvini non ci ha pensato? Cosa direbbe Di Maio?

Frustate? Punizioni corporali? Salvini non ci ha pensato? Cosa direbbe Di Maio?

ROMA – Punizioni corporali. Chissà se Matteo Salvini ci ha mai pensato. E chissà come reagirebbero Di Maio, Fico e i loro sanculotti?

Tutte le notizie di Blitzquotidiano in questa App per Android. Scaricatela qui

Tutte le notizie di Ladyblitz in questa App per Android. Scaricatela qui

Se ci pensate, c’è solo un modo per indurre tanti maleducati, villani, hooligans, vandali, sporcaccioni a comportarsi in modo civile. Non sono quattro soldi di multa che magari non pagano perché “poveri”. Non sono i giorni o i mesi di carcere che nemmeno gli assassini in Italia scontano.

Quante volte, siate sinceri, non vi è venuto in mente il pensiero: ci vorrebbe una bella scarica di nerbate?

E che ne dite degli spacciatori di droga, quelli che seminano la morte nel cervello dei ragazzi? E i pedofili, quegli schifosi soggetti che infieriscono sui bambini impuberi?

E ora, con gli avvelenatori dei pozzi dell’odio che trovano in Facebook il loro territorio di caccia, cosa gli fareste?

A sentire parlare di punizioni corporali molti di noi, giustamente, arriccerebbero il naso. Subito ci viene da pensare alle frustate, al gatto a nove code, alla frusta che usavano i romani che scarnificare la schiena dei condannati alla crocifissione (Pasqua è passata da poco e molti hanno letto o ascoltato il racconto della Via Crucis).

Oppure, riferendoci a tempi più recenti, alle punizioni inflitte con una canna di bambù nei Paesi islamici, dall’Arabia Saudita all’Indonesia. La cronaca è piena di spunti. Una bestemmia, un adulterio, possono provocare decine di colpi. Si parla ancora di frustate, ma dalle foto che si vedono in internet sono scudisciate, colpi di canna o di bastone, lungo e flessibile, che lasciano il torso del condannato o della condannata in uno stato di massa sanguinolente. Infatti, lo chiamano “caning“, colpi di canna.

In occidente abbiamo superato quella fase, da qualche secolo non bruciamo più vivi gli atei, gli ebrei e le streghe, né i protestanti i cattolici o i cattolici i protestanti. E nemmeno nei Balcani ortodossi o nella cattolicissima Polonia usano più, da un po’ meno di un secolo, impalare il reprobo La pena di morte è stata abolita in Italia con la Repubblica, nelle civilissime Francia e Gran Bretagna un po’ dopo.

Oggi siamo all’opposto. Se il professore rimprovera l’alunno il padre lo mena, se il professore dà un ceffone all’alunno lo arrestano.

Eppure, quando andate a Singapore e vi viene da buttare la sigaretta o la gomma masticata o la carta della caramella in terra, vi bloccate sudando freddo, ricordando quello che certamente vi è stato detto: uno sputo per terra, quattro colpi di canna.

Sembra che sia stato così che Lee Kuan Yew, il padre della SIngapore moderna, ha insegnato ai suoi concittadini (o sudditi?) malesi e cinesi un po’ di educazione civica.

Se la strada delle punizioni corporali non è da noi percorribile, e l’idea francamente ripugna, Salvini, che almeno a parole sembra lontano dal birignao dei salotti del modo che offende, dovrebbe riflettere un po’ su un nuovo approccio punitivo.

Stante la scarsa efficacia delle pene oggi comminate, forse un rapporto più immediato fra colpa e punizione andrebbe cercato. Non le forme di pene alternative che sono inflitte oggi e che, al di là dell’umiliazione pubblica, sono acqua fresca. Pensate a Berlusconi che si è visto commutare quanti anni di galera in una ipotetica assistenza a suoi coetanei meno abbienti: raccontava barzellette, anticipava la campagna elettorale.

Qualche idea viene da un insegnante che, con sprezzo del pericolo, infligge allo studente reprobo che ha sporcato la scuola ore e ore di lavoro di pulizia.

Una volta, quando volavano anche le bacchettate e gli studenti uscivano d scuola a dire il vero  un po’ meno ignoranti, era in uso un tipo di punizione fastidiosa quanto incruenta. La chiamavano “penso” e consisteva in compiti extra, tipo copiare decine, centinaia di volte il verbo, la parola, la frase, la poesia che non entrava in zucca.

E allora perché chi lascia in strada i detriti del cane non viene costretto a raccogliere per una settimana l’immondizia del rione?

Magari affiancato da chi butta la carta delle caramelle o le cicche a terra?

E chi tiene la tv a tutto volume, perché non fargli passare un paio di giorni in una stanza di effetti speciali?

Magari in compagnia di quelli che urlano di notte per non farvi dormire?

Non cose cruente, né crudeli, né violente. Pene accessorie, che senza emulare il contrappasso inventato dalla geniale fantasia di Dante, ricordino a chi le sconta il peccato commesso. Non pene corporali: solo punizioni che te lo facciano ricordare. E la prossima volta che ti verrà di farlo, ci penserai due volte.

La lista è lunga come gli articoli del codice penale e anche di più, perché ci sono dei comportamenti che la legge non considera (molto difficile, ne convengo) ma la convivenza civile patisce.