Giacca e cravatta, non omologati ma educati: Silicon Valley ha ucciso rispetto

Pubblicato il 9 settembre 2013 14:46 | Ultimo aggiornamento: 9 settembre 2013 14:46

 

Giacca e cravatta non omologati ma educati: Silicon Valley ha ucciso rispetto

Gianni Agnelli (a ds.) con Carlo Azeglio Ciampi. Omologati? No, educati

Maria Luisa Agnese, giornalista della grande scuola del Panorama di Lamberto Sechi, ha messo un piede in fallo, come raramente se non mai le capita di fare, occupandosi di abbigliamento maschile sul Corriere della Sera.

Maria Luisa Agnese si è sentita in sintonia con il ministro della Istruzione Maria Chiara Carrozza, a sua volta in cerca di titoli sui giornali alternativi a quelli sul caos della scuola in Italia e forse incapace di farne fare di positivi sui risultati del suo attuale mestiere:

“Tutti uguali, vestiti uguali, pettinati uguali: in una parola omologati. E come fa una classe dirigente così a innovare? Si è chiesta con parecchi clamori il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza nel suo intervento al Forum Ambrosetti a Cernobbio. Va bene che sarà stata inevitabilmente condizionata da quella platea di eletti e selezionati, chiusi nei loro completi scuri, maschi perlopiù, una visione altamente omogenea turbata soltanto, per la prima volta quest’anno, dalla modesta scapigliatura di Gianroberto Casaleggio. Ma sicuramente il ministro ha colpito nel segno, individuando nell’espressione estetica ferma e omologata la rappresentazione formale dell’Italia, Paese stanco e incapace di rinnovamento. E se fino a poco fa si lamentava il codice unico di bellezza femminile come esempio di decadenza, adesso arriva anche il codice unico maschile come specchio di un Paese senza spinte e ripiegato su di sé”.

Vada un po’, la cara Agnese, in un qualsiasi paese del mondo, e veda la creatività dell’abbigliamento degli uomini in occasioni formali. O,senza viaggiare, sfogli un giornale straniero o una rivista.

Cita Obama a Camp David:ma quella è campagna e lì il dress code esclude la cravatta. Mai visto il giovane Bush con il giubbotto da pilota?

Nell’articolo Maria Luisa Agnese si esalta davanti alle foto  degli

“eroi della Silicon Valley,  basta pensare alle t-shirt di Bill Gates, ai pullover dolcevita neri di Steve Jobs, alle ciabatte infradito di Mark Zuckerberg, miliardario malvestito che non ha ceduto al completo e cravatta neppure per il collocamento in Borsa della sua Facebook (ma ha capitolato il giorno del matrimonio)”.

Ma proprio il loro vestire ha avuto un effetto deleterio sui comportamenti dell’occidente, persino su Berlusconi, che ha abbandonato i suo blazer blu con cravatta blu a pallini bianchi optando per anti igieniche t shirt sotto la giacca come un qualunque terrone.

Forse Maria Luisa Agnese dovrebbe riconoscere la catarsi dell’abbigliamento rappresentata dalla canottiera di Umberto Bossi. Ma la canottiera, che fa tanto romeno, fa anche a pugni con il birignao genovese della autrice.

Oggi vai al ristorante e trovi uomini in pantaloni corti e canottiera, altro che senza giacca e cravatta.

Ma Maria Luisa Agnese non si turba:

“Lontani anni luce da tutto ciò i nostri imprenditori e politici, ha ragione Carrozza. E anche all’estero siamo percepiti così: ci vedono fermi al palo, proprio noi così capaci nel passato di esprimere una classe dirigente un po’ fuori dalle righe che forniva ispirazione al mondo”.

Conclude evocando il fatasma dello

“Avvocato Agnelli come icona delle icone: un originale, uno che rompeva le regole, un innovatore”,

ma dimentica che quello era outdoor per i fotografi, in ufficio Agnelli portava sempre giacca e crevatta.