Giornali e copyright: giusto anche quando è tutto copiato? Messaggero e Questura caso di scuola

Pubblicato il 7 agosto 2015 11:52 | Ultimo aggiornamento: 7 agosto 2015 11:54
Il comunicato della Questura e l'articolo del Messaggero a confronto (clicca qui per ingrandire la foto)

Il comunicato della Questura e l’articolo del Messaggero a confronto (clicca qui per ingrandire la foto)

ROMA – Il Messaggero di Roma ha pubblicato una notizia che somiglia molto a un comunicato della Questura di Roma. Sotto al testo del Messaggero c’è scritto: © RIPRODUZIONE RISERVATA.

È giusto mettere il copyright su un testo di un altro? Sarebbe una sciocchezza, se non fosse il momento in cui gli editori italiani sono molto attenti al diritto d’autore e hanno avviato una crociata contro Google, priva di senso quanto la cieca passione per Facebook che invece li strangolerà.

I giornali italiani sono produttori di notizie originali in una misura che non supera il 30% di quelle pubblicate, in prevalenza le cronache locali e qulcosa di economia, politica e giudiziaria. Il resto viene da agenzie di stampa, veline, comunicati, articoli di altri.

Notizie, non testi. I testi sono di facile produzione, quale che ne sia la qualità letteraria. Le notizie sono la materia prima del giornalismo e della vita civile e sono la cosa più difficile da scare. Sono anche impossibili da coprire con copyright: una volta che la notizia è diffusa esce dall’ambito dell’esclusiva privata per entrare in quello del dominio pubblico.

Un testo originale è una libera rielaborazione di un testo altrui, ma questo non può essere uno scandalo. Da quando l’uomo ha inventato la letteratura così è stato.

Omero è autore di uno dei primi copia incolla della storia, seguono Bibbia e Corano, Dante zampilla di fonti, Manzoni ha copiato tutta la trama dei Promesi Sposi.

La differenza la fa la scrittura. Ce ne sarebbe passata fra la cronaca di Remigio Vercellino da Cairo Montenotte e quella di Vittorio Zucconi, anche se la notizia fosse stata la stessa dell’incidente occorso a un contadino che portava la sua mucca al mercato.

Il caso del Messaggero diventa emblematico perché in questo caso notizia e sua scrittura si sovrappongono. Ecco i due testi.

Messaggero:

Roma, anziano segregato e picchiato
per quattro anni da una donna

Un’aguzzina molto scaltra, riuscita per quattro anni a ingannare tutti che la credevano una donna di buon cuore che ospitava un malandato anziano.
Invece nella giornata di ieri, gli agenti della Polizia della Polizia di Stato in servizio allo Squadra Mobile, hanno eseguito la misura cautelare del divieto di dimora nel comune di Roma con divieto di accedervi senza l’autorizzazione del giudice procedente e del divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla persona offesa nei confronti di una donna del ’74, R.P., accusata di maltrattamenti e lesioni aggravate nei confronti di un anziano di settantasette anni. L’uomo, vedovo, aveva fornito ospitalità alla donna, accogliendola in casa propria, dopo che questa era stata cacciata da casa della madre, decidendo così di aiutarla, visto che disponeva di una camera libera. In cambio dell’ospitalità ricevuta, la donna, invece, aveva attuato un piano escogitato per appropriarsi prima della pensione e, poi, dell’abitazione assegnata all’anziano dall’Ater. Inizialmente, R.P. tentava anche di far dichiarare l’anziano incapace di intendere e di volere, cercando di trovare dei medici che potessero attestare inesistenti disturbi psichiatrici ma, non riuscendo nel proprio intento, aveva iniziato a segregare l’anziano in casa, lasciandolo da solo per l’intera giornata, abbandonato nel suo letto, dal quale non poteva nemmeno scendere perché munito di alte sponde metalliche di contenimento, fiaccandolo così sempre più nel corpo e nello spirito. L’uomo è rimasto chiuso e al buio, con le tapparelle abbassate, in una stanza in pessime condizioni igieniche, con solo mezzo litro d’acqua e una banana o una merendina che dovevano bastargli per l’intera giornata. Ad aggravare la situazione, la presenza di due grossi cani che espletavano qualunque loro bisogno all’interno della stanza dove l’uomo era costretto a restare.

Quando la donna rientrava in casa, spesso con un amante, portava al vecchietto un piatto di pasta o una fetta di pane con il prosciutto o un pezzetto di pizza. La scarsità e ripetitività di questi pasti hanno causato gravi conseguenze alla persona offesa, costretta anche ad indossare il pannolone per espletare i propri bisogni. La donna provvedeva a cambiargli il pannolone soltanto due volte al giorno, offendendolo, denigrandolo e umiliandolo. L’anziano, oltre a subire questa denutrizione coatta e ogni sorta di violenza psicologica ed economica, doveva sopportare anche le aggressioni fisiche della donna, che lo percuoteva con un bastone, gli dava pugni e unghiate, gli sbatteva la testa contro le piastrelle quando, una volta ogni due giorni, lo infilava nella doccia, lasciandolo lì anche per lungo tempo. Per due volte, la donna era stata costretta a portare il vecchietto in ospedale, proprio a causa delle ferite che lei stessa gli aveva inferto ma che, naturalmente, aveva attribuito a cadute accidentali.

Nel 2013, l’anziano veniva refertato per frattura delle ossa nasali e, nel 2014, per diverse ecchimosi. L’ospite carnefice, inoltre, sottraeva all’anziano signore la carta d’identità, il bancomat e lo costringeva a delegarla per il ritiro dell’intera sua pensione, ammontante a 750 euro mensili, adoperandosi inoltre, come dimostrerà poi la documentazione sequestrata durante la perquisizione a casa della vittima, a sottrarre al legittimo assegnatario l’abitazione fornita dall’Ater. Il 20 maggio, però, la donna, che lavorava per una ditta di pulizie operante all’interno del Policlinico Umberto I, decideva di condurre l’anziano in ospedale per liberarsi di lui una volta per tutte, sostenendo la gravità dei suoi disturbi psichiatrici che, a dire della stessa, lo avrebbero ridotto in quelle condizioni. I sanitari del Policlinico, invece, appena hanno compreso che l’anziano era perfettamente in grado di intendere e di volere e che non presentava alcun disturbo psichiatrico, ma soltanto evidenti segni di lesioni subite, quali cicatrici provocate dai graffi inferti, unghiate ed ecchimosi da percosse, nonché un gravissimo stato di denutrizione e disidratazione che, uniti all’immobilità forzosa, gli avevano causato un tale deperimento da impedirgli di deambulare, immediatamente contattavano il personale della Quarta Sezione della Squadra Mobile. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, hanno avuto una svolta decisiva lo scorso 10 luglio, quando il personale della Sezione specializzata in reati sessuali, contro le donne, i minori e le fasce vulnerabili, effettuavano una perquisizione a casa dell’anziano dove, oltre a sequestrare la carta d’identità, il bancomat, le ricevute e le deleghe di ritiro pensione, documentazione varia attestante i propositi della donna di sottrargli anche l’abitazione assegnata all’uomo dall’Ater, riscontravano la presenza delle sbarre metalliche al letto in cui l’anziano era costretto, nonché precarie condizioni igieniche nell’intero appartamento, addirittura con il pavimento sporco di urina dei due grossi cani, mobili e muri danneggiati dai morsi degli animali, sicuramente stressati dal loro essere di fatto anch’essi segregati, nonché la mancanza del materasso e del cuscino nel letto dell’anziano, gettati via dalla signora perché, anche a dire della donna, impregnati di urina e sporcizia. I numerosi elementi di prova raccolti, confermavano il triste racconto dei quattro anni d’inferno vissuti dall’uomo con la donna a cui aveva offerto ospitalità che, a dire dell’uomo, era stata una poiana che si era approfittata di lui, derubandolo anche di tutti i suoi risparmi, compresi i settemila euro che, con fatica, aveva messo da parte e che lo picchiava, lo umiliava e lo aveva quasi fatto morire di fame e di sete, uniti alla reiterazione delle condotte maltrattanti della donna, susseguitesi per ben quattro anni, nonché il pericolo di inquinamento probatorio e la necessità di tutelare l’uomo da possibili nuove vessazioni ad opera di R.P., determinavano l’emissione della misura cautelare del divieto di dimora a Roma e del divieto di avvicinamento alla vittima.

Giovedì 6 Agosto 2015, 12:13 – Ultimo aggiornamento: 17:47
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questura di Roma:

Libero un anziano soggiogato da quattro anni di maltrattamenti
Nella giornata di ieri, gli agenti della Polizia della Polizia di Stato in servizio allo Squadra Mobile, hanno eseguito la misura cautelare del divieto di dimora nel comune di Roma con divieto di accedervi senza l’autorizzazione del giudice procedente e del divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla persona offesa nei confronti di una donna del ‘74, R.P., accusata di maltrattamenti e lesioni aggravate nei confronti di un anziano di settantasette anni.

L’uomo,  vedovo, aveva fornito ospitalità alla donna, accogliendola in casa propria, dopo che questa era stata cacciata da casa della madre, decidendo così di aiutarla, visto che disponeva di una camera libera. In cambio dell’ospitalità ricevuta, la donna, invece, aveva attuato un piano escogitato per appropriarsi prima della pensione e, poi, dell’abitazione assegnata all’anziano dall’ATER.

Inizialmente,  R.P. tentava anche di far dichiarare l’anziano incapace di intendere e di volere, cercando di trovare dei medici che potessero attestare inesistenti disturbi psichiatrici ma, non riuscendo nel proprio intento,  aveva iniziato a segregare l’anziano in casa, lasciandolo da solo per l’intera giornata, abbandonato nel suo letto, dal quale non poteva nemmeno scendere perché munito di alte sponde metalliche di contenimento,  fiaccandolo così sempre più nel corpo e nello spirito.

L’uomo è rimasto chiuso e al buio, con le tapparelle abbassate, in una stanza in pessime condizioni igieniche, con solo mezzo litro d’acqua e una banana o una merendina che dovevano bastargli per l’intera giornata. Ad aggravare la situazione, la presenza di due grossi cani che espletavano qualunque loro bisogno all’interno della stanza dove l’uomo era costretto a restare. Quando la donna rientrava in casa, spesso con un amante, portava al vecchietto un piatto di pasta o una fetta di pane con il prosciutto o un pezzetto di pizza. La scarsità e ripetitività di questi pasti hanno causato gravi conseguenze alla persona offesa,  costretta  anche  ad indossare il pannolone per esplicare i propri bisogni. La donna provvedeva a cambiargli il pannolone soltanto due volte al giorno, offendendolo, denigrandolo e umiliandolo. L’anziano, oltre a subire questa denutrizione coatta e ogni sorta di violenza psicologica ed economica, doveva sopportare anche le aggressioni fisiche della donna, che lo percuoteva con un bastone, gli dava pugni e unghiate, gli sbatteva la testa contro le piastrelle quando, una volta ogni due giorni, lo infilava nella doccia, lasciandolo lì anche per lungo tempo. Per due volte, la donna era stata costretta a portare il vecchietto in ospedale, proprio a causa delle ferite che lei stessa gli aveva inferto ma che, naturalmente, aveva attribuito a cadute accidentali. Nel 2013, l’anziano veniva refertato per frattura delle ossa nasali  e, nel 2014, per diverse ecchimosi.

L’ospite carnefice, inoltre, sottraeva all’anziano signore la carta d’identità, il bancomat e lo costringeva a delegarla per il ritiro dell’intera sua pensione, ammontante a 750 euro mensili, adoperandosi inoltre, come dimostrerà poi la documentazione sequestrata durante la perquisizione a casa della vittima, a sottrarre al legittimo assegnatario l’abitazione fornita dall’ATER.  Il 20 maggio u.s., però, la donna, che lavorava per una ditta di pulizie operante all’interno del Policlinico Umberto I, decideva di condurre l’anziano in ospedale per liberarsi di lui una volta per tutte, sostenendo la gravità dei suoi disturbi psichiatrici che, a dire della stessa, lo avrebbero ridotto in quelle condizioni. I sanitari del Policlinico, invece, appena hanno compreso che l’anziano era perfettamente in grado di intendere e di volere e che non presentava alcun disturbo psichiatrico, ma soltanto evidenti segni di lesioni subite, quali cicatrici provocate dai graffi inferti, unghiate ed ecchimosi da percosse, nonché un gravissimo stato di denutrizione e disidratazione che, uniti all’immobilità forzosa, gli avevano causato un tale deperimento da impedirgli di deambulare, immediatamente contattavano il personale della Quarta Sezione della Squadra Mobile.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, hanno avuto una svolta decisiva lo scorso 10 luglio, quando il personale della Sezione specializzata in reati sessuali, contro le donne, i minori e le fasce vulnerabili, effettuavano una perquisizione a casa dell’anziano dove, oltre a sequestrare la carta d’identità, il bancomat, le ricevute e le deleghe di ritiro pensione, documentazione varia attestante i propositi della donna di sottrargli anche l’abitazione assegnata all’uomo dall’ATER, riscontravano la presenza delle sbarre metalliche al letto in cui l’anziano era costretto, nonché precarie condizioni igieniche nell’intero appartamento, addirittura con il pavimento sporco di urina dei due grossi cani, mobili e muri danneggiati dai morsi degli animali, sicuramente stressati dal loro essere di fatto anch’essi segregati, nonché la mancanza del materasso e del cuscino nel letto dell’anziano, gettati via dalla signora perché, anche a dire della donna, impregnati di urina e sporcizia.

I numerosi elementi di prova raccolti, confermavano il triste racconto dei quattro anni d’inferno vissuti dall’uomo con la donna a cui aveva offerto ospitalità che, a dire dell’uomo, “era stata una poiana” che si era approfittata di lui, derubandolo anche di tutti i suoi risparmi, compresi i settemila euro che, con fatica, aveva messo da parte e che lo picchiava, lo umiliava e lo aveva quasi fatto morire di fame e di sete, uniti alla reiterazione delle condotte maltrattanti della donna, susseguitesi per ben quattro anni, nonché il pericolo di inquinamento probatorio e la necessità di tutelare l’uomo da possibili nuove vessazioni ad opera di R.P., determinavano l’emissione della misura cautelare del divieto di dimora a Roma e del divieto di avvicinamento alla vittima.

[Categoria: I fatti del giorno]
06 August 2015