Giornalisti muti su Camporese: due pesi e misure minano la credibilità dei giornali

di Sergio Carli
Pubblicato il 18 luglio 2015 11:50 | Ultimo aggiornamento: 18 luglio 2015 11:44
Giornalisti muti su Camporese: due pesi e misure minano la credibilità dei giornali

Andrea Camporese: imbarazzo e silenzio dei giornalisti sul suo caso

ROMA – Perché nessuno crede più ai giornalisti? Perché per i giornalisti i fatti e quindi le notizie non sono tutti uguali. Se riguardano i nemici è uno scandalo, se riguardano amici, cioè compagni di parte politica, non meritano attenzione. Anche se davanti agli occhi di tutti c’è una storia dai contorni che, riguardassero altri, i giornalisti non esisterebbero a definire scandalo.

Un esempio viene dalla vicenda della vicenda della lor previdenza pensionistica, assicurata dallo Inpgi, Istituto di previdenza dei giornalisti italiani. Il presidente dell’Istituto, Andrea Camporese, più di 300 mila euro anno di stipendio, è sotto richiesta di rinvio a giudizio per truffa e corruzione da parte del pm di Milano Gaetano Ruta (lo stesso che nel novembre 2014 ha fatto arrestare Paolo Saltarelli, presidente della previdenza dei ragionieri, nell’ambito della stessa inchiesta sui rapporti di alcune casse con la Sopaf dei fratelli Magnoni).

Per molto meno è stata chiesta e spesso ottenuta la testa di politici e pubblici amministratori. Nel caso di Andrea Camporese massima indifferenza, come se fosse presidente della previdenza dei giornalisti del Congo. O forse è perché siamo un po’ come il Congo.

Ci sono invece  valide ragioni perché Camporese si dimetta e subito:

1. L’accusa di corruzione riguarda l’Istituto di cui Camporese è presidente. Avrebbe preso soldi per favorire qualcuno ai danni dell’Inpgi: è una accusa, tutta da provare, la fine si vedrà fra anni se mai si vedrà per intervenuta precrizione. In questi anni Camporese ha diritto alla presunzione di innocenza garantita dalla Costituzione. Ne ha goduto anche Adriano Sofri, condannato come mandante di omicidio, quello di Luigi Calabresi. Il ragionamento garantista dovrebbe essere: se Sofri già condannato ha continuato a pontificare di etica su Repubblica, lo stesso trattamento vale anche per Camporese. Il nodo di Camporese è che il danneggiato è lo stesso ente di cui egi stesso è presidente. La presunzione di inncenza vale ma il buon gusto dovrebbe prevalere e Camporese dovrebbe dire: sono innocente, vi ho fatto guadagnare montagne di soldi, ma per non essere di intralcio alla tutela degli interessi dei giornalisti italiani mi faccio da parte. Così ad esempio l’Inpgi sarebbe libero di costituirsi parte civile contro i Magnoni, cosa che finora non è avvenuta.

2. La libertà di azione che verrebbe all’Inpgi, preclaro esempio di continuità dello Stato italiano nel solco dell’Italia delle Corporazioni, nella tutela dei suoi interessi e quelli dei suoi iscritti, cioè tutti i giornalisti di oggi e di ieri, nei confronti dei Magnoni e anche dello stesso Camporese i cui interessi non coincidono con quelli della categoria. Luigi XIV poteva dire che lo Stato era lui, ma Camporese no. Siamo invece nella situazione che l’Istituto tace, il sindacato è in imbarazzo e la tutela degli interessi previdenziali dei giornalisti viene assunta dall’Ordine, organo di tutela e giustizia professionale ma non economica e sindacale, esistendo per i giornalisti apposito sindacato.

3. Camporese sta progettando un forte taglio alle pensioni in atto, cosa fortemente illegale che diventa ancor più illegale quando a portarla avanti è uno che tra breve potrebbe andare a processo per avere causato parte dei danni che ora il taglio delle pensioni è chiamato a coprire. Come fa un pensionato ad accettarlo? A prescindere dal fatto se Camporese sarà rinviato a giudizio e assolto, c’è un dato incontrovertibile, che Camporese non nega. ll modo in cui è stata strutturata l’operazione con Sopaf che è oggetto dell’inchiesta giudiziaria merita comunque l’allontamento di chi l’ha voluta. Non sarà un reato avere fatto guadagnare all’Inpgi 6 milioni in meno di quanto avrebbe guadagnato se ai Magnoni fosse stato riconosciuto un compenso di intermediazione. Ma in una azienda normale un errore del genere porta al licenziamnto. Invece ai giornalisti Camporese vuol tagliare le pensioni per recuperare quella cifra. Qualcosa non torna.

Non tornano soprattutto il silenzio dei giornali, paralizzati da una solidarietà fuori luogo, non torna soprattutto il silenzio dei giornalisti, tanto spesso vociferi predicatori di trasparenza e affini. Ma in casa altrui.