Governo Lega-M5s si farà, passo a lato di Berlusconi, quando Mediaset sarà al sicuro

di Marco Benedetto
Pubblicato il 14 aprile 2018 22:07 | Ultimo aggiornamento: 14 aprile 2018 22:07
Governo Salvini-Di Maio Lega-M5s si farà, passo a lato di Berlusconi, quando Mediaset sarà al sicuro

Governo Lega-M5s si farà, passo a lato di Berlusconi, quando Mediaset sarà al sicuro

Il governo Centrodestra – M5s, o piuttosto Lega – M5s, con passo indietro o meglio di lato di Berlusconi, si farà, ne sono convinto.

Tutte le notizie di Blitzquotidiano in questa App per Android. Scaricatela qui

Tutte le notizie di Ladyblitz in questa App per Android. Scaricatela qui

Ma quando? Quando Berlusconi avrà avuto da Casaleggio, il padrone dell’ex movimento grillino, le garanzie del caso. Il messaggio di Emilio Carelli: “Il Movimento 5 Stelle non è contro Mediaset”, evidentemente non è bastato. Carelli dentro il Movimento non ha certo il peso che D’Alema aveva nell’ex Pci di 20 anni fa. Ricordate? Sembrava che la sinistra volesse fare sul serio, a tutela dei giornali e contro lo strapotere della televisione e di Berlusconi. Allora Berlusconi montò un cinema di cui forse un po’ si è pentito ma certamente gli ha fruttato un lasciapassare con Bollino rosso che ogni tanto ancora recupera dal vecchio repertorio. Berlusconi infatti, non avendo ben chiara, da brianzolo, la nozione dell’Australia, mise in mezzo Rupert Murdoch, fingendo di volergli vendere tutto per poi finire per comprargli uno yacht. In mezzo si alzarono le voci di Massimo D’Alema e Giovanna Melandri: Mediaset deve restare italiana! e Berlusconi si inchinò alla volontà popolare. Avevano messo alla porta Giuseppe Giulietti per poter agire impunemente. Murdoch se la legò al dito e diede l’attacco al mercato italiano con Sky, creando non pochi problemi al collega tycoon.

Carelli ha lavorato a Mediaset prima di dirigere le news di Sky ora è in parlamento con i grillini. Il segnale è stato forte e chiaro ma Berlusconi, che conosce bene se stesso, sa che degli altri si può fidare anche meno.

Questo, a mio giudizio, è il tormento che si svolge sotto la superficie delle consultazioni del presidente Mattarella per dare all’Italia un governo.

Hanno tutti fretta. Non ricordano che la Germania ha aspettato mesi, il Belgio anni. Davvero sembrano credere che il mondo aspetta l’Italia per scongiurare la guerra in Siria.

Eppure, l’altra sera, quando Berlusconi ha fatto la sparata contro i 5 stelle, ho pensato: ma guarda un po’ che il vecchio reprobo ha capito il rischio che l’Italia corre e cerca di fermare l’occupazione grillina del Palazzo d’inverno.

Di più, al di là di apparenze e snobismi, c’è più affinità fra Lega e Pd che non fra i due e i grillini. Questi sono il partito dei sanculotti e dei descamisados meridionali, gli eredi del comandante Lauro che prometteva ai suoi napoletani la scarpa per fare il paio dopo che fosse stato eletto. Il Pd, ultima mutazione del grande Pci, partito ormai più di ceto medio impiegatizio e parastatale che non operaio e la Lega, che ha la sua base fra l’ex proletariato del nord, i lavoratori indipendenti e i piccoli imprenditori, hanno molte cose in comune.

Ricordate che la Lega ha tolto voti al Pd sul tema Fornero e pensioni. Gli ex comunisti guardano ai superiori interessi della Patria (io ho sempre un fondo di dubbio che sia proprio così, è un po’ come le armi chimiche), gli ex proletari ma sempre classe lavoratrice pensano al meritato riposo, la pensione, conquistata con i soldi loro, quelli che al Nord si dicono contruibuti a carico di lavoratore e azienda e al Sud sono troppo spesso figurativi, altro che i vitalizi di Fico.

Berlusconi cadde perché Bossi non lo sostenne sulla strada della riforma delle pensioni, poi attuata in quel modo raccapricciante da quel governo venuto dopo e che ci ha rovinati tutti. La lega ha dimostrato di sapere amministrare bene i Comuni e le Regioni dove governa, come faceva e un po’ fa ancora l’ex Pci. Entrambi hanno il loro principale serbatoio di voti fra la gente che lavora, al Nord, al Centro e ora la Lega anche al Sud.

Questo ho pensato quando ho visto il video di Berlusconi. Il M5s “non conosce nemmeno l’abc della democrazia”, ha detto Berlusconi con voce strozzata. Ho pensato a De Gasperi, a Amendola, a Matteotti. Invece era la voce rotta dall’emozione del giocatore che ha appena puntato su “17 e cavalli” le sue ultime fiches.

Infatti, nei giorni successivi, mi sono reso conto che mi ero illuso e che tutto il fervore anti grillino di Berlusconi era solo tattica negoziale. Potete non amare Berlusconi o anche peggio, ma non dovete dimenticare che è più bravo di tutti. E anche spregiudicato. Lo è stato come imprenditore, e ci potrei scrivere un libro. Lo è stato da politico, carriera che ha iniziato quando la maggior parte di noi si fa , o si faceva ante Fornero, fare i calcoli della pensione. Ha tenuto la scena, in e out di Palazzo Chigi, per 16 anni, 5 meno di Giovanni Giolitti. E di Mussolini. Ma mentre Mussolini è finito appeso per i piedi a Piazzale Loreto, Berlusconi, dato per morto da tutti noi, è resuscitato. Al punto che, come ha scritto l’Economist, “nonotante l’età avanzata e la fedina penale da criminale, Silvio Berlusconi può diventare ancora una volta centrale per il futuro del suo Paese”.

A Berlusconi, però, del suo Paese importa poco. Ha fatto uscire i fascisti dalle fogne (chiudendo, senza volerlo, 50 anni di coda di guerra civile e sciogliendo, con ministeri, cariche e prebende nostalgie e revanscismi) quando doveva fermare i comunisti che volevano ricondurlo alle regole del gioco. Ha fatto patti con i post comunisti, quando gli editori e la sinistra non pci-ds voleva ridimensionare la preda che lui e la Rai si spartivano.

Probabilmente preferirebbe un governo con il Pd. Li conosce, sa che sono gente per bene, che lui si può girare e rigirare come vuole.Ma anche quel Salvini là, non l’è minga il Bossi, bravo, svelto, intelligente, capace. Ma Bossi era di altra caratura. E infatti Bossi ha messo in ginocchio due volte Berlusconi, due volte facendolo cadere. E già la prima volta solo l’ineffabile D’Alema era stato capace di far tornare Bossi nelle braccia di Berlusconi. Salvini, grande e grosso, non è quella cosa che completa il proverbio, ma in questi giorni abbiamo avuto un paio di assaggi di come il vecchio leone si è rigirato il rampante domatore.

Staremo a vedere. Mattarella predica, probabilmente nel suo cuore preferirebbe un governo Centrodestra – Pd, una specie di grande coalizione tedesca, a guida moderata ma con la sinistra in cabina di comando. Ma è imperscrutabile e le mosse che sono ascritte alle sue intenzioni agitano lo stagno della politica. Preincarico a Fico? Così oltre che con i vitalizi degli ex parlamentari, il baldo grillino potrà cercare risparmi più consistenti alleandosi con il Consigliere di Trump per la sicurezza nazionale americana, John Bolton, e tagliare i costi all’Onu. Lì ci sono sprechi che fanno impallidire anche i nostri barbieri a 10 mila euro al mese.