Guerra. Quella di Cesare Battisti era terrorismo, folle, criminale, al servizio di chi?

di Marco Benedetto
Pubblicato il 26 marzo 2019 14:13 | Ultimo aggiornamento: 26 marzo 2019 14:13
Guerra. Quella di Cesare Battisti era terrorismo, folle, criminale, al servizio di chi?

Guerra. Quella di Cesare Battisti era terrorismo, folle, criminale, al servizio di chi? (Ansa)


di Marco Benedetto
Guerra, per Cesare Battisti eravamo in guerra.
 
Ma quale guerra? La guerra autodichiarata da un gruppo di imbecilli assurti al rango di criminali nella convinzione di essere giudici e giustizieri delle colpe dell’umanità. Un miscuglio di cattolicesimo cataro-francescano uscito dalle rotaie e di strascichi non placati della rivoluzione incompiuta del 1945. Ne uscirono, come maionese impazzita, falsi filosofi e sociologi da esami di gruppo, che si arrogarono il diritto di uccidere o menomare padri di famiglia solo per il ruolo svolto nella infame società borghese.
 
Senza toglierci il dubbio che questi autoproclamati guerrieri non fossero pedine manovrate da qualche servizio segreto dell’Est europeo. La guerra fredda non era ancora finita, anzi l’espansionismo sovietico era al suo apogeo: occupazioni militari e repressioni in zona Patto di Varsavia, invasione militare in Afghanistan, terrorismo dove gli accordi di Yalta impedivano di andare al potere.
 
Di quale guerra parla Battisti? Non c’era guerra alcuna, solo folle, osceno, brutale terrorismo che ti rendeva la vita un incubo. Uscivi di casa la mattina con la mano sulla pistola, attento a non girarti se ti sentivi chiamare per nome, cercando di capire, tra le facce patibolari che ti circondavano in quegli anni chi potesse essere il killer.
 
Si sentivano tanto potenti da ritenersi pari allo Stato, all’altezza di trattare su Moro come soggetti portatori di identico diritto. A nome di un proletariato che non riconosceva la loro autorità e che comunque, alla fine di un processo complesso in cui giocò un ruolo anche la redistribuzione di reddito avvenuta in quegli anni, se ne allontanò sempre più, specie col rafforzarsi della spirale di violenza e morte.
 
E dire che nella classe dirigente c’era qualcuno tanto folle da volere aprire trattative con costoro. Per fortuna ci fu chi non perse la testa (la gran parte della Dc, il Pci, una larga parte del mondo imprenditoriale, in testa la Fiat che anzi aprì le ostilità).
 
Meglio non pensare dove saremmo oggi in Italia.
 
L’Italia è un Paese senza memoria. Meglio rimuovere. Il fascismo? Malattia infantile. Trasformismo? Roba da fine ottocento. Lotta di classe? Un bellissimo film.
 
Una terrorista finita in un carcere americano da dove non sarebbe mai uscita, trasferita in Italia con una pietosa giustificazione, pochi mesi dopo era in tv a pontificare nell’indifferenza generale.
 
Non vorremmo vedere Battisti, neo convertito alla religione italiana dei pentiti, tra qualche settimana in qualche talk show a spiegarci che la guera è guera…