“Premio Viareggio vada a D’Arrigo”: se a raccomandare era Guttuso andava bene?

Pubblicato il 7 Novembre 2012 22:12 | Ultimo aggiornamento: 7 Novembre 2012 22:13
“Premio Viareggio vada a D’Arrigo”: se a raccomandare era Guttuso andava bene? (Foto LaPresse)

ROMA – Il Corriere della Sera racconta che nella mostra a Roma su Renato Guttuso, è conservato anche un carteggio tra il pittore e il suo amico Stefano D’Arrigo. Era il 1957 e D’Arrigo cominciava proprio quell’anno la stesura di Horcynus Orca. Nella carteggio esprimeva all’amico Renato la speranza di poter vincere il premio letterario Viareggio con la raccolta di poesie “Codice siciliano” e chiedeva una sua intercessione.

Guttuso gli rispondeva: “Io posso solo scrive a Zavattini. Per il resto devi muoverti tu. Se davvero Bigiaretti ti appoggerà e Rèpaci non avrà altre raccomandazioni o interessi da proteggere, il premio dovresti averlo. Però tu dovresti cercare Rèpaci e parlargli, dicendogli che sono stato io a spingerti. E così dovresti cercare tu stesso Giacomino (ovvero Giacomo Debenedetti, critico e autore de “Il romanzo del Novecento”, ndr)”.

“Non aspettare la pioggia in bocca – scriveva ancora Guttuso – Il merito è solo una parte, per il resto bisogna almeno dire: ‘Presente’. Non fremere, si intende, e figurati se sarò io a consigliartelo. Ma non aiutare la gente a dimenticare. Capisci?”.

Da altri carteggi si capisce che Guttuso aveva già interceduto per altri suo colleghi e amici, grazie alla sua quasi infinita rete di conoscenze. Ovviamente lo faceva sempre credendo fermamente nel talento e nella bontà delle opere di cui si faceva “promotore”, ma non era anche questa raccomandazione? Se una lettera del genere fosse uscita allo scoperto su un personaggio pubblico di oggi si sarebbe urlato allo scandalo, al voto di scambio e a chissà quale altro “delitto”. Il Corriere stesso invece lo presenta come un vezzo da artista, una carineria, un’usanza “diffusa”. Ed è ovvio che si può anche vedere così, ma si fanno anche due pesi e due misure. Sempre di raccomandazione si tratta: se ad averla fatta è stato un grande artista come Guttuso, allora va bene?

Per onore di cronaca, e anche a parziale discolpa di Guttuso, si deve dire che D’Arrigo non avrebbe poi vinto quel premio Viareggio, conquistato invece per la poesia dal grande Pierpaolo Pasolini con “Le ceneri di Gramsci” e per la narrativa da Italo Calvino con “Il barone rampante”.