Ignazio Marino: “Liquori dall’Olanda”. Peroni, Nastro Azzurro dagli ambulanti

Pubblicato il 22 febbraio 2015 7:29 | Ultimo aggiornamento: 21 febbraio 2015 20:06
Ignazio Marino: "Liquori dall'Olanda". Peroni, Nastro Azzurro dagli ambulanti

Tifosi del Feyenoord a piazza di Spagna a Roma. Per il sindaco Marino l’alcol veniva dall’Olanda

ROMA – Come hanno fatto i tifosi olandesi del Feyenoord a rifornirsi di tanto alcol da ridursi a poco più che bestie. Secondo il sindaco di Roma Ignazio Marino se lo sono portati da casa. Sul Messaggero, Lorenzo De Cicco offre una ricostruzione un po’ più seria e credibile, che smentisce il sindaco e i suoi pretoriani:

“Dal minimarket bengalese alla pizza al taglio, dal camion bar agli ambulanti abusivi di Trinità dei Monti. Tutti a vendere bottiglie di birra agli ultrà arrivati da Rotterdam nel cuore di Roma. Nonostante i divieti. Perché l’ordinanza anti-alcol c’era, ma solo sulla carta”.

L’articolo è un ben circostanziato documento d’accusa contro il sindaco Ignazio Marino. In realtà qualcosa non è chiaro sul campo di applicazione dell’ordinanza anti alcol perché sono stati esonerati supermercati e bed and breakfast, chissà perché visto che in teoria non dovrebbero includere nel breakfast anche gli alcolici; il resto è venuto dagli ambulanti, che notoriamente hanno occupato metà del centro di Roma e che della legge si fanno un baffo, forti di una copertura politica ancora tutta da spiegare.

E poi mancavano i vigili urbani per farla applicare, perché i vigili sono sul piede di guerra, Marino li ha trattati come una manica di ladri e fannulloni e i vigili, che non sono venuti da Marte ma sono figli di questa città e di questo Comune, in cui si sono alternati un po’ tutti i partiti, quello di Marino per più tempo di tutti, hanno giurato di fargliela pagare.

Ecco perché, elabora Lorenzo De Cicco,

“il prefetto Pecoraro mette sotto accusa i vigili, colpevoli di non avere effettuato i dovuti controlli:

«Il rispetto dell’ordinanza anti-alcol spetta ai vigili urbani del Comune». Come a dire: la responsabilità è da imputare ai caschi bianchi e a chi ne gestisce il Corpo. La Prefettura la mattina di mercoledì, alla vigilia del match tra Roma e Feyenoord, aveva varato il provvedimento d’urgenza per «vietare la vendita per asporto e la somministrazione di bevande alcoliche».

Una decisione, si legge nell’ordinanza, presa dopo la richiesta della Questura di fronteggiare «possibili problemi di ordine pubblico causati dall’abuso di alcol cui una parte della tifoseria olandese è avvezza». Come a dire: l’alert era arrivato. Nero su bianco. 48 ore prima del match. Con lo stop dalle 20 di mercoledì fino alla mezzanotte di giovedì.

“Poi però i controlli dei vigili sono mancati. Tanto che nei tre municipi interessati dai divieti (I, II e XV) sarebbe stata effettuata «solo una denuncia per vendita irregolare», secondo il sindacalista della Fiadel Gabriele Di Bella. Ad essere esentati, ha spiegato ieri il questore D’Angelo, erano solo supermercati e bed & breakfast. E uno dei paradossi è proprio questo. Mentre molti pub abbassavano le serrande, gli store commerciali rimanevano aperti.

In via In Arcione, a due passi da piazza di Spagna, il luogo degli scontri tra tifosi ubriachi e polizia. La birreria della strada è rimasta chiusa, mentre il supermercato a due isolati di distanza è diventato uno dei centri di rifornimento di birre e superalcolici che hanno innaffiato la furia olandese. «Il divieto non ci riguardava», spiegano i commessi. «Chiunque è potuto entrare a comprare quello che voleva». Tutto in regola, quindi. Ma anche chi non era autorizzato, ha venduto alcol. Il gestore del minimarket di via Due Macelli lo ammette: «Ho venduto alcolici? Sì, ma incartando le bottiglie. Tipo confezione regalo». Ecco il trucco. Lo ammettono anche i camerieri della pizza al taglio di via della Mercede: «Abbiamo venduto alcolici ai clienti, ma solo a quelli che si sedevano». E se poi andavano via? «Non ci abbiamo fatto caso». Il grosso dello smercio illegale è passato nelle mani dei soliti abusivi.

“Il sindaco Marino ha detto che i tifosi «si sono portati la birra da casa». Ma le immagini parlano chiaro: quasi sempre nelle mani degli ultrà biancorossi c’erano Peroni e Nastro Azzurro. Addirittura gli operatori Ama hanno trovato in strada, insieme ai cocci di vetro, i cartoni da supermarket. Tutti con brand italiani. Chi era allora a vendere le bottiglie? All’associazione Piazza di Spagna non hanno dubbi: ambulanti e camion bar. «Davanti ai furgoni – racconta il presidente Roberto Wirth – c’era la fila di tifosi, che poi si allontanavano con le buste piene di alcol. Gli ambulanti intanto vendevano le birre sulla scalinata. Succede durante tante partite europee. Purtroppo il Comune non ci ascolta».

Lorenzo Di Cicco ha interpellato l’assessore Marta Leonori, la cui replica è stata: ”

“L’ordinanza da sola non basta. Servono maggiori controlli, anche con la collaborazione delle forze dell’ordin”».

Ignazio Marino si è spinto a chiedere la testa del prefetto o del questore di Roma mentre la verità è che l’unico che dovrebbe andarsene è proprio lui, Ignazio Marino, che da quando è sindaco non ne ha azzeccato una, dalla chiusura al traffico privato dei Fori Imperiali con il conseguente soffocamento di un pezzo di Roma, fino all’abbandono della città in mano a ambulanti, accattoni, a gruppi che non puoi nominare se no ti becchi l’odio razziale (anzi, attenti a non parlare troppo male degli olandesi, vedessi mai…) e via dicendo.