Immigrati, Ong e Governo: dal meglio di niente di Travaglio al peggio del peggio di Scalfari

di redazione Blitz
Pubblicato il 2 luglio 2018 7:13 | Ultimo aggiornamento: 1 luglio 2018 17:35
Immigrati, Ong e Governo: dal meglio di niente di Travaglio al peggio del peggio di Scalfari

Immigrati, Ong e Governo: dal meglio di niente di Travaglio al peggio del peggio di Scalfari

Immigrati e Governo, chi ha vinto e chi ha perso? Giuseppe Conte o Emmanuel Macron? Matteo Salvini o Angela Merkel? [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Come da lunga tradizione, in Italia da secoli vale il principio di fare il tifo per gli stranieri, anche se questo fa il danno per gli italiani. La tradizione si perpetua nella attuale polemica su Immigrati, clandestini, Ong e hot spot.

Seguiamo le ultime battute attraverso due giornali molto polarizzati sul Governo Lega-M5s. Il Fatto e Repubblica.

La politica italiana, osserva Marco Travaglio, è “ridotta a derby calcistico, che scambia il vertice europeo per una partita dei mondiali”. I giornali schierati contro sono: “Repubblica, Stampa, Giornale e Libero esultano per la tremenda sconfitta di Conte (“un pollo” che si è fatto “prendere per il culo”) e l’isolamento dell’Italia populista”.

Per Marco Travaglio, “la verità sta nel mezzo: Conte non ha vinto né al 70 né all’80%, ma non è neppure stato sconfitto, isolato e raggirato. Ha combattuto con stile pragmatico, ha usato bene il potere di veto sulle conclusioni del vertice, che giovedì non contenevano nemmeno un accenno ai migranti per mancanza di accordo, e invece venerdì hanno prodotto sul tema 12 punti di sintesi fra le posizioni molto diverse dei 27 Stati membri. Punti in parte vaghi, in parte contraddittori, in parte precisi”.

Difficile dargli torto sul fatto che questo costituisca “un passo in avanti sia sulle previsioni nere della vigilia (nessun accordo) sia sullo zero assoluto raccolto dai governi precedenti: quelli bravi, competenti, non populisti. Fino all’altroieri i cosiddetti premier, da B. a Letta, da Renzi a Gentiloni, partivano per Bruxelles annunciando fuoco e fiamme, sfracelli e pugni sul tavolo. Poi arrivavano lì e, come Fantozzi davanti all’ufficio del megadirettore galattico, non osavano neppure bussare alla porta (“non ho le mani…”). Non aprivano bocca, firmavano tutto e sorridevano sculettanti nella foto di gruppo finale.

“Poi tornavano in patria e allargavano le braccia: è andata così, sarà per la prossima volta. Che ora a criticare Conte siano proprio loro – quelli che hanno impiccato l’Italia, allora sì isolata e ignorata, ai patti suicidi di Dublino e all’impegno di fare tutto da soli in cambio di “flessibilità” da sprecare in mance elettorali – è comico (mentre il Pd parla di fallimento, il Partito socialista europeo di cui i dem fanno parte esulta per il successo). Anche perché, rispetto al loro nulla, qualcosa Conte l’ha portato a casa.

“1. Nella dichiarazione finale, per la prima volta, anche paesi del Nord Europa riconoscono che il flusso migratorio dall’Africa va affrontato non più dai singoli Stati, ma da tutta l’Ue in modo “globale”, con investimenti per evitare tragedie umanitarie e sociali.

“2. I centri di accoglienza e identificazione per l’esame delle richieste d’asilo (hotspot), finora riservati in esclusiva ai paesi di sbarco (Italia, Spagna e Grecia), potranno essere creati anche negli altri stati Ue. Solo su base “volontaria”, è vero: ma finora non erano proprio previsti.

“3. Passa il principio, importantissimo, della “esternalizzazione” degli approdi dei migranti: si dovranno convincere paesi che aspirano a entrare nella Ue (come Albania e Kosovo) o a più aiuti europei (Marocco, Algeria, Tunisia e anche Libia) ad accogliere temporaneamente i naufraghi salvati in mare in strutture necessarie a selezionare le domande di asilo, sotto il controllo dell’Ue e dell’Onu.

“4. Dopo l’accordo, il governo Conte potrà prendere subito due iniziative d’intesa con l’Ue: stanziare fondi per acquistare nuove motovedette per la Guardia costiera libica, che sarà addestrata da un nuovo, piccolo contingente di militari italiani e non dovrà più essere “ostacolata” né aggirata da navi private (come quelle delle pur benemerite Ong); e incontrare il premier libico al Sarraj per dialogare direttamente con Tripoli senza più le interferenze di Macron, schiacciato sul pericolante generale Haftar che regna su Bengasi.[…] Su 10 richiedenti, solo 1 ne ha diritto. E ai migranti “economici”, che non possono entrare in Europa, sarà offerto il rimpatrio “volontario” assistito (un nigeriano che ha speso 5mila dollari per arrivare in Libia, ne avrà 7-8 mila per tornare in Nigeria su aerei pagati dall’Ue)”.

“5. Se qualcuno è stato raggirato, non è l’Italia, ma Spagna e Grecia, che han firmato accordi bilaterali con la Germania per riprendersi i migranti “secondari” senza garanzie sulla ripartizione dei “primari”. Conte, diversamente da Tsipras e Sanchez, l’accordo separato con la Merkel ha rifiutato di siglarlo.

“È sempre troppo poco. Ma meglio del niente di prima”, conclude Travaglio.

Opposto il pensiero di Eugenio Scalfari su Repubblica:

“Un’Italia e un’Europa di marca Salvini è quanto di peggio un Paese come il nostro possa esprimere, ma per il momento è il solo scenario esistente. Siamo, come avrebbe detto Cecco Angiolieri, al peggio del peggio”.

Il suo giornale si emoziona davanti alla presa di posizione di Roberto Fico sulle Ong, dedicandogli uno dei titoli principali della domenica. Ogni tanto Fico, napoletano come Di Maio, ha dei sussulti, per recuperare spazio politico da una posizione abbastanza ingessata. Dopo il precedente di Laura Boldrini, che provò a fare della Presidenza della Camera una tribuna, uscendone abbastanza scornacchiata, bisogna starci attenti.

D’altra parte Fico ha già occupato una importante carica istituzionale, quella di presidente della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai. È stato molto istituzionale. E zitto.