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Lavoro, più contratti: merito Jobs Act. Più occupati: merito economia

Lavoro, più contratti: merito Jobs Act. Più occupati: merito economia

Lavoro, più contratti: merito Jobs Act. Più occupati: merito economia

ROMA – Aumenta l’occupazione, cala la percentuale dei disoccupati, aumentano i posti a tempo indeterminato, aumentano i full time, aumentano le ore lavorate. Mai tanto bene dal 2012: nel secondo trimestre 2017 il tasso di disoccupazione è sceso al 10,9%.

Si tratta dello stesso valore registrato 5 anni fa, nel settembre 2012. Da pochi mesi era all’opera il peggiore governo della storia repubblicana, quello guidato dal professore della Bocconi Mario Monti, nominato sul campo primo ministro con la promessa di cambiarci in peggio la vita, cosa in cui è perfettamente riuscito.

Sotto il tanto vituperato Berlusconi, il tasso di disoccupazione era sceso all’8. Ma Berlusconi frequentava puttane minorenni e il moralismo di certa sinistra un po’ ipocrita non poteva tollerarlo. I risultati che Istat riferisce ora a denti stretti e nel fumo del burocratese non sarebbero eccezionali, perchè nel resto del mondo è così già da anni. Sono risultati straordinari in Italia, dove, senza troppe fanfare e grantendo il valore supremo della stabilità ora Gentiloni può vantarsi di una crescita di oltre 350 mila occupati fissi in un trimestre. Alla faccia di chi dice che il jobs act è una stronzata.

Leggete il comunicato Istat. La prosa è un po’ contorta, ma se lo leggete tre volte vi è chiaro:

“I segnali di consolidamento dell’espansione dei livelli di attività economica, particolarmente significativi nell’industria in senso stretto e nei servizi, sono associati a un assorbimento di lavoro da parte del sistema produttivo che continua a espandersi in linea con la dinamica del Pil: le ore complessivamente lavorate crescono dello 0,5% sul trimestre precedente e dell’1,4% su base annua, confermando l’elevata intensità occupazionale della ripresa in corso.

Dal lato dell’offerta di lavoro, nel secondo trimestre del 2017 l’occupazione presenta una nuova crescita congiunturale (+78 mila, +0,3%) dovuta all’ulteriore aumento dei dipendenti (+149 mila, +0,9%), in oltre otto casi su dieci a termine (+123 mila, +4,8%). Continuano invece a calare gli indipendenti (-71 mila, -1,3%)”. Tradotto: il jobs act e anche gli incentivi contributivi, hanno favorito il passaggio da forme di occupazione precarie a forme più strutturali. Ed ecco i numeri chiave

“Tra il secondo trimestre del 2017 e lo stesso periodo dell’anno precedente si stima una crescita di 153 mila occupati (+0,7%) che riguarda soltanto i dipendenti (+356 mila, +2,1%), oltre tre quarti dei quali a termine, a fronte della rilevante diminuzione degli indipendenti (-3,6%). L’incremento in termini assoluti è più consistente per gli occupati a tempo pieno, e l’occupazione a tempo parziale aumenta soprattutto nella componente volontaria. La crescita dell’occupazione riguarda entrambi i generi e tutte le ripartizioni ed è più intensa per le donne e nel Nord.

Il tasso di disoccupazione diminuisce di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 0,6 punti in confronto a un anno prima, con maggiore intensità per quello giovanile. Nei dati di luglio 2017 il tasso di disoccupazione sale di 0,2 punti congiuntamente al calo di 0,3 punti del tasso di inattività 15-64 anni”. Se il passaggio dal precariato alla stabilità di rapporto è merito del jobs acts, l’aumento del numero complessivo degli occupati è anche conseguenza di una congiuntura positiva:

“Nel secondo trimestre del 2017 l’economia italiana ha registrato una crescita del Pil pari allo 0,4% in termini congiunturali e all’1,5% su base annua. Nel complesso, l’economia dei paesi dell’area Euro è cresciuta dello 0,6% rispetto al trimestre precedente e del 2,2% nel confronto con lo stesso trimestre del 2016.

“Le variazioni degli stock sottintendono significativi cambiamenti nella condizione delle persone nel mercato del lavoro, misurati dai dati di flusso a distanza di dodici mesi. Nel complesso continuano a diminure le transizioni da dipendente a termine a dipendente a tempo indeterminato (dal 24,3% al 16,5%). A fronte della riduzione complessiva delle transizioni dalla disoccupazione all’occupazione (-3,1 punti), i flussi dai disoccupati verso i dipendenti a tempo determinato aumentano (+0,9 punti). Riguardo agli inattivi, per le forze di lavoro potenziali è aumentata soprattutto la percentuale di quanti transitano verso la disoccupazione (dal 18,5% al 21,3% nei dodici mesi).

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