Libia, Italia umiliata, torna il Sultano di Istanbul, monumento alla inettitudine della nostra classe politica, da Berlusconi a Di Maio

di Sergio Carli
Pubblicato il 14 Giugno 2020 11:50 | Ultimo aggiornamento: 17 Giugno 2020 11:10

Libia, Italia umiliata, torna il Sultano di Istambul, Erdogan, monumento alla inettitudine della nostra classe politica

La Libia è il monumento alla inettitudine della classe politica italiana, da Berlusconi a Di Maio che umiliazione.  Ormai la nostra ex colonia è dominata da Turchia, Russia e Egitto. Con la Turchia in questo momento vincente. La storia è tornata a prima del 1911. Quando l’Italia invase la Libia, fra gli ultimi pezzi del quasi decotto Impero Ottomano. 

L’editoriale di Maurizio Molinari su Repubblica del 14 giugno 2020 ne suggella la conferma.

 “L’Unione Europea appare in evidente ritardo con Roma e Parigi ancorate ad una Conferenza di Berlino mai decollata. Nonché obbligate a fare presto i conti con Erdogan in Maghreb su energia, sicurezza ed immigrazione.

In attesa di sapere se le eventuali basi russe nel Sahara apriranno il capitolo africano della nuova Guerra Fredda con la Nato, possono esserci pochi dubbi. Sul fatto che al momento l’unico vincitore della guerra civile in Libia è Erdogan, anche grazie al sostegno finanziario del Qatar”. 

Agli italiani non interessa molto. L’antica colonia romana, poi turca, poi italiana, con tutta quella sabbia e rovine millenarie, non è eccitante come le mutandine delle olgettine. Un malinteso e forse malintenzionato pacifismo della pseudo sinistra che ci governa fa girare la testa dei giornali dallaltra parte.

Peccato che sotto quella sabbia ci sia un bel po’ di petrolio. 

E che sopra quella sabbia si estendano i campi che fanno da scolmatori dell’invasione dei migranti africani in cerca di un futuro migliore, poveri illusi, in Europa.

Abbiamo abbandonato al suo destino Sarraj, che pensava italiano e amava l’Italia. Forse qualcuno scommetteva sulla vittoria di Haftar. Sarrajj si è buttato nelle braccia di Erdogan, ha ribaltato la situazione e il povero Haftar se la dà a gambe.

Berlusconi è stato il colpevole iniziale, i Governi Conte 1 e 2 hanno messo il sigillo. In mezzo Gentiloni e Minniti, che hanno provato a metterci una pezza, con sano pragmatismo ma senza sostegno e nemmeno troppa convinzione.

Berlusconi, dopo avere gestito abilmente il dittatore Gheddafi, lo ha abbandonato al suo destino. O meglio alle mire francesi del suo amico Sarkozy. Le ragioni possono essere varie. Compreso il fatto che l’appoggio di Sarkozy era decisivo per allontanare da Roma Mario Draghi, principale e più credibile alternativa alla sua premiership.

Il risultato di tutto ciò può essere devastante per l’Italia.

In Libia ci sono 20 mila migranti pronti a sbarcare in Italia. Non è una novità.

Ma ora sarà Erdogan a usarli come arma di pressione. Perché Erdogan? Perché ormi è lui il nuovo Sultano della Libia. E quello di Erdogan non è un orizzonte limitato e locale, da Rais di provincia. Il suo è uno scacchiere continentale, da Grande Potenza che tratta da pari con Germania e Usa.

A più di un anno dall’offensiva di Haftar, gli aiuti militari turchi al governo di accordo nazionale di Sarraj si sono rivelati decisivi. Accordi con la Russia.

Grande assente l’Europa.

Davanti a sé Erdogan ha un’Italia di buonisti, che si indignano, nei loro comodi salotti, se quei poveracci di Lampedusa che non ne possono più, danno fuoco a un po’ di relitti di barche di scafisti, che loro  per pruderie chiamano barchini dei migranti. Tanto per portare ancora qualche voto a Salvini.

Senza una politica chiara, applicando ancora una volta il teorema di Ricucci.