Lira invece di Euro, sulle nuove banconote non Salvini o Di Maio o Savona ma Elisa Isoardi

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 31 maggio 2018 6:44 | Ultimo aggiornamento: 31 maggio 2018 11:46
Lira invece di Euro, sulle nuove banconote non Salvini o Di Maio o Savoma ma Elisa Isoardi

Lira invece di Euro, sulle nuove banconote non Salvini o Di Maio o Savoma ma Elisa Isoardi

Lira al posto di euro, chi sarà raffigurato sulle nuove banconote? Salvini, Di Maio, Savona? No la signora Isoardi, la bellissima fidanzata di Matteo Salvini… [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] È una fantacronaca un po’ surreale quella che Uomini & Business di Giuseppe Turani pubblica con la firma di Andrea Sperelli, nome del protagonista del Piacere di Gabriele D’Annunzio. La scena è ambientata “nella tipografia del piano B. Le avventure e le disavventure della nuova lira”.

 

 La stampa delle nuove lire si rivelò una faccenda assai più complicata di quello che immaginava Paolo Savona. Il primo problema da risolvere fu quello di scoprire dove erano finite le macchine da stampa della zecca. In Bankitalia non ne sapevano niente e non volevano parlare (tutti renziani-mattarelliani).

Alla fine fu il generale Scafarto (ormai capo dei servizi) a trovarle presso un gang di Hong Kong che le usava per stampare euro falsi. La trattativa per il recupero fu molto complicata: nelle casse segrete non c’erano fondi. E ce ne volevano molti.

Berlusconi,  cautamente interrogato, sbottò: “Ma io sono pieno di euro. La lira non la voglio”.

Alla fine, a sua insaputa, la somma fu recuperata mettendo un’ipoteca sulle ville di Grillo. Il trasporto venne effettuato da un cargo libanese e sorvegliato dai più fedeli uomini di Salvini (tutti bergamaschi). Costretti a mangiare scatolette di tonno per tutto il viaggio, causa dissensi con l’equipaggio.

Il trasporto delle macchine da stampa in una località segreta della Val Brembana dal Porto di Brindisi richiese circa quattro mesi. Escluso di potersi servire di semplici camion, si decise di ricorrere a muli per passare più inosservati.

Poi ci fu la questione della carta speciale. Un acquisto massiccio sul mercato libero avrebbe sollevato subito molti sospetti: chi poteva aver bisogno di così tanta carta moneta?

Fu ancora Scafarto a risolvere la situazione. E in un modo abbastanza semplice. Putin aveva sequestrato alcune tonnellate di cartamoneta ai Ceceni. Mandò tutto in Val Brembana con un treno diplomatico.

Si stampa, finalmente.

Ma anche qui problemi. Salvini, ovviamente, voleva la sua faccia sulle nuove mille lire. Riservando a Di Maio le 50 lire. Urla e proteste. Savona, discretamente, fece osservare che solo uno, lui, aveva il diritto di stare sulle mille lire. In fondo il piano era suo. La questione stava diventando irrisolvibile. Alla fine Giorgetti, abile diplomatico, trovò la soluzione: “Ci vuole una signora. La fidanzata di Salvini, ad esempio”. Fu così che la Elisa Isoardi finì, meritatamente, sui fogli da mille lire.

Ormai era il venerdì sera, ora zero per l’avvio della complessa operazione, lunedì mattina le lire avrebbero cominciato a circolare. Birra a fiumi in Val Brembana. Purtroppo, chiacchiere da tutte le parti, indiscrezioni a destra e sinistra.

La bomba scoppiò alle 2 di mattina, all’altro capo del mondo. Toninelli si precipitò nella stanza dei congiurati con in mano un fax: “Sanno tutto, siamo fregati”.

Era successo che alla Borsa di Auckland, Nuova Zelanda, sapevano tutto e avevano già cominciato a scambiare le lire contro euro e contro dollari.  Il cambio, purtroppo, non era molto favorevole: in pratica la lira era quotata niente. Un milione contro l’euro e due milioni contro un dollaro.
Un pensionato tedesco aveva già fatto richiesta per comprare l’Eni: “Con la mia pensione da 600 marchi al mese me lo posso permettere”. Un impiegato di Austin, Texas, aveva lanciato un’Opa sull’Enel, offrendo il doppio della quotazione. Il fondo delle Vedove Scozzesi, ricchissimo, aveva lanciato contemporaneamente 14 Opa su altrettante aziende italiane. Offrendo addirittura il triplo dei prezzi di Borsa.
Una catastrofe.

Savona, consultato urgentemente per telefono, diede un rapido consiglio: bruciate tutto e andate a casa, dalle vostre signore.

E così se ne andarono tutti. Salvini, un po’ mesto, si mise in tasca cinque fogli da mille con le immagini della fidanzata: “Per ricordo – disse – e per Elisa”.

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