Lucio Battisti è nato a Brindisi? No, ma il film Un’Avventura ce lo fa credere: potenza dello sponsor Puglia?

di Sergio Carli
Pubblicato il 16 febbraio 2019 6:22 | Ultimo aggiornamento: 16 febbraio 2019 8:01
Lucio Battisti è nato a Brindisi? No, ma il film Un'Avventura ce lo fa credere. Nella foto la locandina del film

Lucio Battisti è nato a Brindisi? No, ma il film Un’Avventura ce lo fa credere

Lucio Battisti è nato a Brindisi? Sembrerebbe, stando al film Un’Avventura, una specie di compilation di sue canzoni.

Potenza delle sponsorizzazioni delle Regioni del sud, che, invece di abbassare le tasse o migliorare i servizi, finanziano, non si sa con che budget, film più o meno di successo, più o meno belli. Vaglielo a dire a Zaia che i veneti pagano le tasse così che Zingaretti e Emiliano giocano a Mecenate.

Nel caso di Un’Avventura due sono le Regioni interessate, la Puglia e il Lazio. La Puglia è anch’essa molto attiva nel campo sponsorizzazioni, ma qualche motivo per promuovere le sue belle spiagge può avercelo.

La Regione Lazio non perde un colpo. È una delle Regioni dove si pagano più tasse, o almeno le pagano i ricchi secondo i criteri del suo Presidente post  comunista, Nicola Zingaretti, probabile nuovo leader del Pd. Zingaretti ha migliorato i conti della sanità tagliando le prestazioni e i letti in ospedale, ma non c’è film italiano, dove di solito più che in italiano si parla in quell’orribile e sempre meno comprensibile romanaccio che ha invaso il cinema e la tv, che non goda della sua sponsorizzazione. Qualche anno fa Zingaretti scoprì di avere risparmiato qualche milione di euro. Nemmeno gli passò per la mente di ridurre, anche di un valore simbolico, le tasse nella sua Regione. Li destinò alle attività culturali. Capito?

Ma veniamo alla assurdità del film dedicato Lucio Battisti. Secondo l’anagrafe, Battisti, uno dei più grandi musicisti pop del ventesimo secolo in Italia, morto 21 anni fa per un male incurabile, nacque il 5 marzo 1943 (il giorno dopo la nascita di Lucio Dalla) a Poggio Bustone, in provincia di Rieti. Stando a Google Maps sono poco più di 600 chilometri. Sono due mondi, due etnie agli antipodi, Rieti è in mezzo ai monti dell’Italia centrale, Brindisi è sulla riva dell’Adriatico, all’inizio del tacco d’Italia, in Puglia. 

Ormai siamo abituati a tutto, c’è perfino chi ha ingoiato Fabrizio De André, la cui cocina genovese impregna le sue canzoni anche quando non sono in dialetto, che parla romanaccio nel film a lui dedicato dalla Rai di un direttore generale napoletano. Ma nessuno aveva finora provato a cambiare la città di nascita al protagonista del film.

Però questa è la conclusione cui arriva lo spettatore alla fine del film Un’Avventura, diretto da Marco Danieli e interpretato da Michele Riondino e Laura Chiatti. Il film non è male. Certo è un prodotto itliano, fatto in economia, consapevole di non avere un grande mercato.

Ci sono alcune idee divertenti, come una delle prime canzoni di Battisti, Non è Francesca, cantata sullo sfondo di una pista di tango o il balletto nel finto tribunale in un Museo dell’Eur a Roma. Ma non fatevi illusioni, se avete visto i due Mamma Mia o Bohemian Rhapsody, be’, scordateveli. Qui non uscite dalla sala né con lo stordimento che vi dà un cast di centinaia di attori, né con l’entusiasmo che riescono a trasmettervi i film americani, inglesi e anche francese.

Un’Avventura dà un po’ il magone anche se è dominato dalla musica e da alcune delle più belle canzoni degli ultimi 50 anni. Questo è un po’ il vizio del cinema italiano contemporaneo, nella maggior parte di casi uscite facendo gli scongiuri. Bohemian Rhapsody finisce con Freddy Merury che muore di Aids, eppure vi trasmette un fremito lirico di ottimismo.

L’Avventura finisce bene. Il protagonista maschile, usurpatore della musica di Battisti ma non è Battisti tanto che è di Brindisi e non di Rieti, che alla fine fa pace con la amata ex moglie e si capisce si farà carico del bambino che lei ha avuto da una relazione con il loro datore di lavoro alla agenzia di pubblicità di Roma. Eppure esci con un nodo allo stomaco, scontento e ti chiedi perché hanno escluso dalla performance altre bellissime canzoni di Battisti.

Vero è che la vicenda del film non ha nulla a che vedere con la storia personale di Battisti. Ma non stiamo parlando di un cantante sconosciuto o misterioso. Stiamo parlando di uno di quei rari musicisti le cui canzoni, dopo avere segnato una generazione, sono ancora amate e cantate dai figli e dai nipoti. Cosa ancora più rimarchevole, le canzoni di Battisti, che era tutt’altro che di sinistra, sono passate indenni attraverso gli anni di piombo e del post ’68 permanente, nemmeno i più zelanti epuratori, molti bravi a emarginare autori non graditi specie in letteratura, sono stati in grado di soffocare la potenza della sua musica.

Farne un eroe della scalata sociale, attraverso la figura di un meccanico di Brindisi, fino alle vette della musica italiana, anche se Lucio Battisti veniva dalla schiera dei periti e non degli avvocati e degli aristocratici come De André, è una forzatura che non piace, anche se ormai in Italia sono rimasti in pochi a apprezzare questo genere di sottigliezze.