M5s ha vinto le elezioni promettendo la luna, irresponsabile il Pd se non li lascia affogare nelle loro bugie

di Marco Benedetto
Pubblicato il 15 marzo 2018 6:06 | Ultimo aggiornamento: 17 marzo 2018 11:10
M5s ha vinto le elezioni promettendo la luna

M5s ha vinto le elezioni promettendo la luna, irresponsabile il Pd se non li lascia affogare nelle loro bugie. Nella foto Ansa Beppe Grillo e Luigi Di Maio

ROMA – Il Pd ha perso le elezioni e ancora non hanno capito perché. Il M5s ha vinto le elezioni promettendo la luna.

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In mezzo ci sono Berlusconi che ha preso fin troppi voti per il suo fallimento politico prima e più ancora che per le sue prodezze da Erode Antipa e la Lega, unico partito che ha dimostrato di saper amministrare bene.

Questi partiti hanno in mano le carte al poker del futuro Governo. Non è giusto esercitare pressioni sul Pd perché sia “responsabile” e porti i suoi voti all’ammasso grillino. Non c’è responsabilità che tenga, non c’è stabilità che si voglia. Come si fa a appoggiare un Governo di un partito che non accetta di essere partito, che ha per comitato centrale o direzione politica una s.r.l., il cui leader santone profeta teorizza:

“Basta lavorare. […] Si deve garantire a tutti […] un reddito, per diritto di nascita”.

Siamo in un’altra galassia rispetto all’etica del lavoro dei vecchi comunisti, siamo anche anni luce dalla infelice proclamazione di Giorgio Napolitano che il lavoro è un diritto, non già un dovere. Invocando, a fine nobile e altissimo, la responsabilità dei partiti di fare un Governo, il suo successore, Sergio Mattarella, ha rischiato di fare ben peggio. Un po’ come quel padrone che dice al suo capo del personale impegnato in una dura e oscura trattativa sindacale di arrangiarsi, che lui, comunque, vuole un accordo e senza traumi.

Il M5s ha venduto fumo e continua. Il Pd ha sbagliato tutto, anche se non quello che pensano i suoi capi, ma la sua campagna elettorale è stata di una serietà e lealtà esemplari. Un po’ hanno pagato la responsabilità e la correttezza istituzionali.

Nei mesi che ci separano dal nuovo Governo ne sentiremo di tutti i colori. Non si è mai visto un negoziato senza dichiarazioni, rilanci, bluff, margini, urla, rotture. Avete mai fatto un acquisto in un suk orientale o anche da un mercante italiano?

Come si può umanamente pensare di indurre il Pd a sostenere un Governo del Movimento 5 stelle?. Sarebbe come chiedere all’ultima mutazione del Pci di sciogliersi nell’acido. Se i 5 stelle riuscissero mai a consegnare la luna agli italiani, sarebbe merito dei grillini, se, come più probabile, finisse in disastro, sarebbe solo colpa del sabotaggio Pd.

Esperimenti fallimentari come Roma e Torino sono limitati nello spazio oltre che, speriamo, nel tempo.

Mettere alla prova la inconsistenza del M5s affidando a Casaleggio jr e Di Maio l’Italia è giocare col fuoco.

Pretendere che il Pd si prostri davanti a Luigi Di Maio, che ripete come un disco rotto frasi e slogan che forse, dico solo forse, potrebbero essere almeno in parte, dico almeno in parte, elaborati dalla Casaleggio & C. è un po’ contro natura.

La politica è l’arte del compromesso e anche del saltafosso. Ma quando i politici ragionano solo in termini tattici, contingenti, si rischiano grossi danni. Fu così che ragionarono i borghesi e i cattolici con Mussolini.

Mettiamo pure da parte le ideologie. Votare M5s per cambiare l’Italia è segno della disperazione di molti di noi. È il ritorno dei sanculotti, è l’avvento dei descamisados. Non è l’utopia comunista, che ci voleva liberi e uguali in una crescita collettiva, in uno sforzo di sviluppo corale, verso un destino migliore. Con Beppe Grillo siamo alla negazione del sogno, siamo al suicidio collettivo, che poi è il punto di arrivo della decrescita felice.

Mettiamo da parte le ideologie. Non facciamone una pregiudiziale. Ma il fatto è che l’Italia ha bisogno di essere amministrata e bene e in fretta bene. Oggi lo scontro è fra quella mezza Italia che produce e con le tasse che paga mantiene l’altra metà e, dall’altra parte, l’Italia che dalle tasse è esentata, non gli evasori, che sono certo tanti ma non alterano quel rapporto. C’è una nuova linea gotica, che non è solo geografica ma anche culturale, professionale e alla fine morale. Quelli che stanno sopra quella linea vogliono pagare meno tasse per godere un po’ di più del proprio lavoro. Quelli che stanno sotto quella linea di lavoro proprio non vogliono sentir parlare, figuriamoci le tasse.

Il Pd in questi anni si è sempre più allontanato dai valori fondamentali di una sinistra, a prevalenza comunista, che aveva al centro il lavoro. A guidarlo una “ditta” di borghesi e figli di papà che non hanno mai lavorato e fatto solo politica, sempre più isolati da quella ex classe operaia sempre più disprezzata quanto più essa rivelava interessi bassi e volgari, lontani dagli ideali di diritti, internazionalismo ecc. ecc. che certo erano collante usato anche dal vecchio Pci per bloccare il porto di Genova ma al cui interno il Pci inseriva cose ben concrete come la crescita dei salari, il miglioramento delle condizioni di lavoro, garanzie occupazionali, pensione, la settimana bianca. Mezzo secolo fa la settimana bianca era un fatto tanto elitario che non osavi nemmeno pronunciarla. Oggi, invece…

Invece oggi, il Pd, figlio minore del Pci in tutti i sensi (pensate: da Togliatti a Veltroni), travolto dalla tempesta scatenata dal crollo del muro di Berlino, dalla morte dello Stato Guida, sballottato dallo tsunami della globalizzazione, ha perso il legame con la sua gente. Quando Marchionne giocava sul tavolo di Obama per portare il cuore della fu Fiat a Detroit, dove erano i tre massimi sindacalisti? In Abruzzo, a cercare un po’ di luce del sole di Berlusconi post terremoto. E Fassino? E Chiamparino? Quello della Mirafiori – Alamo e il suo predecessore sindaco di Torino, che ora vorrebbe l’accordo con i grillii, allargarono le braccia rassegnati e impotenti. Persino l’ex democristiano Scajola, all’epoca ministro Berlusconiano, fece di più, inarcò un sopracciglio. Prima che da Obama, Marchionne ci aveva provato con la Merkel. Furono bloccati dai sindacati tedeschi. Ci sarà un problema con la sinistra nel mondo, ma ce ne è uno specifico della sinistra in Italia.

E veniamo alle ultime elezioni. Mentre il Pd inseguiva il M5s nella sua riserva di caccia dei poveri e dei sanculotti, tutto quel patrimonio di voti della ex classe operaia veniva lasciato alla Lega. Che un nero sia diventato senatore per la Lega, che una siciliana sia stata per anni sindaco leghista a Albenga sfata un po’ il mito di una Lega arroccata sulla difesa degli autoctoni.

La Lega ha anche preso il posto del vecchio Pci nel ruolo di partito che mangerà i negri come i comunisti i bambini ma la sua gente sa bene amministrare, Nel 1975, il Pci conquistò la poltrona di sindaco a Torino con lo slogan: “Vota Pci per una Torino migliore”. L’appello fu firmato da decine di più o meno intellettuali, molti dei quali po in anni successivi se ne pentirono un po’.

C’è una sola regione in Italia che non applica la addizionale Irpef e questo è indice di buon governo. Quella regione è il Veneto.  È più vicino alla tradizione morale del Pci la buona amministrazione della Lega o la sgangherata accozzaglia di idee balzane, confortata dalla deludente prova delle sindachesse di Torino (era a vedere la partita della Juventus mentre i poveracci che non si erano potuti pagare la trasferta si trasformavano in fakiri in piazza San Carlo) e Roma (amministrata con una chat come di 4 amici al bar)?

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