Mattarella e Berlusconi: Quirinale, 5 aprile ore 11, gli opposti si incontrano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 aprile 2018 7:00 | Ultimo aggiornamento: 3 aprile 2018 13:51
Mattarella e Berlusconi: Quirinale, 5 aprile ore 11, gli opposti si incontrano

Mattarella e Berlusconi: Quirinale, 5 aprile ore 11, gli opposti si incontrano

ROMA – Sul piano politico un antagonismo estremo e una rivalità non riconciliabile: i due opposti, Sergio Mattarella e Silvio Berlusconi, non saranno mai così vicini a toccarsi giovedì prossimo 5 aprile, ore 11.

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L’agenda delle consultazioni del Quirinale prevede appunto l’audizione del gruppo di Forza Italia, prima di quella della Lega.

Salvini a buon diritto guiderà la delegazione del suo partito giocandosi le sue chance di ricevere l’incarico della formazione di un nuovo governo, Berlusconi, benché decaduto, non si rassegna a passare la mano, confidando nelle residue speranze di tornare in gioco offerte dal sistema proporzionale.

E non rinuncia quindi a salire al Colle da un presidente della Repubblica che vanta il pedigree politico antiberlusconiano più solido e coerente, incarnando l’obiezione più irriducibile sul piano politico, morale, verrebbe da dire antropologico al berlusconismo e ai crucci demagogici del suo Napoleone.

Aveva ragione Buttiglione, in occasione del suo mancato voto a Mattarella presidente, a dipingerlo come “virulentemente” antiberlusconiano. E’ una storia che viene da lontano e che a leggerla ci mostra un Mattarella caustico, quasi cattivo rispetto al prudente, quasi tetragono, servitore dello Stato cauto e riservato.

Nel 1990, ben prima quindi della “discesa in campo”, Mattarella era fra i cinque ministri del governo Andreotti che si dimisero quando fu mesa la fiducia per far passare la legge Mammì, il via libera alle tv di Berlusconi imposto da Craxi.

Dalla prima alla terza Repubblica, avviata dalla sua elezione alla presidenza della Repubblica, polpetta avvelenata lanciata da Renzi che Berlusconi tentò invano di scansare, Mattarella su Berlusconi ne ha dette tante, un florilegio che stupisce ma che intanto lo dispensa dal pronunciarsi per esempio sul fatto se sia più o meno normale che un condannato possa interloquire con il Capo dello Stato.

A differenza di Di Maio, Mattarela non pone veti. Può permettersi tanta liberalità. Nel ’94 (è direttore de Il Popolo), per criticare gli interventi del governo Berlusconi sulla Rai gli dà dell’illiberale, poi lo paragona a Breznev per il vizio di additare come “nemici del popolo” chi non la pensa come lui.

Per il fratello di Piersanti Mattarella, martire della mafia, le dichiarazioni ondivaghe sul fenomeno mafioso, acuiscono la distanza fino al non ricomponibile.

Nel 1998 liquida le spericolate dichiarazioni di chi si sente niente di meno che l’erede di Alcide De Gasperi: “Caro Berlusconi, non basta invadere l’Impero Romano per diventare un ‘civis romanus’. Pensi alla storia e ricordi che quando gli Unni e i Vandali invasero l’Impero Romano, che non era casa loro, provarono a fare i Romani, ma essendo barbari non ci riuscirono”.

Un “barbaro” a capo chino si presenterà al cospetto di un Presidente che lo accoglierà in guanti bianchi, non per deferenza, tutt’altro.