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Matteo Renzi spara balle sulle correnti e i giornali lo lasciano dire

Matteo Renzi spara balle sulle correnti e i giornali lo lasciano dire

Matteo Renzi forse non ha capito che guidare il Pd non è una comparsata da Amici

Tutta la preoccupante inconsistenza di Matteo Renzi, ospite di Maria Defilippi ad Amici distaccato alla carica di segretario del Pd, è in questa battuta:

“Rispondiamo agli elettori primarie, non a correnti del Pd”

durante la polemica con il dimissionario Stefano Fassina. È una affermazione pericolosa, da demagogo con aspirazioni dittatoriali, perché affianca il modello del Partito presidenziale al modello di Repubblica presidenziale verso cui tanti oggi sembrano spingere, che era nei sogni della P2 e anche della P1.

Gli americani, di cui forse non conosce bene nemmeno la lingua ma certamente non conosce la storia, hanno costruito e rafforzato un modello presidenziale tutt’altro che diretto, con tutta una serie di contrappesi, snodi e bilanciamenti che ne hanno fatto la più diffusa e solida democrazia della storia, che dura da oltre due secoli.

Se fosse vero con non risponde ad alcuna corrente sarebbe onorevole, ma non è vero, quindi.

E farà danno. Glielo ha spiegato Susanna Camusso:

“Il segretario di un partito dovrebbe rappresentare l’insieme e lavorare per unire non per dividere”.

Lui invece insiste:

“Non cambierò il tono dei miei incontri con la stampa. Mai. Non diventerò mai un grigio burocrate che non può scherzare, non può sorridere, non può fare una battuta”.

Sorridere è una cosa, ridurre tutto a battute, slogan e tweet è semplicemente da ubriachi al volante. Noi non vogliamo battute e sorrisi, vogliamo certezze e stabilità.

Delude anche, ma non è una novità, il fatto che i giornali riportino queste parole senza un briciolo di spirito critico. Ma come, in nome di cosa Matteo Renzi vuole cambiare il Governo, mettere suoi uomini a capo di Ministeri chiave? Della sua corrente, è ovvio.

Corrente di cui fa parte Graziano Delrio, quello che odia i pensionati ma non le ex segretarie e si vanta di essere l’autore del grande inganno delle province. A lui si deve questa patetica la difesa.

“Non credo [che Matteo Renzi] volesse insultare”.

Se Parigi val bene una Messa, per un Ministero questo e altro…

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