Meghan Markle e il negretto sulla spilla della duchessa del Kent, arte veneziana o razzismo?

di Sergio Carli
Pubblicato il 25 dicembre 2017 6:09 | Ultimo aggiornamento: 24 dicembre 2017 18:15
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La duchessa del Kent con la spilla razzista alla cena con Meghan Markle (foto Ansa)

LONDRA – Il negrett0 che, appuntato da una spilla, ornava il petto della duchessa di Kent al pranzo di Natale della Regina Elisabetta era uno sfottò razzista per la futura principessa Meghan Markle o una semplice esibizione di un capolavoro di oreficeria veneziana?

La diatriba si è infiammata fra Londra e Venezia, dopo avere scatenato la guerra del politicamente corretto a Londra e dintorni.

A incendiare la polemica è stata la moglie del duca Michael del Kent, cugino della Regina d’Inghilterra. Lei da ragazza fa Marie Christine Agnes Hedwig Ida von Reibnitz. È nata a Karlovy Vary il 15 gennaio 1945. Karlovy Vary o Karlsbad, è una rinomata località termale, in Cecoslovacchia. Quando la principessa vi nacque era il quel pezzo di Sudeti che Hitler incorporò nella Grande Germania. Dopo la guerra, per fare pari, i cechi espulsero tutti i tedeschi che vivevano in zona senza distinzione fra antichi residenti e deportati dal nazismo. Come dire: il razzismo da quelle parti lo succhiano col latte della mamma.

La principessa del Kent si è presentata al pranzo della Regina a Buckingham Palace, pochi giorni prima di Natale, indossando un cappotto bianco sul quale spiccava la broche con negro, ben in vista, ben in alto, appuntata proprio sotto la spalla, in modo che si vedesse bene e spiccasse in tutte le foto di lei, seduta sul sedile posteriore della limousine mentre passava i cancelli del palazzo. Lo sguardo capace di intimidire anche Crudelia Demon completa la foto diffusa in tutto il web. Difficile non pensare che lo abbia fatto proprio per sfregio a Meghan Markle, fidanzata del principe Harry, al suo esordio a Corte con l’occasione del Natale.

Meghan Markle è di sangue misto: il padre è bianco, la madre è nera. Il razzismo degli inglesi è tale che portano il generale gradimento verso la futura principessa come un segno di apertura verso le razze inferiori. Concetto questo molto ampio, che comprende i francesi e in genere gli europei del sud, primi fra tutti i maccaroni, cioè noi italiani. Gli italiani vengono un notch sopra i neri, per cui in Australia a tagliar le canne da zucchero facevano andare i siciliani, preferendoli ai neri. Ma potete stare certi che nemmeno alla futura moglie del figlio di Carlo nonché nipote di Elisabetta sarà fatto sconto alcuno.

La broche dello scandalo è finita immediatamente al centro della polemica sui due lati dell’Atlantico. Meghan è citadina americana, cosa che di questi tempi di irrigidimento razzistico post Brexit potrebbe porre qualche problema anche alla Real Casa.

I giornali si sono interrogati se qualcuno abbia fatto notare alla duchessa il sottofondo razzista del monile e se lei lo abbia tolto prima della formale presentazione con la futura cugina. Un suo portavoce ha poi espresso dispiacere per l’equivoco. Da Corte hanno fatto sapere che “la boche era un regalo e è stata indossata molte volte” prima dell’ultima occasione.

Ed ecco che nella polemica entra Venezia. Come rivela Davide Scalzotto sul Gazzettino,

“si dà il caso che quella spilla sia veneziana, venduta a Venezia, fatta a Venezia. A San Marco, per la precisione”. Costa cara, 4 mila euro, anche se non carissima, rispetto a certi standard di oreficeria antiquaria veneziana.

Alberto Nardi, gioielliere di San Marco, interpellato da Scalzotto, rivendica che sia stata venduta proprio nel suo negoziom “al 99 per cento”. Aggiunge: “Prima che essere il “moretto di Nardi” quello è il “moretto di Venezia”. E non ci sto a sentire dire che si tratta di un oggetto dal significato razzista e coloniale. Ma scherziamo? La spilla appartiene a una collezione precisa, che si chiama “Rinascimento”. Conosco la principessa di Kent, ma non credo che l’abbia acquistata lei nel nostro negozio in piazza San Marco”. Infatti il portavoce di Buckingham Palace parlava di “regalo”.

In realtà l’una ipotesi, quella della piccola opera d’arte veneziana, non esclude l’altra. quella del sottostante razzismo nella sua esibizione. Che il negretto sia una bellissima spilla è evidente. Basta gurdare le foto.

Che la spilla a forma di negretto sia un simbolo un po’ razzista non si può escludere. I veneziani sono razzisti come tutti gli esseri umani. Ora nobilitano il negretto con un riferimento shakespeariano, dicendo che si tratta del Moro dell’Otello. Ma i mori intesi come neri erano diffusi in Europa fin dai tempi dell’antica Roma e anche più a nord. Uno dei grandi della letteratura russa, Aleksandr Puškin, discendeva da uno schiavo negro portato in dono a Pietro il Grande, prima di diventare un grande del regno e generale del genio e governatore di province. Più volgarmente, ai tempi delle case chiuse, un moretto alla porta era segno di lusso e distinzione della nobile istituzione.

Probabilmente, il Moro dell’Otello nemmeno era proprio nero nero, ma solo scuro, come un mediorientale o nordafricano o in genere arabo, terre con cui ai tempi della tragedia, era più probabile che Venezia interagisse: mori, per gli spagnoli, erano gli arabi, non i neri dell’Africa centrale. Mori veniva da Mauri e Mauri veniva da Mauretania e indicava i musulmani non i neri o negri che dir si voglia.