Meredith. Può la Cassazione smentire se stessa? Valentina Errante: dubbi

di redazione Blitz
Pubblicato il 28 Marzo 2015 12:29 | Ultimo aggiornamento: 28 Marzo 2015 12:34
Meredith. Cassazione smentisce sé stessa? Valentina Errante, Messaggero

Meredith Kercher

ROMA –  La sentenza di assoluzione della Cassazione per Amanda Knox e Raffaele Sollecito, ha sollevato non pochi dubbi sul delitto di Perugia. La giustizia italiana, dopo 5 gradi di giudizio, non è riuscita a trovare un colpevole certo e assoluto per l’omicidio di Meredith Kercher: l’unico condannato è Rudy Guede che ha scelto il rito abbreviato e se l’è cavata con un verdetto soft per “concorso in omicidio”: 16 anni.

Leggiamo la cronaca-commento di Valentina Errante, sul quotidiano il Messaggero, che osserva come la Cassazione, sia arrivata sostanzialmente a smentire sé stessa:

Era il verdetto meno atteso: annullamento senza rinvio. La decisione della quinta sezione penale della Cassazione, presieduta da Gennaro Marasca, disconosce, di fatto, un precedente pronunciamento della stessa Suprema Corte che, a marzo 2013, aveva ”bocciato” la sentenza di assoluzione e chiesto un nuovo processo. Il procuratore generale aveva definito la decisione dei giudici di Appello un «raro concentrato di violazioni di legge e di illogicità». Il riferimento era al verdetto del dicembre 2011, quando la corte d’Assise d’Appello di Perugia aveva assolto Amanda e Raffaele «per non avere commesso il fatto», sostenendo che i «mattoni» su cui si era basata la precedente condanna (26 anni per Amanda, 25 per Sollecito) erano «venuti meno», con una «insussistenza materiale» degli indizi, dalle tracce di Dna all’arma del delitto. Adesso bisognerà attendere le motivazioni di questa decisione che ha richiesto ai giudici più di dieci ore di camera di consiglio. Un fatto è certo la Cassazione, alla fine, ha deciso di bocciare le conclusioni di quel processo che aveva richiesto.

Sono trascorsi sette anni e mezzo da quel giorno di novembre in cui Meredith venne trovata priva di vita, la gola tagliata, nell’appartamento di via della Pergola a Perugia. Un’inchiesta controversa e difficile che ha visto il pg dela Cassazione, mentre chiedeva la conferma delle pesanti condanne per Amanda e Raffaele, citare addirittura il caso del bandito Salvatore Giuliano e rifarsi alle parole del giornalista Tommaso Besozzi: «una cosa è certa, che è morta». E invece adesso per la morte di Meredith c’è un colpevole solo con la certezza assoluta di una sentenza passata ingiudicato. Resteranno i sospetti e i dubbi di chi l’inchiesta l’ha condotta e negli anni ha ritenuto Amanda e Raffaele colpevoli. Come i giudici dell’appello bis, certi che entrambi impugnassero un’arma quella notte di novembre.