Monti&C sputano sugli elettori, Fausto Cairoti su Libero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Maggio 2014 12:24 | Ultimo aggiornamento: 23 Maggio 2014 12:24
L'articolo di Libero

L’articolo di Libero

ROMA – “S’avanza una strana idea di democrazia – scrive Fausto Carioti di Libero – Dice che siccome le elezioni europee segneranno il successo di movimenti e partiti contrari all’Unione e alla moneta unica (senza andare troppo lontano: Cinque Stelle, Lega, Fratelli d’Italia e Tsipras messi insieme valgono almeno il quaranta per cento dei voti), la cosa giusta da fare a partire da lunedì sarà proseguire più determinati e veloci sulla strada già imboccata”.

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Ancora più Ue e ancora, più moneta unica, con tutti i vincoli che questa comporta. Se gli elettori che urlano il loro schifo per i piatti cucinati a Bruxelles e Strasburgo sono molti più che in passato, la ricetta preparata apposta per loro prevede di aumentare le dosi da ingerire. Ovviamente, a maggior ragione, la strada del «più Europa e più euro» sarebbe proclamata obbligatoria se vincessero i partiti pro-Ue. La morale non è difficile da trovare: comunque vadano le elezioni, le élite che hanno disegnato e imposto l’attuale modello europeo, fondato sul fiscal compact e la leadership tedesca, hanno già stabilito che bisognerà continuare a fare come vogliono loro, solo un po’ più forte di prima.

Ma allora che si vota a fare? A chi la pensa in questo modo la scelta di fregarsene del voto anti-europeo di milioni di elettori sembra del tutto logica e democratica. Mario Monti è un esempio perfetto di questa mentalità.

Intervistato sul Corriere della Sera di ieri, l’ex premier ammette che il risultato delle elezioni rischia di essere «preoccupante», acausa del risultato complessivo di quelli che chiama «i populismi antieuropei», tra i quali inserisce anche Forza Italia (il che, per inciso, porterebbe gli avversari dell’Unione a un consenso mostruoso, valutabile attorno al sessanta per cento).

Ma quello che dicono le urne è un dettaglio per il fondatore di Scelta civica. La sua soluzione è semplice: basterà ignorare quei sei elettori su dieci.

La risposta a chi chiederà di smantellare l’architettura europea dovrà essere «migliorare la governance della Ue e andare avanti a rafforzare l’Eurozona».

Come prima, più di prima. L’euro potrà così continuare a esigere il proprio tributo. L’importante è che a versarlo siano i soggetti giusti, che Monti individua nelle famiglie. Governo e parlamento, spiega l’illustre bocconiano, dovranno concentrarsi più sulle riforme che a suo giudizio sono utili alla crescita, come quella del lavoro, e «meno su quelle che hanno teso a dare un maggiore potere di acquisto alle famiglie».

Tradotto in soldoni, un aumento dell’Irpef per ridurre il cuneo fiscale o qualcosa di molto simile. Chi non condivide questa impostazione e insiste nel mettere in discussione l’eurortodossia è bollato conl’etichetta di «populista».

Sta per irresponsabile nemico del progresso e anche del popolo stesso, giacché rischia di scatenare sul proprio Paese l’ira delle istituzioni europee e dei mercati. Matteo Renzi sostiene che lo spread, e con esso il costo del debito, aumenta «perché leggendo i giornali gli operatori vedono il trionfo dei populismi»; Giorgio Napolitano si dice preoccupato perché l’Europa«è attraversata da pulsioni e populismi che mettono in discussione struttura e obiettivi della costruzione comune», ma anche lui non intende flettere di un grado: «L’asprezza del confronto politico non ci farà deviare dalla concentrazione delle nostre energie sul progetto dell’unità europea». Hanno capito che il disegno al quale hanno dedicato gli ultimi decenni uscirà sconfitto dalle urne e hanno già deciso come risponderanno. Non ci sarà nessun ripensa- mento. Nemmeno un confronto con quel mondo che andrà ai seggi per accusarli di aver sbagliato tutto. Semplicemente faranno spallucce, negando ogni legittimità agli avversari. E schiacceranno il piede sull’acceleratore, per completare l’astronave aliena in costruzione a Bruxelles prima che il dissenso cresca al punto da diventare ingestibile. Vale per loro quello che Bertolt Brecht diceva ai leader della Germania Est: «Non gli resta che sciogliere il popolo e nominarne uno nuovo».