Olanda, nemesi per l’Italia come nel ‘600 per Genova? Pro memoria per Conte a Bruxelles

di Sergio Carli
Pubblicato il 18 Luglio 2020 11:15 | Ultimo aggiornamento: 18 Luglio 2020 11:15
Olanda, nemesi per l'Italia come nel '600 per Genova? Pro memoria per Conte (nella foto)

Olanda, nemesi per l’Italia come nel ‘600 per Genova? Pro memoria per Conte

Olanda contro Italia, una tradizione di secoli. Piccolo pro memoria per Giuseppe Conte che tratta a Bruxelles con il collega olandese Mark Rutte.

Olanda, nemesi dell’Italia. Il rapporto è complesso. Ricordiamo l’amore per l’Italia, o per il suo clima, della regina Beatrice (e anche lo scandalo in cui fu implicato il marito). Ma per capire cosa succede a Bruxelles, un po’ può aiutare anche chiedersi: chi sono gli olandesi di oggi? In parte sono discendenti degli spietati fondatori della Compagnia delle Indie Orientali, fondata a Amsterdam nel 1602.

Siamo nella prima metà del ‘600. Gli italiani, dopo secoli di primato economico in tutta europa, si erano convinti di essere i migliori di tutti. Lo siamo ancora oggi, con molto meno ragioni. All’epoca, scrisse Fynes Morryson nel suo Itinerari pubblicato nel 1617, gli italiani erano “convinti di sapere e capire tutto”.

Sembra di leggere un raporto dei nostri giorni. Eccessivo peso delle corporazioni, conseguente ricorso a metodi organizzativi superati, troppe tasse, costo del lavoro più alto d’Europa. È invece un capitolo del libro di Carlo M. Cipolla “Prima della rivoluzione industriale”-

L’atteggiamento descritto da Morryson, aggiunge Cipolla, andava mano nella mano con l’arretratezza tecnologica e organizzativa.

I genovesi fuori tempo massimo

Così accadde che quando, nel 1647 fu fondata la Compagnia Genovese delle Indie Orientali”, a Genova scoprirono che i loro cantieri non erano in grado di costruire navi capaci di solcare gli oceani.

Oggi, va detto, non è più così per la cantieristica. E anche, se lo si vuole, per la ingegneria civile. Come il miracolo del ponte sul Polcevera progettato da Renzo Piano conferma, è innanzi tutto un problema di organizzazione.

Ma nel ‘600 Fincantieri non esisteva ancora. né i predecessori Cantieri del Tirreno. Così i genovesi dovettero ordinare due navi oceaniche a un cantiere olandese. Ma in gran segreto, perché era proibito ai cantieri olandesi vendere navi ai concorrenti.

Consegnate le navi, a Genova scoprirono di non disporre di equipaggi adestrati a navigare con quel tipo di navi. Così dovettero ingaggiare marinai olandesi. Tutto pronto per il viaggio inaugurale, il 3 marzo 1648. Partenza da Genova, destinazione le Indie orientali. 

Ma 13 mesi dopo il sogno svanì. Portoghesi e Olandesi, arci nemici, si allearono per la bisogna. Poco contava che a guidare Vasco de Gama nei suoi viaggi fossero comandanti genovesi. Si trattava di gastarbeiter, come dicono i tedeschi, manodopera ospite, più o meno volontaria. Anche Cristoforo Colombo sembra fosse genovese. Ma le tre caravelle ce le aveva messe la regina di Spagna.

Olanda contro Genova

Così, il 26 aprile 1649, una piccola flotta olandese piombò addosso alle due navi genovesi e se ne impadronì, costringendole a recarsi nel porto di Batavia (oggi Giacarta). Tradotto in una tabella, quell’atto di pirateria olandese, signifca che dalle 359 mila libbre di tessuti esportate dal porto di Genova nel 1578 si passò, nel 1703 a 49 mila libbre.

Non so se Conte da bambino abbia letto qualcosa di Emilio Salgari, dei suoi pirati di Mompracem e dei loro nemici olandesi. Salgari fremeva di ardore indipendentista, come un buon italiano che pensava alle nostre terre irredente. Se lo ha fatto, ricorderà l’impressione negativa che ancor oggi riporta chi legge della durezza e crudeltà olandesi.

E farebbe bene a regolarsi.