Olimpiadi, toccasana o sciagura? Marco Travaglio e i precedenti italiani

di Sergio Carli
Pubblicato il 26 Giugno 2019 14:42 | Ultimo aggiornamento: 26 Giugno 2019 14:42
Olimpiadi, toccasana o sciagura? Marco Travaglio e i precedenti italiani

Olimpiadi, toccasana o sciagura? Marco Travaglio e i precedenti italiani (Foto Ansa)

Olimpiadi, un toccasana o una sciagura? Dopo la assegnazione a Milano e Cortina delle Olimpiadi invernali 2026, sono poche le voci dissonanti nel coro di entusiasmo. Ha ragione Milano o torto Roma? E per Roma, 2020 e 2024, perché aveva ragione Mario Monti a non volerle e ha avuto torto Virginia Raggi a non volerle anche lei? 

In questo turbine di contraddizioni, dubitare è quindi lecito e doveroso. Siamo il Paese che si infiammò per Tripoli bel suol d’Amore, per Spezzeremo le reni alla Grecia, per l’Ora delle decisioni irrevocabili. 

Il monumento del Villaggio Olimpico residuo delle Olimpiadi del 1960 e per più di mezzo secolo spunto di polemiche e indignazioni varie, è un punto di partenza, ma il peggio è venuto poco.

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Fuori dal coro e come quasi mai con ragione, il Fatto Quotidiano tira un uno-due al pensiero dominante del trionfalismo patriottico. Sono due articoli rispettivamente a firma di Marco Travaglio e Carlo Tecce, che vanno letti e meditati.

Essendo Roma ’60 un fatto ormai remoto (Travaglio non era ancora nato e la magistratura investigatrice era un po’ meno attiva), l’elenco dei misfatti olimpici e affini ha inizio con 
1. i Mondiali di calcio noti come Italia ’90: “Spese lievitate dell’85%, ultima rata dicembre 2015” (Travaglio). Con la Finanziaria del 2015, “lo Stato stanzia i soldi per l’ultima rata che copre la voragine scavata dalla legge speciale numero 65 del 1987: 61,2 milioni di euro”. Intanto, “lo stadio Delle Alpi di Torino (pubblico), costato 226 miliardi di lire con un rialzo del 224 per cento sui preventivi, [è stato] demolito nel 2009 per far sorgere lo Juventus Stadium (privato). Il gigantesco albergo di Ponte Lambro a Milano resiste, vuoto e sfatto, fino al 2012. Poi lo buttano giù.
“Il prezzo di “Italia 90” è di 7 mila miliardi di lire – di cui 6 mila pubblici – cioè 3,5 miliardi di euro, il doppio con l’inflazione, il danno è quasi inestimabile” (Tecce). E l’Italia neppure vinse quei mondiali, che andarono alla Germania, in finale con l’Argentina. Seguono
2. le Olimpiadi invernali di Torino 2006: “3,1 miliardi di debito, il 225% delle entrate, cattedrali nel deserto e trampolini nella neve” (Travaglio). Piemonte e Torino sono ancora curvi sotto il peso dei debiti fatti. L’evento doveva costare mezzo miliardo di euro, invece sono finiti a quota 3,5 miliardi di euro di spese (1,4 per lo Stato, 600 mila per comune e regione) a fronte di 1 (uno) miliardo di introiti. Tecce: “Ogni giorno c’è una notiziola che segnala uno sgombero al villaggio olimpico di Torino, occupato dagli immigrati: 145 milioni di euro, un insediamento commerciale su carta, lotta tra legalità e bisogni. La pista di bob di Cesana, 110 milioni di euro, è un lugubre tracciato nel nulla. Ormai non ci rubano neanche più il rame. A Pragelato riflettono – davvero, proprio negli istanti in cui va in stampa l’articolo – sul futuro del trampolino olimpico (37 milioni): va riqualificato o smantellato? A Roma sono evento relativamente recente
3. i Mondiali di nuoto 2009: “700 milioni di euro per il palazzo di Calatrava con le vele a pinna a Tor Vergata, mai finito; piscine sequestrate e/o di dimensioni sballate; scheletri in cemento armato abbandonati ai tossici e alle sterpaglie” (Travaglio). Per l’occasione di “Roma 09”, tra piscine corte e lunghe, opere incompiute e una miriade di figuracce, l’Italia schiera la “cricca” con il dirigente statale Angelo Balducci, il costruttore Diego Anemone e compari. A Tor Vergata, periferia di Roma, è semplice visitare o ammirare a distanza di sicurezza uno scheletro di ferro – una replica della Torre Eiffel richiede meno roba – che porta la firma dell’architetto spagnolo Santiago Calatrava, che tanto era di moda a quel tempo: 250 milioni di euro per una ampia vela o una pinna di squalo, una bozza di palazzetto che per nascere dovrebbe drenare altri 600 o 700 milioni di euro. Intanto, il polo natatorio di Valco San Paolo, edificato da Francesco Piscicelli, l’imprenditore noto per la risata nella notte del terremoto de L’Aquila, 13 milioni di euro, mai inaugurato, già crollato. Un paio di giorni fa, il deputato forzista Paolo Barelli, presidente di Federnuoto da vent’anni, ha rassicurato i romani: “Serve un ulteriore finanziamento per Valco San Paolo” (Tecce). 
4. l’Expo di Milano 2015: “Retate di tangentisti e ’ndranghetisti, 1,5 miliardi di buco, mega-aree abbandonate” (Travaglio). 
Olimpiadi e campionati del mondo sono un evento che negli ultimi 50 anni – dati dell’Università di Oxford – ha regolarmente sforato i preventivi per una media del 257% (796% Montréal, 417 per Barcellona, 321 Lake Placid, 287 Londra, 277 Lillehammer, 201 Grenoble, 173 Sarajevo, 147 Atlanta, 135 Albertville, 90 Sydney, 82 Torino, 51 Rio) (Travaglio). Così si è arrivati ai default Atene e Rio, al debito-record Torino e le altre all’aumento vertiginoso delle imposte locali. 
Travaglio nota la stranezza di assegnare le Olimpiadi invernali a una città senza montagne, Milano, e in un’altra che rischia di tracollare sotto il peso dei visitatori, Cortina, distante 409 km. 

“L’alternativa era Torino che, oltre al dettaglio delle Alpi, aveva il pregio di costare poco grazie alle strutture del 2006. Ma tutti raccontano la fake news della sindaca M5S Chiara Appendino che avrebbe detto “no”. Balle: si era candidata, ma era stata respinta”: volevano relegare Torino “al rango di ruota di scorta di Milano-Cortina, con un paio di gare secondarie tutte da ridere”.

La contraddizione, che colpisce anche chi come me detesta i grillini ma ama la verità, è nel diverso atteggiamento tenuto da partiti e giornali nelle due occasioni in cui Roma si è vista negata, dal primo ministro una volta, dal sindaco l’altra, la possibilità di partecipare alla gara per l’assegnazione delle Olimpiadi.

A quelle del 2020 disse no, nel 2012, Mario Monti, che tra le tante cose sbagliate che ha fatto e che hanno contribuito a ridurci come siamo e a portare il Movimento 5 stelle al governo, una l’ha detta giusta, revocando la candidatura lanciata da Berlusconi e Alemanno perché “non sarebbe responsabile prendere un impegno finanziario che potrebbe gravare in misura imprevedibile sull’Italia per i prossimi anni”. 

Ricorda ora Travaglio: “Anziché vomitargli addosso anatemi e improperi, come accadde quattro anni dopo alla Raggi, e inneggiare alle Olimpiadi che portano sviluppo, lavoro e letizia, come fanno oggi, tutti beatificarono Monti come il nuovo Cavour. 

Oggi Repubblica titola “Miracolo a Milano (e a Cortina)”. Ma il 14.2.2012 plaudiva al ritiro della candidatura olimpica addirittura in tre articoli. Francesco Bei flautava: “Le ‘cricche’ d’affari romane, lo spettro del default greco, la vaghezza del piano, il rischio di una guerra diplomatica al termine dalla quale, alla fine, l’Italia sarebbe finita distrutta come un vaso di coccio. Sono molte le ragioni che hanno spinto Monti a pronunciare il suo no”. Gli faceva eco Tito Boeri: “La tragedia greca era iniziata proprio lì, con la candidatura ad ospitare le Olimpiadi”.

“Seguiva un’impietosa analisi finanziaria di Walter Galbiati: “Non esiste una formula matematica certa che possa valutare il ritorno economico che giustifichi lo spendere 5, 10 o 15 miliardi per realizzare i Giochi. Il ritorno di immagine e gli introiti aggiuntivi, che si trasformano in Pil, sono frutto di stime difficilmente ponderabili. I costi invece sono certi”.

“Oggi il Corriere esalta “La vittoria di Milano e Cortina”, “immagine di un Paese giovane che sa sorridere”. Sette anni fa tripudiava per lo scampato pericolo: “Tra il 2014 e il 2018 lo Stato avrebbe dovuto trovare una copertura di 800 milioni l’anno. Con buona pace di chi aveva parlato di Olimpiadi a costo zero”. E Sergio Rizzo irrideva ai “musi lunghi delle nostre alte gerarchie sportive”: “Si è arrivati a sostenere che sarebbe stata un’operazione ‘a costo zero’ con le spese coperte da introiti fiscali e incassi dei biglietti. Spese astronomiche già in partenza. Otto miliardi? Dieci? Quanti davvero? Il partito dei Giochi avrebbe dovuto ricordare che da troppi anni sbagliamo, e per difetto, ogni preventivo. Di soldi e di tempi”. 

“Passato a Repubblica, 4 anni dopo Rizzo ha massacrato la Raggi per aver ribadito il no montiano per il 2024. E ora magnifica “l’occasione per Milano per fare un altro salto nella graduatoria delle metropoli europee. E scavare ancora più in profondità l’abisso che già la separa dalla capitale””.

Non manca una toccata a Matteo Salvini. Quando Renzi candidò Roma per il 2026, Salvini twittava “furibondo”: “Gente che in tutta Italia aspetta una casa e un lavoro da anni. E Renzi pensa di fare le Olimpiadi. Ricoverateloooo”. 

Nel 2016 ancora Salvini: “Renzi propone le Olimpiadi a Roma nel 2024. Per me è una follia, sarebbe l’Olimpiade dello Spreco. Il fenomeno di Firenze pensi alle migliaia di società sportive dilettantistiche italiane, che fanno fare sport a tantissimi bambini e che rischiano di chiudere per colpa dello Stato, invece di fantasticare su improbabili Olimpiadi. Senza contare tutti i debiti e gli sprechi del passato e del presente. Tirino fuori i soldi per sistemare strade, scuole e ospedali”.