L’oro di Salvini: usare le riserve auree per sterilizzare l’Iva. L’assalto alla Banca d’Italia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 febbraio 2019 13:08 | Ultimo aggiornamento: 11 febbraio 2019 13:26
L'oro di Salvini: usare le riserve auree per sterilizzare l'Iva. L'assalto alla Banca d'Italia

L’oro di Salvini: usare le riserve auree per sterilizzare l’Iva. L’assalto alla Banca d’Italia

ROMA – Di chi è l’oro conservato nei caveau della Banca d’Italia? Per i sovranisti al governo è degli italiani, è dunque inaccettabile la risposta di Via Nazionale (chiedete alla Bce) a Claudio Borghi, deputato della Lega e presidente della commissione Bilancio che, intervistato da La Stampa, invoca un intervento del legislatore per ovviare alla “anomalia”. 

“Non ho studiato bene l’idea di usare l’oro per sterilizzare l’Iva: voglio approfondire, l’importante è che sia certificato che quell’oro è degli italiani”, ha subito postato Salvini. 

Non è il primo tentativo di sottrarre l’oro al suo destino di bene rifugio per eccellenza, presidio contro le crisi finanziarie: Borghi, come Beppe Grillo del resto, pensa che possa essere usato per esempio per sterilizzare i 16/20 miliardi della clausola di salvaguardia sull’Iva che nella prossima manovra peseranno come un macigno. La riserva aurea custodita dalla Banca d’Italia è la quarta del mondo (Usa, Germania e Fmi), le quasi 2.500 tonnellate di oro equivalgono a oltre 90 miliardi di euro.

Altro che tesoretto, altro che vincoli alla spesa pubblica si fregano le mani grillini e leghisti che forse hanno finalmente capito che la manovra del cambiamento non sarà così tanto espansiva e che anzi le vacche magre della stagnazione economica pascolano nell’anemico campo della produzione di ricchezza italiana: l’oro è la soluzione e la panacea. 

Anche perché nella campagna elettorale infinita e con la ricerca spasmodica di un capro espiatorio alla settimana ora è venuto il momento della Banca d’Italia. Azzerare i vertici è il ritornello preferito, con buona pace del bene più prezioso custodito in Banca d’Italia, più dell’oro, e cioè l’autonomia. Riluttante il solo ministro dell’Economia Tria, spalleggiato dal Presidente della Repubblica, ma a livello politico praticamente orfano e isolato. Ma insomma, questo benedetto oro – posto che è degli italiani ma vincolato a convenzioni internazionali, regolamenti sovranazionali ecc… – si può spendere oppure no, converrebbe o è “pura demagogia” come la bolla l’economista Alan Friedman su Twitter?

“No, non è una strada praticabile e nemmeno efficace. Innanzitutto per ragioni pratiche – spiegava ad aprile scorso Salvatore Rossi, Direttore generale di Bankitalia a Radio24 -. Parliamo di 90 miliardi di euro quando il nostro debito pubblico è intorno a 2.300 miliardi. E’, al momento, giuridicamente impossibile. C’è un accordo internazionale tra le banche centrali, che prevede che le vendite siano razionate, dunque ne potremmo vendere per poche centinaia di milioni alla volta. Nei fatti non si risolverebbe il problema del debito pubblico e daremmo un pessimo segnale al mondo. La vendita di oro da parte di un Paese darebbe il segnale di un gesto disperato”.

Se si vende l’oro in frazioni non serve a niente, senza contare che l’immissione improvvisa ed unilaterale ne farebbe crollare il prezzo. Non serve a niente e sarebbe autolesionista: sarebbe l’ammissione che l’Italia sta alla canna del gas, gli speculatori alla finestra finirebbero il lavoro. Meglio non vendere un lingotto per ridurre il debito oggi e tenersi un tesoro come garanzia di non fallire domani: ma si può sempre sottoporre il dilemma al televoto…