Papa Francesco: migranti a casa loro. Scalfari spiega come..

a cura di Sergio Carli
Pubblicato il 30 Agosto 2015 12:29 | Ultimo aggiornamento: 30 Agosto 2015 12:29
Papa Francesco: migranti a casa loro. Scalfari spiega come..

Un barcone carico di migranti. Per Papa Francesco devono essere rattenuti nei loro territori in condizioni decenti e di libertà

ROMA – C’è un piano segreto di Papa Francesco per bloccare l’assalto dei clandestini all’Europa e Eugenio Scalfari, che lo ha appreso direttamente dalla fonte, lo rivela su Repubblica di domenica 30 agosrto 2015. Il segreto è: farli stare meglio a casa loro o nelle vicinanze.

Sembra l’uovo di Colombo, in tanti ne hanno parlato ma se lo dice il Papa la faccenda assume una serietà particolare. Niente interventi militari. Ecco come, vestendo la costruzione di campi profughi modello, o se vogliamo un termine che ha un sapore di vergogna e di violenze ancor peggiori, la realizzazione di “new towns” protette,  ben organizzate, soprattutto libere. Detto con le parole di Scalfari, si tratta di offrire ai migranti

“una conquista di libertà che avviene, per cominciare, nei luoghi stessi dove ancora risiedono e dai quali vorrebbero fuggire. È lì, proprio in quei luoghi, che il diritto di libertà va riconosciuto, oppure nelle loro adiacenze, creando se necessario libere comunità da installare in aggregati che esse stesse avranno costruito e amministreranno con l’aiuto di centinaia o migliaia di volontari che le assisteranno con una serie di servizi e con un’educazione allo stesso tempo civica e professionale. Questo è il progetto che papa Francesco sta coltivando e che ovviamente ha bisogno del sostegno delle grandi potenze indipendentemente dalla loro civiltà, storia, religione”.

L’idea è bellissima, si tratterà di vedere chi la realizzerà, con i soldi di chi e chi ruberà di più. Per ricordare che non si tratta di parole a vanvera, ricordiamo il gigantesco scandalo oil for food, dove erano implicati in Italia importanti politici e a livello mondiale perfino il figlio del segretario dell’Onu.

Scalfari ha ricevuto la dritta direttamente dal Papa, che gli ha telefonato alla vigilia del suo viaggio in America, dove andrà

“a Cuba, poi a Filadelfia e infine a Washington dove incontrerà Obama e parlerà al Congresso degli Stati Uniti e a New York dove parlerà all’Assemblea dell’Onu e alle grandi potenze del Consiglio di sicurezza”.

Il tema fondamentale che Papa Francesco toccherà al Congresso di Washington e all’Onu sarà, scrive Eugenio Scalfari, quello dei migranti.

“popoli che per una quantità di ragioni si trasferiscono da un continente all’altro, quasi sempre in condizioni di schiavitù imposte da trafficanti di persone. Popoli che, solo pensando all’Africa sub-sahariana dal Ciad alla Somalia, dalla Nigeria al Sudan, ammontano a cinque milioni per il 2015-16, ma a 50 milioni entro i prossimi trent’anni. Ma non è solo in Africa che avviene questo fenomeno: sta sconvolgendo tutto il Medio Oriente, i Balcani, la Turchia, la Siria, gran parte dell’Indonesia e delle Filippine. Insomma mezzo mondo è in movimento, individui, comunità e interi popoli. Le migrazioni non sono un fenomeno nuovo ma nella società globale il fenomeno coinvolge masse imponenti come non era mai accaduto prima”.

Ed ecco il resoconto del

“lungo colloquio telefonico con papa Francesco, che ha toccato vari temi, ma soprattutto quello delle migrazioni [che] è dominante nella coscienza del Papa e comunque sarà tra pochi giorni direttamente affrontato in due sedi della massima importanza. Francesco sa benissimo che le immigrazioni dirette verso continenti di antica opulenza e di antico colonialismo, anche se riconoscono alcuni diritti di asilo con più ampia tolleranza di quanto finora non sia avvenuto, saranno comunque limitate.

“Ma il suo appello al Congresso americano e a tutte le potenze che rappresentano il cardine dell’Onu e quindi del mondo intero, verterà necessariamente su un altro aspetto fondamentale delle migrazioni: una conquista di libertà dei migranti che avviene, per cominciare, nei luoghi stessi dove ancora risiedono e dai quali vorrebbero fuggire. È lì, proprio in quei luoghi, che il diritto di libertà va riconosciuto, oppure nelle loro adiacenze, creando se necessario libere comunità da installare in aggregati che esse stesse avranno costruito e amministreranno con l’aiuto di centinaia o migliaia di volontari che le assisteranno con una serie di servizi e con un’educazione allo stesso tempo civica e professionale. Questo è il progetto che papa Francesco sta coltivando e che ovviamente ha bisogno del sostegno delle grandi potenze indipendentemente dalla loro civiltà, storia, religione.

“La Chiesa missionaria di Francesco sarà naturalmente presente in tutti i luoghi dove le sarà possibile, ma i volontari da mobilitare non saranno ovviamente tutti cristiani. Saranno però soprattutto i giovani ai quali fare appello. I giovani d’oggi hanno una gran voglia di fare che a volte si identifica addirittura alla violenza e al terrorismo. Ma non è il male la radice più naturale”.

L’idea è affascinante e entusiasmante, ma Scalfari, dall’alto dei suoi 91 anni, ne ha viste troppe per non avere qualche dubbio:

“Riuscirà ad ottenere la sponsorizzazione dei Grandi del mondo? Riuscirà a mobilitare al massimo le Chiese missionarie cattoliche e cristiane in un’impresa di questa levatura? Collaboreranno nei loro modi anche le altre grandi religioni del mondo, non inquinate da germi fondamentalisti che portano al terrorismo e alla strage?