Pensionati attenti a Beppe Grillo: non producete reddito…

di Marco Benedetto
Pubblicato il 21 Ottobre 2015 6:30 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2015 8:38
Pensionati attenti a Beppe Grillo: non producete reddito...

Beppe Grillo ai pensionati: “Non producono più reddito”

ROMA – Prima di votare per Beppe Grillo e il suo Movimento 5 Stelle i pensionati riflettano su queste parole:

 “I pensionati che non producono più reddito…”

Sono parole sprezzanti, pronunciate da Beppe Grillo a Imola. Poche parole, nemmeno una frase compiuta, in un torrente di banalità pseudo ecologiste e utopie post 68ine, in un brodo di delirio di onnipotenza (“Io sono l’elevato, non più signor Grillo ma Elevato Grillo”).

Ma in quelle poche parole c’è tutto il disprezzo per i pensionati di parte di un blocco di italiani che a Grillo fa riferimento, che dell’odio sociale fa nutrimento e che del vaffanculo e del gesto dell’ombrello la sua bandiera.

Nemmeno un’ombra di pensiero né di rispetto per chi ha sgobbato per decenni, con maggiore o minore fortuna, ma presentandosi al lavoro ogni giorno che Dio ha mandato in terra (feste, ferie e malattie esclusi), accumulando, con maggiore o minore fortuna, un gruzzolo di contributi da cui ora è tratta la pensione.

I pensionati devono ribellarsi all’idea che sono loro i colpevoli del dissesto dell’economia. Quella è una tesi che fa tanto piacere alle compagnie di assicurazione, alternativa al sistema pensionistico pubblico, tutte pronte a saltare sulla diligenza. Se qualcuno a sinistra leggesse avrebbe scoperto che il primo atto dell’odiato Pinochet a capo del Cile fu l’abolizione delle pensioni pubbliche. Lo voleva fare anche Bush, ma la sinistra americana glielo ha impedito. Qui da noi…pensate a Bersani e rassegnatevi.

Non è vero che sono le pensioni a mettere in ginocchio il sistema della previdenza. Sono gli oneri della sicurezza sociale, dello Stato sociale che sono stati scaricati sui conti di Inps e, nel piccolo di una micro categoria, i giornalisti, i conti di Inpgi.

Ci sono stati tempi, categorie, persone, che sono state trattate in modo molto generoso nel calcolo delle loro pensioni. Ma non lo hanno fatto con rapine a mano armata. È stato il Parlamento a volerlo o il Governo nel corso dei decenni, per ragioni di politica sociale, per favorire nuova occupazione in anni ben più cupi di questi o per ovviare a mestieri logoranti o per distribuire denaro sotto forma di pensioni dove non era possibile dare lavoro come nel Sud.

Ci sono categorie di lavoratori che sono state spinte a andare in pensione prima del tempo, con generosi interventi dello Stato, come nel caso dei giornali. Ma la colpa non è di quei lavoratori che si sono fidati della parola dello Stato. Se lo Stato oggi se la rimangia, come potrà mai fidarsi un investitore dei suoi titoli di credito?

Andando in prepensionamento, i lavoratori hanno contribuito al salvataggio dei loro giornali, in anni in cui i giornali perdevano milioni di euro (miliardi di lire), molto peggio di oggi dove vengono concessi gli ammortizzatori sociali non per ridurre le perdite ma per preservare i profitti. Sono storie che hanno inizio più di 40 anni fa.

In quegli anni, gli editori americani affrontarono la crisi a spese proprie, garantendo ai lavoratori resi ridondanti dai nuovi sistemi di produzione lo stipendio a vita. Ma in America le regole le fa il mercato. Qui l’intervento dello Stato è stato decisivo per evitare dolorosi scontri ma anche per compensare i giornali degli effetti devastanti del doppio conflitto di interessi, quello palese di Berlusconi con le sue tv e quello meno sotto i fari ma forse anche maggiore di tutti i partiti con la Rai.

Beppe Grillo alimenta il suo disprezzo in questi miti, in queste realtà falsate e distorte. Forse farà come Matteo Renzi, che prima voleva sterminare i pensionati, poi resosi conto del loro peso elettorale ha cambiato rotta, almeno un po’.

Meglio però non fidarsi perché quello che in Renzi era pura demagogia (ricordate la storia della nonna con la pensione di reversibilità?) in Beppe Grillo è puro spregio. Lui è uno che ha avuto successo, ha fatto tanti soldi e è stato bravo a non sperperarli. Lui sta col futuro, con i giovani descamisados, quelli che meno siete meglio stanno.

Sentirlo dire quelle parole mi ha dato i brividi.