Pensioni, chi le tocca perde voti: Renzi, Grillo, Meloni 3 case histories

di Marco Benedetto
Pubblicato il 8 Novembre 2020 9:14 | Ultimo aggiornamento: 8 Novembre 2020 18:13
Pensioni, chi le tocca perde voti: Renzi, Grillo, Meloni 3 case histories. Nella foto. Giovanni Toti, gaffeur

Pensioni, chi le tocca perde voti: Renzi, Grillo, Meloni 3 case histories. Nella foto. Giovanni Toti, gaffeur

Toti deve sapere: chi attacca i vecchi perde i voti. La lezione di Renzi e del M5s non è bastata ai politici italiani.

Matteo Renzi, all’apogeo del trip “rottamiamoli”, se la prese con gli anziani e le loro pensioni. Era probabilmente male ispirato e istigato da quel suo consigliere economico che poi si è dissolto nel vuoto della politica italiana. Pensando di dire cose tanto grilline, dimenticando che anche i grillini hanno una nonna, se la prese con i pensionati, In particolare con le pensioni di reversibilità. Quelle che consentono a tante vecchie casalinghe vedove di non morire di fame. Se la prese con la sua di nonna e con la di lei pensione di vedova.

Tutti abbiamo visto dove sono finiti i voti di Renzi. Una mano gliela hanno anche data campioni del calibro di Cesare Damiano. Giorgia Meloni, che si era ingaggiata con Damiano sulla soglia dell’oro, ha svicolato rapidamente e i suoi consensi sono cresciuti, Dopo la rinuncia.

Beppe Grillo e i suoi seguaci facevano flash mob contro le pensioni. Invocavano tagli fino al 75%. Dove sono finiti i loro voti?

Hanno spaventato i pensionati, da cui dipende il sostegno di milioni di famiglie. Dice: ma solo quelle d’oro. Ma d’oro o di latta, gli elettori hanno pensato: dove si fermeranno?

Il Movimento 5 stelle ha preso tanti voti non per le sue “battaglie identitarie”. Quelle andavano bene per i suoi descamisados. Ma il grosso dei voti veniva da quei tanti italiani che semplicemente speravano in un cambio di mano alla guida dell’Italia. Dopo 20 anni di compromesso storico fra gli eredi del Pci e una azienda della tv. Speravano in una migliore amministrazione.

Purtroppo al peggio non c’è mai fine. E metà di quegli elettori, delusi dalla scadente prova dei grillini, ha girato le spalle ai 5 stelle. Tra quelli ci sono tanti, tantissimi, di quei 5 milioni di pensionati. Minoranza cospicua e silenziosa ma trasversale e granitica.

Renzi non parla più di pensioni, nemmeno Di Maio. Quest’ultimo si accontenta di accanirsi con i parlamentari. Ma ormai il danno è fatto. I voti persi li possiamo contare tutti grazie ai sondaggi. Per risparmiarvi la ricerca: sia il Pd dai tempi di Renzi, sia il M5s dall’apogeo delle politiche del 2018 hanno perso la metà dei voti. 

Toti ha commesso una gaffe definendo gli anziani non indispensabili al processo produttivo. L’ha fatto con una intenzione che possiamo accettare come buona. Voleva dire che gli anziani non sono più inseriti nel processo produttivo. Un operaio in pensione non produce più nulla, un cuoco in pensione non tocca mestolo, così un autista non guida più. Sono anche i più fragili rispetto a un attacco di covid. Cosa che le statistiche confermano.

Però Toti, o chi per lui, lo ha detto male. E questo è bastato a scatenare l’inferno. I miei amici e coetanei genovesi, alcuni dei quali probabilmente anche suoi elettori, se la sono legata al dito. Come, noi inutili? Noi che continuiamo a lavorare e mantenere non famiglie ma intere tribù?

Franco Manzitti ha fotografato molto bene la situazione. 

I vecchi poi sono rancorosi e hanno buona memoria, quando li offendi. Toti ha fatto marcia indietro, Giuseppe Conte ha buttato acqua sul fuoco. Conte lo sa bene. La sua guida spirituale, Guido Alpa, ovadese genovesizzato, è un simbolo di quel gruppo di anziani sempreverdi ancora in pista ben oltre l’età sinodale. Per i politici è un messaggio minaccioso.

Per loro fortuna, almeno in apparenza e a breve termine, la Corte Costituzionale ha abbandonato il solco della sua giurisprudenza, che voleva tutelare i pensionati dalla aggressione di Governi orribili e per molti versi quasi fatali e peggio del covid, come quello di Mario Monti. Si sono inventati la leale collaborazione istituzionale. Una vergogna storica e internazionale.

Vuol dire che l’estremo garante del cittadino di fronte a una legge in contrasto con la Costituzione abdica alla sua funzione in nome di un superiore interesse dello Stato. Nemmeno Kelsen arrivò a tanto.

E  vuol dire che per le generazioni che oggi sono produttive si preparano tempi cupi. Per fortuna a noi vecchi basta una boccata di virus e siamo fuori. Nell’attesa, ci resta il non voto. O il voto: ma per chi?

Ma per i giovani, può andare solo peggio. Stiano bene attenti a chi danno i loro voti. Il 2023 è vicino vicino.