Pensioni. Per colpire i pensionati Cassese esalta la Costituzione sottomessa al Tesoro

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Maggio 2015 5:52 | Ultimo aggiornamento: 22 Maggio 2015 8:25
Sabino Cassese (Wikipedia)

Sabino Cassese (Wikipedia)

ROMA – Dopo la sentenza della Corte Costituzionale sulla perequazione delle pensioni, il livello di confusione di valori che ristagna oggi in Italia trova un simbolo in questo articolo scritto per il Corriere della Sera da Sabino Cassese, che è stato giudice della Corte Costituzionale e fra quelli di cui si è parlato come possibile Presidente della Repubblica.

Se anche un insigne giurista come è considerato Sabino Cassese si aggiunge al coro di quanti sostengono la tesi di Matteo Renzi e del Tesoro che la Costituzione è flessibile e deve piegarsi di fronte alle superiori esigenze del bilancio c’è da essere molto preoccupati. Vero è che da insigni giuristi ne abbiamo visto anche di peggio, nella storia anche recente, però, nel clima generale dell’Italia descamisada, le parole di Sabino Cassese danno i brividi.

Nell’articolo, uscito martedì 19 Maggio 2015 (“La valanga che andava evitata”) Sabino Cassese attacca di brutto i suoi ex colleghi della Corte Costituzionale: Scrive di

“scivolone della Corte, [che] dimentica per un momento delle sue proprie responsabilità di tutore dell’art. 81 della Costituzione, [che] avrebbe potuto innescare una valanga rovinosa non solo per l’economia italiana, ma anche per gli stessi pensionati”.

Quindi loda la saggezza del Governo. La Legge fondamentale? la Costituzione? è una fastidiosa appendice che non deve mettersi di traverso rispetto alla luminosa azione di Governo, quel Governo che ha agito, per vanificare gli effetti della sentenza della Corte Costituzionale

“con tempismo, senza aspettare momenti più propizi, e con atteggiamento di riguardo e cooperativo nei confronti della Corte costituzionale, nonostante che la sua sentenza non sia risultata gradita, giungendo anzi come un fulmine a ciel sereno.

Si spera che questa soluzione metta a tacere le interpretazioni estremistiche, quelle di chi vorrebbe la «restituzione di tutto». La Corte, infatti, lamentava che non vi fosse «alcuna rivalutazione», con il «blocco integrale» della perequazione disposto nel 2011. Consentiva che le attese dei pensionati venissero bilanciate con le esigenze di contenimento della spesa. Dichiarava irragionevole il blocco, non dichiarava ragionevole la rivalutazione disposta nel 1998.

La Corte non poteva dire di più, sancendo una sorta di intangibilità del modo di rivalutare le pensioni scelto nel 1998 e bloccato nel 2011 — come vorrebbero i sostenitori della tesi del «rimborso totale» — perché l’articolo 38 della Costituzione dispone che i lavoratori hanno diritto a vedersi assicurati mezzi «adeguati alle esigenze di vita», e giudice dell’adeguatezza è il Parlamento . Il Parlamento è tenuto solo a rispettare i principi di ragionevolezza e proporzionalità”.

Ma gli impegni assunti dallo Stato sono carta straccia?

“Si lamenterà che quella decisa dal overno non è una rivalutazione al cento per cento e che chi gode di pensioni superiori a sei volte il minimo non avrà rivalutazione. Ma la Costituzione dispone che siano assicurati «mezzi adeguati», non che questi vadano necessariamente dati con una piena rivalutazione. Ed è difficile sostenere che coloro che godono di pensioni superiori di sei volte il minimo non abbiano mezzi adeguati alle esigenze di vita”.

Può avere ragione, ma per il futuro. La retroattività è esclusa dove ci sono di mezzo diritti e soldi. Anche di fronte al peronismo strisciante:

“Il welfare italiano dà troppo agli anziani e troppo poco ai giovani (infatti, il decreto legge mira anche alla «salvaguardia della solidarietà intergenerazionale»)”-