Pensioni, il welfare fai da te: una famiglia su 5 si regge grazie al reddito dei nonni

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Febbraio 2019 14:30 | Ultimo aggiornamento: 13 Febbraio 2019 14:30
Pensioni, il welfare fai da te: una famiglia su 5 si regge grazie al reddito dei nonni

Pensioni, il welfare fai da te: una famiglia su 5 si regge grazie al reddito dei nonni

ROMA – Pensioni: in Italia oltre una famiglia su 5 si regge grazie al reddito da pensione di uno dei suoi membri. E’ quanto emerge dal report dell’Istat “Condizioni di vita dei pensionati” relativo agli anni 2016-2017, secondo il quale “si stima che siano oltre 12 milioni le famiglie con pensionati: nel 61,2% dei casi i trasferimenti pensionistici rappresentano oltre il 75% del reddito familiare disponibile e per il 22,7% delle famiglie l’unica fonte di reddito”.

Inoltre il report rivela che “continua a ridursi il differenziale di reddito tra famiglie con e senza pensionati: era di circa 2 mila euro annui nel 2013 e nel 2014, di 1.400 nel 2015 e di 850 euro nel 2016 (30.998 euro il reddito medio della famiglie senza pensionati nel 2016)”.

Nel 2017 i pensionati sono 16 milioni (-23mila rispetto al 2016, -738mila rispetto al 2008) e percepiscono in media un reddito pensionistico lordo di 17.886 euro (+306 euro sull’anno precedente). Le donne sono il 52,5% e ricevono in media importi annui di quasi 6mila euro più bassi di quelli degli uomini. Emerge dal rapporto Istat. Continuano ad ampliarsi le differenze tra nord e sud: l’importo medio delle pensioni nel Nord-est è del 20,7% più alto di quello nel Mezzogiorno (18,2% nel 2016, 8,8% nel 1983, primo dato disponibile).

La metà delle famiglie con pensionati non supera la soglia dei 24.380 euro (2.030 euro mensili), valore che scende a 21.074 euro nel Mezzogiorno e si attesta a 26.400 euro nel Centro e a 26.000 euro nel Nord. La presenza di un pensionato all’interno di nuclei familiari “vulnerabili”, quali i genitori soli o le famiglie in altra tipologia, – spiega l’Istat – consente di dimezzare il rischio di povertà (da 33,4% a 16,1% e da 32,8% a 16,6%). Il cumulo di pensioni e redditi da attività lavorativa abbassa il rischio di povertà al 3,8% rispetto al 18,4% di quelle costituite da soli titolari di pensioni.

Anche l’apporto economico dei componenti non pensionati, in particolare degli occupati, produce un calo del rischio di povertà, che è pari al 9,8% rispetto al 18,4% delle famiglie di soli pensionati che non cumulano redditi da lavoro. Tra le famiglie con pensionati, le meno esposte al rischio di disagio economico sono quelle in cui è presente un pensionato che cumula redditi da lavoro con o senza altri componenti occupati (con rischio di povertà rispettivamente a 3,8% e 4,3%), mentre le più vulnerabili sono costituite da pensionati senza altri redditi da lavoro che vivono con familiari non occupati (35,5%). Le famiglie di pensionati del Sud e delle Isole presentano un rischio di povertà quasi triplo di quello delle famiglie residenti al Nord e circa doppio di quelle del Centro.