Perché il Pd ha perso le elezioni? Analisi contro corrente in 5 punti

di Marco Benedetto
Pubblicato il 16 marzo 2018 6:06 | Ultimo aggiornamento: 17 marzo 2018 11:07
Perché il Pd ha perso le elezioni? Analisi contro corrente in 5 punti

Perché il Pd ha perso le elezioni? Analisi contro corrente in 5 punti. Nella foto: Matteo Renzi, gli hanno buttato la croce addosso, ma sua sua vera colpa è di non avere modernizzato abbastanza il partito

Ora gli analisti, i “pundit” da talk show, vanno oltre la sconfitta elettorale del Pd.

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Ora si parla di imminente scomparsa della sinistra e della destra, come rappresentate dallo stesso Pd e da Forza Italia di Berlusconi. Ci piace tanto l’apocalisse. Cercare di individuare, sotto gli strati del contingente, le regole eterne del comportamento umano e, nel caso, della politica, sa di vecchio. Risparmierebbe sciocchezze dette e errori fatti.

Essendo vecchio e sapendo che nemmeno in 25 mi leggeranno neanche solo per compassione, espongo liberamente le mie idee. Niente formule ardite, sono ragionamenti terra terra. E vi metto qui nero su bianco il contrario di quello che pensate voi: la sinistra non è morta, perché sinistra vuol dire progresso, vuol dire realizzare un sogno rivoluzionario: “Son della terra faticosi i figli/che armati salgon le ideali cime”. Spero sia morta la vostra sinistra di figli di papà, imbevuti di luoghi comuni. Quanti ne ho incontrati, specie dopo il ’68, che li liberò della disciplina e del rigore del Pci, dando dignità di pensiero alle più feroci scelleratezze ideologiche e anche fisiche.

Nemmeno la destra è morta, anche se da sempre la destra italiana, prima e dopo Cavour, prima e dopo Einaudi, non è mai stata granché. A dire il vero la destra non è mai stata granché né ieri né oggi. Roma fu fatta grande dalla sinistra, che all’epoca furono Cesare e Ottaviano.  Bismark passa per reazionario ma inventò lo stato sociale e svuotò la spinta rivoluzionaria.

Non è morta la destra, né in Italia né altrove. Ha capottato Berlusconi, perché non è un politico di destra, è un demagogo opportunista che al centro della sua ideologia non ha obiettivi né sogni, giusti o sbagliati, ha solo la sopravvivenza delle sue tv. Non avrebbe preso quei voti se Renzi non avesse così deluso tanti elettori moderati.

Incapaci di fare le riforme, in Italia ci affidiamo alle rivoluzioni. La nostra storia recente è tutta una rivoluzione, inclusa quella fascista. Ed ecco come siamo ridotti, guidati da un attore comico e da un ex stewart dello stadio di Napoli.

A onore del Pd, a difesa di Renzi, è difficile, se sei gente perbene, non soccombere sotto l’onda di bugie con cui il Movimento 5 stelle ha travolto una parte degli italiani. Solo una parte, a dire il vero, il ventre molle erede di quelli che cantavano “Francia o Spagna pur che se magna” e, più di recente, prendevano una scarpa prima e una dopo le elezioni, e questo vale per il Sud, erede di quella categoria ultra privilegiata di lavoratori viziati dal clientelismo delle partecipazioni statali e da secoli di sfruttamento dell’ignaro navigante in cerca di approdo, e questo vale per i genovesi.

Molti voti sono finiti al M5s per ripicca rispetto al fallimento del Pd mantenere le promesse, supino davanti a Monti e ai tedeschi, senza un’idea che non fosse quella di allearsi con Beppe Grillo e fottere Renzi. Che se Bersani, quello che per fare la lotta agli ordini li ha fatto proliferare, mentre i taxi sono sempre più cari e le farmacie sono beauty farm che chissà dove prendono i soldi, se Bersani avesse fatto il gioco di Renzi non avremmo avuto Ignazio Marino e poi la Raggi sindaco a Roma, Doria e poi la destra a Genova, la Boldrini presidente della Camera e, soprattutto, sul Pd si sarebbero riversati i voti dei moderati che alla fine sono tornati da Berlusconi. Per carità, Renzi ha comunque fatto uno scempio, ma forse, se preso in tempo…

Sentir parlare di buona amministrazione ai rampolli della nuova sinistra fa schifo. Ricordo quando, mezzo secolo fa, curando un giornaletto degli universitari genovesi, pubblicai una ricerca della Shell sulla collaborazione fra università e industria. Uno stronzetto che poi ritrovai a rompere la macchina fotografica di un reporter dell’Ansa, montò su un caos. Il giornaletto fu soppresso e l’università è finita come tutti sappiamo.

Dopo 50 anni, ho l’impressione che siamo sempre lì. Vediamo un po’.

1. Quello che hanno voluto dire gli elettori italiani il 4 marzo è che il Pd li ha delusi, che non ha saputo amministrare l’Italia. I suoi leader si sono persi dietro le farfalle dell’ideologia, come i liberali nella visione di Togliatti (“I poveri liberali, abilissimi nell’acchiappare le idee eterne nella rete come si acchiappano le farfallette nei prati, e incapaci di comprendere un’acca della realtà”) e hanno rimosso il grande problema dell’Italia, il funzionamento della macchina dello Stato. Non sono bastati i pochi mesi dell’unico governante con i piedi per terra, Paolo Gentiloni. Ha fatto un buon lavoro al Ministero degli Esteri (ricordate il caso Marò per confrontare lo scempio di prima) ma l’apparato statale richiede ben più di 6 giorni per essere sistemato.

2. L’Italia non funziona perché non funziona la burocrazia: fu la scoperta del 2011. Due le parole d’ordine. Far pagare lo Stato che non paga e così le aziende muoiono soffocate. Tagliare la spesa pubblica in modo coerente e organico, affidandosi alla “spending review”. Ce ne erano altre due, la guerra alla evasione fiscale e la riforma pensionistica. La guerra agli evasori, condotta da Monti più come tool di propaganda, ha fatto più danni che bene. Con i famosi blitz a Cortina e in via Condotti, con la persecuzione di qualunque cosa che galleggiasse nel mare italiano con bandiera italiana, il signor Mario Monti ha distrutto la nautica da diporto. Quanto ha perso lo Stato per il mancato prelievo fiscale? I risultati del lavoro della Guardia di Finanza e del Fisco si cominciano a vedere, ma probabilmente sono dovuti più ai nuovi capi e all’impegno dei loro uomini.

3. La riforma delle pensioni non è piaciuta mai agli italiani ed è stata condotta con l’arroganza tipica dei burocrati ministeriali. Si parla di una clausola feroce verso gli autonomi, che l’aspirante compagno Boeri ha sempre rifiutato di adeguare al buon senso.

A proposito di leggi, leggine e burocrazia, vi segnalo questa notizia, una delle tante: Belluno, mancava la dicitura «non trasferibile»: seimila euro di multa a un pensionato.

Magari il burocrate era leghista, ma l’angheria o percepita tale va sul conto di chi è al Governo.

4. Ora ditemi. Cosa ha fatto il Pd non dico per i tanto detestati autonomi, quanto almeno per quegli operai e quegli impiegati che dal 1945 in avanti votarono il Pci e le sue successive mutazioni? Qualcuno della sinistra si è mai chiesto se dietro la campagna sulle pensioni non ci fossero anche un po’ gli interessi della previdenza integrativa, dei sindacalisti nei Cda, delle compagnie di assicurazioni. Qualcuno è andato a vedere bene i conti dell’Inps, quali voci siano attive, quali no? Volete far pagare ai pensionati il costo dello Stato sociale? Non avete la forza di opporvi alla internazionale delle assicurazioni? La sinistra americana, che con Obama ha salvato gli Usa dal crollo che purtroppo Monti ci ha poi riservato, quando Bush jr. vagheggiò l’idea di privatizzare le pensioni, lo bloccò subito. La sinistruccia italiana inneggiò alla persecuzione del cileno Pinochet ma ignorò che Pinochet privatizzò le pensioni, scelta disastrosa e poi ribaltata dalla sinistra tornata al governo.

Il Governo Monti di infausta memoria chi lo ha voluto? Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica, ex comunista. Chi lo ha votato, con Berlusconi? Quei compagni del Pd cui oggi fa schifo perfino pronunciare il nome di Salvini e guardano con languore il metallico Di Maio.

Non potete pensare che un bel po’ di italiani non se ne siano accorti.

5. Cosa hanno fatto in questi anni i ministri competenti, Padoan e Calenda ultimi della serie? Avete più sentito parlare di spending review o di tempi di pagamento dello Stato? Non sono solo le aziende a patirne. Tanto quelli votano Berlusconi porta a pensare un rozzo e miope calcolo elettorale. Ma anche la povera gente ne soffre, molti elettori post comunisti. A chi può aver dato il voto la ex compagna novantenne che ha avuto riconosciuto un anno fa, si un anno fa, un certo diritto e ancora non ha visto un penny.

Intanto al Pd pensavano ai profughi e ai poveri ma come entità remote, come categorie astratte. I profughi da abbandonare in angoli sperduti dell’Italia, senza la dignità di un lavoro (urlavano allo sruttamento), senza la prospettiva di un domani se non quella di tagliare la corda e imboscarsi in Germania o in Francia e in Gran Bretagna. Mettete cento neri che hanno pagato 10 mila dollari per il viaggio, come una andata e ritorno Milano-New York in prima classe, in un paese di 300 friulani o piemontesi, senza impiego se non l’ozioso uso del telefonino e qualcuno anche lo spaccio. Mica sotto casa della cara Boldrini. Sotto casa del compagno Grasso ci sono i paletti, non passano le macchine altro che i neri.

Analisi del risultato elettorale, secondo di tre articoli, Per il primo cliccare qui.

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