Pil che viene, pil che va: da Monti a Squinzi, i punti volano

Pubblicato il 3 ottobre 2013 2:25 | Ultimo aggiornamento: 2 ottobre 2013 23:39

 

Pil che viene, pil che va: da Monti a Squinzi, i punti volano

Giorgio Squinzi: punti di Pil e orgoglio itsliano

Quanti punti di Pil si possono perdere? Il conto è quasi infinito, se si dà retta, leggendo i giornali, a tutte le parole allarmistiche che vengono fatte volare ogni giorno.

A dare retta a tutti, i dieci punti di Pil promessi da Mario Monti, da + 5% a + 10%, ce li siamo ormai mangiati tutti. Per fortuna c’è anche chi, sulla strada di Monti, trasforma tutto in aumenti di Pil, di solito collegati a prodigiosi incrementi di efficienza, come faceva il capostipite di questi imbonitori.

In una sola edizione del Sole 24 Ore, quella del 2 ottobre, c’è  Giorgio Squinzi, presidente dell Confindustria, che calcola la perdita di un punto a causa della situazione in cui tutti operiamo e c’è chi, grazie alla efficienza energetica, vuole farcene recuperare mezzo (esperti alla presentazione degli “Smart energy projects”, con previsioni di crescita di 65 miliardi all’anno).

Con tutti questi punti di Pil che volano da tutte le parti, siamo sempre più frastornati.

Squinzi, ha scritto Nicoletta Picchio sul Sole 24 Ore, ha denunciato:

“È follia pura correre il rischio di vanificare cinque anni di sacrifici che tutti gli italiani stanno facendo e soprattutto le industrie, considerando che la crisi italiana impatterebbe su tutta l’Europa. Mi auguro che prevalga il buonsenso”.

Che i cinque anni di sacrifici fossero una strada di penitenza scelta per per redimerci è una prospettiva affascinante di nuova interpretazione di quella che fino a ieri credevamo fosse una crisi mondiale. Certo la crisi è stata aggravata per l’Italia dai danni provocati da Mario Monti, ma è stata a sua crudeltà a farci stare male, non un nostro desiderio di arrivare, per aspera, ad astra.

Quanto all’Europa, l’abbiamo già infettata, anche grazie alle politiche fiscali repressive del suddetto Monti.

La conclusione, sembra quella del medico che al malato terminale dice che può ancora sperare in un  miracolo. Scrive Nicoletta Picchio:

“L’Italia comunque ce la può fare: «Dateci un paese normale e vi faremo vedere di cosa sono capaci gli italiani»”.

Ma un paese normale non esiste, se non negli sforzi letterari di Massimo D’Alema: ogni paese ha la sua storia, le sue crisi, i suoi trionfi, questa è la sua normalità. E l’Italia è quella che è, con le sue povertà, la sua storia, i suoi conflitti sociali mascherati ma non per questo meno violenti, la sua collocazione geopolitica. Chi vuole raddrizzare le gambe ai cani si illude e illude.

E quando qualcuno dice con orgoglio frasi commoventi e disperate come “facciamo vedere di cosa sono capaci gli italiani” vengono in mente due canzoni, una per l’eroismo, una per il cialtronismo.