Poste Italiane in Borsa: piccoli azionisti con euro in prestito?

di Sergio Carli
Pubblicato il 15 Maggio 2014 12:38 | Ultimo aggiornamento: 15 Maggio 2014 12:38
Poste Italiane in Borsa: piccoli azionisti con euro in prestito?

Francesco Caio, d di Poste italiane

MILANO – Idea geniale quella di imprestare i soldi ai dipendenti di Poste Italiane perché diventino azionisti delle stesse Poste Italiane quando saranno quotate in Borsa, in autunno 2014, per un valore dell’offerta fra i 4 e i 5 miliardi su un valore complessivo dell’azienda di 12 miliardi di euro.

L’idea, informa Sara Bennewitz su Repubblica, è allo studio. Indubbiamente è affascinante ed anche coerente con il profilo di una azienda di fatto monopolista o quasi, la cui quotazione sa più di una distribuzione di titoli di Stato.

Secondo Sara Bennewitz, è previsto

“un canale privilegiato per i piccoli azionisti. Dipendenti, correntisti ma anche la famosa casalinga di Voghera che volessero sottoscrivere il collocamento avranno diritto non solo alla bonus share, ma anche a una corsia preferenziale nel caso in cui, dopo un eccesso di domanda, si dovesse andare al riparto.

“Inoltre si stanno già valutando ipotesi di finanziamento per i dipendenti postali in modo da permettere a chiunque lo desideri di diventare socio dell’azienda per cui lavora”.

Il tema è affascinante e anche challenging chi impresta i soldi? le stesse Poste? O una banca terza? Con quali garanzie? Con quali criteri?Può essere l’apertura di nuove frontiere per l’azionariato diffuso. Oppure per nuovo lavoro di qualche Procura.

Ma tra tutti gli esperti che già si sono mossi, la preda è magnifica e il risultato farà scuola.

Garantisce Repubblica che

“per la distribuzione sul mercato sono state ingaggiate le maggiori banche italiane, ma anche i grandi colossi internazionali.

“I coordinatori dell’offerta scelti per l’operazione sono Bank of America, Merrill Lynch, Citigroup e Mediobanca, mentre Intesa Sanpaolo e Unicredit avranno il ruolo di book runner.

“Per la parte legale il Tesoro ha scelto Gianni Origoni Grippo Cappelli & Partners, lo stesso consulente di Fincantieri”.