I potenti in Italia pensano ad aver sempre più potere. Far bene le cose? Mai

di Sergio Carli
Pubblicato il 11 luglio 2015 11:36 | Ultimo aggiornamento: 11 luglio 2015 11:38
I potenti in Italia pensano ad aver sempre più potere. Far bene le cose? Mai

Marco Travaglio: i potenti intercettati parlano solo di accrescere il loro potere, ma di lavorare bene

ROMA – Una chiave per capire perché le cose in Italia vanno storte è forse nella considerazione che Marco Travaglio fa nel suo editoriale pubblicato dal Fatto sabato 11 luglio 2015:

“Sono vent’anni che leggiamo intercettazioni di politici, e mai una volta che li abbiamo sentiti preoccupati per le sorti dell’Italia, o allarmati per la disoccupazione, la corruzione, la crisi economica, il degrado dei servizi pubblici, o concentrati sui provvedimenti da adottare per migliorare la vita dei cittadini che profumatamente li stipendiano. Non parliamo poi degli alti vertici della Guardia di Finanza”, […] Appena un politico o un alto papavero incappano nelle intercettazioni della magistratura – che di solito arriva a loro per caso, indagando su fior di malfattori, che presto o tardi finiscono per parlare con chi più di tutti dovrebbe scansarli – si scopre che passano il tempo fra nomine, promozioni, intrighi, intrallazzi, ricatti, maldicenze, affari e malaffari. È anche il caso delle intercettazioni depositate dai pm di Napoli al termine delle indagini sulle coop rosse, gli appalti truccati e la camorra in Campania”.

Non è che negli altri Paesi del mondo le momine siano fatte per titoli e esami: non si può prescindere dal giudizio di ideoneità a un ruolo, in cui i pezzi di carta devono giocare un ruolo marginale. Quello dei titoli e esami è un mito stupido della sinistra post comunista e rappresenta una versione di classe alta (da cui ormai è formata la sinistra in Italia) dell’ugualitarismo. L’ugualitarismo è cosa ben diversa dall’uguaglianza: di dignità, di rispetto, di opportunità (entro i limiti di razza, genere e classe di origine che nemmeno l’Unione Sovietica è riuscita a rimuovere).

Ma negli altri Paesi quanti occupano incarichi e funzioni pubbliche, politici, burocrati, militari, un po’ di attenzione la dedicano anche al lavoro che loro compete. In Italia l’incometenza regna sovrana. La casistica è ampia, gli esemi più recenti sono le disfunzioni estive dei trasporti ferroviari e cittadini, dove il denominatore comune, insieme con la assoluta mancanza di risetto umano per i cittadini – sudditi, è proprio l’incspacità di fare bene il proprio lavoro da parte di tutti, a partire dai vertici.

L’iintuizione di Marco Travaglio apre una strada. In effetti non sono solo le ultime rivelazioni a dircelo. In tutte le intercettaazioni che abbiamo letto, mai una volta in cui emerga un contrasto sui criteri di esecuzione di un ponte o di un campo profughi ma sempre si parla di ruoli e prebende e tangenti.