Primarie Usa, il PD teme la sinistra e rilancia Biden

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Marzo 2020 6:04 | Ultimo aggiornamento: 5 Marzo 2020 10:54
Primarie Usa, il Super Tuesday è un trionfo per Joe Biden. E' sfida con Sanders

Primarie Usa, il Super Tuesday è un trionfo per Joe Biden. E’ sfida con Sanders (foto ANSA)

WASHINGTON – Primarie Usa 2020, la rimonta di Joe Biden si spiega in un solo modo. Con la forza del e le manovre messe in atto dal Partito Democratico Americano. 

Con buona pace di chi da noi pontifica contro la partitocrazia, la lezione dagli Usa è che i partiti sono una cosa seria e funzionante, sono la vera cinghia di trasmissione tra la volontà popolare e il sistema rappresentativo.

Magari sono meno burocraticmente strutturati rispetto all’Europa e all’Italia, ma certo molto efficienti e potenti.

Secondo gli analisti politici americani, nelle prossime presidenziali non è solo in ballo il titolo di occupazione della Casa Bianca, ma anche il controllo del Parlamento. Se i democratici al Senato non hanno maggioranza, come il fallimento dell’empeachement di Trump ha dimostrato, alla Camera comandano loro. Con un candidato alla presidenza troppo a sinistra come Bernie Sanders, i capi del partito temono di perdere decine di seggi,

Questo spiega perché due dei concorrenti alle primarie, Pete Buttigieg e il senatore Amy Klobuchar si sono ritirati e hanno affermato che appoggeranno il moderato Biden: uno sforzo disperato, scrive il NYP, per fermare il senatore del Vermont, che sembrava andare dritto verso grandi vittorie nei ricchi stati come la California e il Texas.

“L’ala sinistra del Partito Democratico si sta stringendo intorno a Joe perché sanno bene ciò che è in gioco”, ha detto a NBC News Adrienne Elrod, stratega del partito.

“I moderati che hanno disperso il voto aiutano il candidato di estrema sinistra, Bernie Sanders”, ha detto Jay Jacobs, leader del Partito Democratico della Contea di Nassau.

I sostenitori di Buttigieg, ex sindaco di South Bend, Indiana, e Klobuchar, del Minnesota, potrebbero non essere pronti ad accettare un socialista democratico, come si è autodefinito Sanders che di recente ha elogiato il defunto dittatore cubano Fidel Castro.

“Dal posto dove vengo, il messaggio di Bernie non viene recepito dalla maggioranza degli elettori e si deve tenerne conto”, ha detto Jacobs.

Da un sondaggio interno condotto dalla campagna di Mike Bloomberg il mese scorso è emerso che se Sanders fosse il candidato del partito come presidente, “metterebbe a repentaglio” la rielezione di 42 democratici e quindi la regola della maggioranza del partito alla Camera.

Biden sul podio non ha mai citato per nome i suoi rivali, ma ha fatto un esplicito riferimento a Bernie Sanders quando ha detto: “La gente parla di rivoluzione. Bene, noi abbiamo iniziato un movimento”.

Il presidente Trump ha dato una spiegazione alternativa al sostegno di Buttigieg e Klobuchar a Biden, ipotizzando con i giornalisti che siano a caccia di un posto nel caso l’ex vice di Obama andasse alla Casa Bianca.

“Si chiama quid pro quo, giusto?” ha detto Trump, in un apparente e scherzoso riferimento alle accuse dei democratici di aver cercato di organizzare un quid pro quo con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a cui chiese di indagare su un presunto caso di abuso di potere che aveva coinvolto Joe Biden.

Biden e Sanders gareggeranno con il senatore del Massachusetts Elizabeth Warren, l’ex sindaco di New York Bloomberg e il rappresentante delle Hawaii Tulsi Gabbard per 1.357 delegati.

Ai candidati saranno assegnati delegati solo per gli stati e i distretti in cui ottengono almeno il 15 percento dei voti, il che significa che gli aspiranti in bilico Warren e Bloomberg possono o rianimare le loro campagne – ed eliminare Biden e Sanders – o andare a casa a mani vuote. (Fonte: New York Post)