Regioni e sprechi. Tagli, impresa impossibile per Monti, nessun partito li vuole

Pubblicato il 1 ottobre 2012 8:19 | Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2012 8:41

C’è aria di presa in giro. I giornali parlano di scure di Monti all’opera (ma forse Repubblica sta provando a trasformare Monti in uno Zagor in carne e ossa, nell’assunto che gli italiani sono creduloni come gli indiani della foresta di Darkwood).  Ma i tagli finora sono stati briciole e l’unica cosa certa sono stati l’aumento delle tasse a fini demagogici e la recessione che ne è seguita.

Ora vediamo il Governo e la eterogenea e innaturale maggioranza che lo sostiene alle prese con un compito impossibile, ridurre la gigantesca spesa pubblica connessa con la follia delle regioni. Il moralista che è in noi è giustamente indignato per le feste dei maiali e le ostriche, deriva estrema del partito ad personam inventato da Berlusconi, ma il sangue agli occhi rischia di non farci vedere la foresta degli sprechi oltre i cespugli delle mariuolate.

La foresta è fatta dal sistema delle Regioni, errore storico per l’Italia ma progresso irrevocabile per il sistema dei partiti, quello che una volta si chiamava partitocrazia. A noi costano decine di miliardi in più, ma per i partiti rappresentano posti di lavoro, fonti di potere e di finanziamento e l’esempio maggiore viene dalla Lombardia, non dalla Sicilia. Poi c’è lo scandalo nello scandalo, le Regioni a statuto speciale, figlie anche loro della guerra fredda, come tutti i nostri guai attuali e anche il nostro benessere.

Adesso dicono che metteranno tetti e briglie alla spesa delle Regioni, ma c’è poco da credere perché il problema non risiede in quanto o in come spendono ma in quanto incassano: semplicemente troppo.

E in questo tutti i partiti sono complici, perché le Regioni rappresentano il sistema perfetto di distribuzione di denaro e potere fra i partiti. Mentre un Governo accentratore per forza di cose esclude dal monte premi l’opposizione, un sistema regionale è una scacchiera, dove difficilmente i grandi partiti sono certi di avere una base locale, a prescindere dal risultato complessivo nazionale.

Gli esempi sono davanti a noi. La Lega è in crisi, ma nessuno gli toglie le portaerei di Piemonte e Veneto. Berlusconi è uscito di scena ma nessuno gli toglie la Lombardia o la Campania e, fino ai maiali, il Lazio. Così era ieri con il vecchio Pci ante arco costituzionale, così sarà domani.

Questo non esenta Mario Monti, semplicemente ci mette l’anima in pace. Se in una nazione dove il prelievo pubblico sui redditi da lavoro sfiora il 70 per cento se si sommano alle tasse i contributi previdenziali, questo vuole dire che  ciascuno di noi ne mantiene almeno un altro, e quell’altro non avrà mai la minima intenzione di rinunciarvi.

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