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Renzi, un po’ di Berlusconi, un po’ di Beppe Grillo, un po’ di Verdini spruzzato

Renzi, un po' di Berlusconi, un po' di Beppe Grillo e un po' di Verdini spruzzato

Dopo Maria Rosaria Di Giorgi (Foto da Facebook)

ROMA – A seguire Matteo Renzi si ha la strana e sgradevole sensazione di vedere un film tipo “Minority report”, dove passato e futuro, realtà e fantasia sono impastati impastati ancora con risultati che bloccano il respiro e lo stomaco.

Matteo Renzi appare un po’ un clone, certo di Berlusconi, ma un po’ anche di Beppe Grillo.

La prepotenza è di Berlusconi, senza la maschera untuosa del mi consenta. Ma c’è anche del Beppe Grillo in quella brutalità sfrontata.

C’è Berlusconi nell’uso delle donne come squadriste, nel campo di Berlusconi gli esempi sono numerosi e molti anche egregi. Qui cominciano a delinearsi le amazzoni della nuova sinistra.

Non staffette partigiane, sempre un po’ confinate a ruoli ancillari come conveniva ai tempi. Parlano e agiscono a pieno titolo.

Dopo la sparata arrogante di Simona Bonafé, Leggiamo le parole della senatrice Rosa Maria Di Giorgio, di Firenze, ultra renziana:

“Cuperlo lasci la presidenza del Pd. Il livore e l’astio che hanno caratterizzato il suo intervento contro il segretario Matteo Renzi rendono evidente che non è in grado di garantire la terzietà richiesta da un ruolo di garanzia, come quello che ricopre”.

“Le parole di Cuperlo tradiscono gli elettori delle primarie e rappresentano in modo esemplare un vecchio modo di fare politica, quello che ci ha regalato un ventennio di immobilismo e che oggi non accetta di riconoscere i meriti di chi è riuscito a dare concretezza a materie complesse come le riforme istituzionali e la legge elettorale. La politica è mediazione e questo vuol dire mettersi a un tavolo e trattare anche con un avversario storico, come è l’altro grande partito del nostro Paese. Grazie a Renzi, l’Italia ha ripreso a muoversi”.

Pindaro non avrebbe saputo fare di meglio.

Sulla stessa linea di Maria Rosaria Di Giorgi era, domenica, Simona Bonafé:

”Consultare la base del Pd sulla legge elettorale? Lo abbiamo già fatto con le primarie a cui ci siamo presentati con un preciso programma”.

Peccato che nessuno abbia detto, a quanti incautamente hanno votato Matteo Renzi, che nel pacchetto era incluso il sistema elettorale disegnato da Denis Verdini.

 

 

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