Riforme con leggi approvate non annunci: Mario Draghi a Matteo Renzi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 settembre 2014 9:10 | Ultimo aggiornamento: 5 settembre 2014 9:10
Mario Draghi

Mario Draghi

ROMA – Mario Draghi, presidente della Bce, la Banca centrale europea, nella sua conferenza stampa di giovedì, ha lanciato un chiaro messaggio, si potrebbe dire un altolà o un diktat, a Matteo Renzi sulle riforme, lavoro innanzi tutto: se Matteo Renzi vuole flessibilità, deve avere avviato il processo delle riforme con atti concreti, cioè leggi, e non parole o annunci.

L’analisi di Federico Fubini è basata sulla interpretazione dei toni più che dei testi, ma gli si può credere quando scrive su Repubblica che Mario Draghi 
“ha consegnato una serie di messaggi percepibili, più che nelle parole, negli accenti che le accompagnano”.
Mario Draghi ha detto che di flessibilità nelle regole di bilancio europee si discute solo dopo le riforme interne dei Paesi, ciò vuole dire che devono essere state «approvate in forma di legge», non solo fermarsi a livello di proposte. Questa
“non è solo una generica opinione. È un intervento di precisione chirurgica nel dibattito europeo di queste settimane”.
Per l’8 ottobre, prosegue Federico Fubini, Matteo Renzi
“ha convocato in Italia un vertice dei leader europei sulla crescita e l’occupazione. La data ha l’aria di non essere lasciata al caso: una o due settimane dopo il governo dovrà presentare la legge di Stabilità, cioè la manovra di bilancio sul 2015, che poi va subito sottoposta all’esame della Commissione Ue. Il vertice europeo in Italia è dunque l’ultima occasione per Renzi di strappare un po’ di “flessibilità” utilizzabile subito. Dopo quell’incontro con i capi di Stato e di governo Ue, probabilmente non riuscirà più a ridurre la portata della stretta al bilancio sul 2015 senza rischiare un conflitto con Bruxelles. Renzi ha bisogno di un accordo con la cancelliera tedesca Angela Merkel al Consiglio europeo fra un mese.
Si colloca qui il riferimento di Draghi al fatto che la flessibilità va chiesta dopo aver fatto certe riforme, non quando queste vengono semplicemente annunciate.
Per l’Italia il terreno di prova resta sempre quello sul quale si sono già arenati gli esecutivi di Silvio Berlusconi, Mario Monti e Enrico Letta: il lavoro.
Renzi ha applaudito alle mosse della Bce per facilitare ancora il credito in Europa. Ma se Matteo Renzi dovesse arrivare al “suo” vertice Ue di ottobre con una bozza di progetto sul lavoro ancora poco chiara, per lui rischierà di far testo l’osservazione di Draghi: in assenza di riforme realmente già messe sui binari anche l’idea di rallentare il ritmo del risanamento, dunque di approvare una finanziaria meno pesante, non farebbe molta strada”.
L’analisi di Federico Fubini tocca anche l’apertura di Mario Draghi alla
“ipotesi di lanciarsi in acquisti su larga scala, almeno mille miliardi di euro, di titoli privati e di Stato. Sarebbe la risposta più forte al peso della deflazione dei prezzi che rischia di schiacciare i Paesi più indebitati, Italia inclusa. Ieri non c’era una maggioranza per una scelta del genere ma Draghi, deliberatamente, ha ripetuto per ben due volte lo stesso concetto: un gruppo di governatori è già a favore delle misure più radicali, creare moneta in enormi quantità e immetterla nell’economia”.