Roberto Saviano ad Amici: il cinico marketing culturale di un paraguru

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Aprile 2015 12:44 | Ultimo aggiornamento: 13 Aprile 2015 13:04
Roberto Saviano ad Amici: il cinico marketing culturale di un paraguru

Roberto Saviano ad Amici: il cinico marketing culturale di un paraguru

ROMA – Roberto Saviano ad Amici: il cinico marketing culturale di un paraguru. Non c’è contraddizione: tra il considerare il capo di Mediaset Marina Berlusconi una che percorre “sporche impronte” e partecipare da super-ospite a Canale 5. Non c’è contraddizione secondo Roberto Saviano, piuttosto lui ci vede “contaminazione” nella possibilità di parlare a un largo pubblico e senza censure di quello che vuole. Di tutto, cioè, tranne che di Gomorra (e di camorra, di criminalità, di droga, di appalti ecc…) che sarebbe poi la ragione sociale della sua fortuna di narratore.

Ad Amici, il talent show, l’accademia delle arti in tv di Maria De Filippi,  Saviano ha parlato della tragedia dei migranti, dell’importanza di non ridurre tutto a vuoti slogan, ha chiuso cita. Un sermone ascoltato religioso silenzio. Il dibattito no, però, per carità. Lui dice che non è nelle sue corde il contraddittorio rapido e  un po’ sterile in voga nei talk show: predilige il piedistallo quando un pulpito non sia disponibile. E lo scambio di idee, il confronto delle opinioni? Non c’è contraddizione per Saviano. Contraddizione che esiste solo per i soliti snob (regolarmente da salotto) che, poveri loro, la musica e la danza e il canto li preferiscono anche senza il pollice verso di un televoto.

In tanti si sono convertiti al talent, all’X-factor, alla gara in tv, anche i tanti artisti che ne contestavano il format, ne disprezzavano il contenuto, ne aborrivano il dilettantismo elevato ad audience. Fino a un minuto prima di essere ingaggiati come giudici, come ospiti, come direttori artistici della squadra blu, rossa, verde. Allora sì, per Francesco Renga (“Rosico quando li vedo, non andrò mai”), Renato Zero (“sono uno zoo”), Loredana Bertè (“Chi esce da lì non lascia il segno”) e per Roberto Saviano, intellettuale pop, “non c’è contraddizione”.

Dei talent che pensa? “Il talento non è solo vincere una competizione: è abitare una passione e una capacità. Il successo spesso non dipende da noi ma dal caso, dall’occasione. È una sfida personale in cui non rientra il giudizio altrui. Un talent che comunica questo è più che intrattenimento”. (Silvia Fiumarola, La Repubblica).