Scalfari e Papa Francesco. Il più grande giornalista sui sentieri della teologia

Pubblicato il 31 dicembre 2013 7:57 | Ultimo aggiornamento: 30 dicembre 2013 22:00
Scalfari e Papa Francesco. Il più grande giornalista sui sentieri della teologia

Eugenio Scalfari: Papa Francesco ha abolito il peccato

Papa Francesco interpretato da Eugenio Scalfari è un “rivoluzionario” che

“di fatto ha abolito il peccato”,[…] concetto eminentemente teologico, trasgressione di un divieto, quindi colpa”.

Sono sentieri arditi, su cui per duemila anni si sono inerpicate e talvolta perse schiere di professionisti teologi. che hanno portato al rogo schiere di pensatori, in cui Eugenio Scalfari si addentra con la levità e la sicurezza di uno dei più grandi giornalisti degli ultimi cento anni e oltre.

Spiega che

“la legge mosaica condensata nei dieci comandamenti ordina e impone divieti. Non contempla diritti, non prevede libertà. Il Dio mosaico descrive anzitutto se stesso: «Onora il tuo Dio, non nominare il nome di Dio invano, non avrai altro Dio fuori di me».

“Poi, per analogia, ordina di onorare il padre e la madre. Infine si apre il capitolo dei divieti, dei peccati e delle colpe che quelle trasgressioni comportano: «Non rubare, non commettere atti impuri, non desiderare la donna d’altri» (attenzione: il divieto è imposto al maschio non alla femmina perché la femmina è più vicina alla natura animale e perciò la legge mosaica riguarda gli uomini).

Il Dio mosaico è un giudice e al tempo stesso un esecutore della giustizia. […] Non contempla alcun Figlio il Dio mosaico; non esiste neppure il più vago accenno alla Trinità. Il Messia – che ancora non è arrivato per gli ebrei – non è il Figlio ma un Messaggero che verrà a preannunciare il regno dei giusti. Né esistono sacramenti né i sacerdoti che li amministrano. Quel Dio è unico, è giudice, è vendicatore ed è anche, ma assai raramente, misericordioso, ammesso che si possa definire chi premia l’uomo suo servo se e quando ha eseguito la sua legge.

“È Creatore e padrone delle cose create. Nulla è mai esistito prima di lui e quindi da quando esiste comincia la creazione. Questo Dio i cristiani l’hanno ereditato trasformandolo fortemente nella sua essenza ma facendone propri alcuni aspetti importanti: il divieto e quindi il peccato e la colpa. Adamo ed Eva peccarono e furono puniti, Caino peccò e fu punito, e anche i suoi discendenti peccarono e furono puniti. L’umanità intera peccò e fu punita dal diluvio universale.

“Questo è il Dio di Abramo, il Dio della cattività egizia e babilonese, di Assiria, di Babele, di Sodoma e Gomorra. Nella sostanza è il Dio ebraico o molto gli somiglia salvo che nella predicazione di alcuni profeti e poi soprattutto in quella evangelica di Gesù.

[…]

“Il Dio che predicò Gesù e che troviamo nei Vangeli e negli Atti degli apostoli è un Dio estremamente misericordioso che si manifestò con l’amore e il perdono. Nella dottrina dei Concili e dei Papi restano tuttavia le categorie del Dio giudice, del Dio esecutore di giustizia, del Dio che ha edificato una Chiesa e man mano l’ha distaccata dal popolo dei fedeli. Dall’editto di Costantino sono passati 1700 anni, ci sono stati scismi, eresie, crociate, inquisizioni, potere temporale. Novità e innovazioni continue su tutti i piani, teologia, liturgia, filosofia, metafisica. Ma un Papa che abolisse il peccato ancora non si era visto. Un Papa che facesse della predicazione evangelica il solo punto fermo della sua rivoluzione ancora non era comparso nella storia del cristianesimo.

“Questa è la rivoluzione di Francesco. […] Francesco abolisce il peccato servendosi di due strumenti: identificando il Dio cristiano rivelato da Cristo con l’amore, la misericordia e il perdono. E poi attribuendo alla persona umana piena libertà di coscienza. L’uomo è libero e tale fu creato, afferma Francesco”.

[…]

“Per Francesco, l’uomo è libero, la sua anima è libera anche se contiene un tocco della grazia elargita dal Signore a tutte le anime. Quella scheggia di grazia è una vocazione al Bene ma non un obbligo. L’anima può anche ignorarla, ripudiarla, calpestarla e scegliere il Male; ma qui subentrano la misericordia e il perdono che sono una costante eterna, stando alla predicazione evangelica così come la interpreta il Papa. Purché, sia pure nell’attimo che precede la morte, quell’anima accetti la misericordia. Ma se non l’accetta? Se ha scelto il Male e non revoca quella scelta, non avrà la misericordia e allora che cosa sarà di lui?

“Per rivoluzionario che sia, un Papa cattolico non può andare oltre. Può abolire l’Inferno, ma ancora non l’ha fatto anche se l’esistenza teologica dell’Inferno è discussa ormai da secoli.

[…]

“Francesco non mette in discussione i dogmi e ne parla il meno possibile. Qualche volta li contraddice addirittura. È accaduto almeno due volte nel dialogo che abbiamo avuto e che spero continuerà”.

Qui Scalfari tocca un tema che ha increspato le acque del giornalismo italiano di recente, dopo la sua intervista a Papa Francesco pubblicata su Repubblica e dalla quale Papa Francesco ha preso le distanze.

Chi ha visto Scalfari in azione come intervistatore sa che il suo resoconto non è una trascrizione stenografica, ma l’articolo è una sostanzialmente fedele rappresentazione dei concetti esposti. Una versione italiana del grande stile di Cyrus Sultzberger nelle sue interviste con i potenti della terra.

Qui ci sono due concetti da tenere presenti, diversi ma non alternativi. Chiaramente chi ha suggerito a Papa Francesco di avvicinare Scalfari è la stessa mente un po’ provinciale che ha spinto Papa Benedetto a scrivere a Piergiorgio Odifreddi. Una mente meno Italia centrica avrebbe pensato ad altra strategia, con un respiro un po’ meno casalingo: altri giornalisti, soprattutto altri scienziati.

Però Scalfari, a pochi mesi dal novantesimo compleanno, dà ancora le piste a tutti: nella grandezza del disegno, dello stile, dei pensieri. Senza contare il grande monumento speriamo davvero aere perennius, Repubblica, che finora nonostante gli sforzi non sono ancora riusciti a demolire.

Ed ecco ora un nuovo frammento del Vangelo di Papa Francesco secondo Scalfari:

“Una volta mi disse, di sua iniziativa e senza che io l’avessi sollecitato con una domanda: «Dio non è cattolico ». E spiegò: Dio è lo Spirito del mondo. Ci sono molte letture di Dio, quante sono le anime di chi lo pensa per accettarlo a suo modo o a suo modo per rifiutarne l’esistenza. Ma Dio è al di sopra di queste letture e per questo dico che non è cattolico ma universale.

“Alla mia domanda successiva a quelle sue affermazioni sconvolgenti, papa Francesco precisò: «Noi cristiani concepiamo Dio come Cristo ce l’ha rivelato nella sua predicazione. Ma Dio è di tutti e ciascuno lo legge a suo modo. Per questo dico che non è cattolico perché è universale». Infine ci fu in quell’incontro un’altra domanda: che cosa sarebbe accaduto quando la nostra specie fosse estinta e non ci sarà più sulla Terra una mente capace di pensare Dio?

“La risposta fu questa: «La divinità sarà in tutte le anime e tutto sarà in tutti». A me sembrò un arduo passaggio dalla trascendenza all’immanenza, ma qui entriamo nella filosofia e vengono in mente Spinoza e Kant: «Deus sive Natura» e «Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me». «Tutto sarà tutto in tutti». A me, l’ho già detto, è sembrata una classica immanenza ma se tutti hanno tutto dentro di sé potrebbe essere concepita anche come una gloriosa trascendenza.

“Qui si pone un’altra e fondamentale domanda: che cos’è il Bene e che cosa è il Male? Credo sia impossibile dare una definizione a questi due concetti. Una soltanto è possibile: sono necessari l’uno all’altro per poter reciprocamente esistere di fronte ad un essere vivente che ha conoscenza di sé. Gli animali non hanno il problema del Male e del Bene perché non possiedono una mente che si guarda e si giudica. Noi sì, quella mente l’abbiamo. Se ci fosse solo il Bene, come definirlo? Ma se c’è anche il Male l’esistenza di uno fa la differenza dell’altro come accade tra la luce e il buio, tra la salute e la malattia, e se volete, tra esistenza e inesistenza. Il nulla non è definibile né pensabile perché privo di alternativa”.