Scuola sulla Carrozza della restaurazione: più assistenzialismo, meno meritocrazia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 settembre 2013 7:50 | Ultimo aggiornamento: 11 settembre 2013 14:31
Scuola sulla Carrozza della restaurazione: più assistenzialismo, meno meritocrazia

Il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza con il premier Enrico Letta (LaPresse)

ROMA – Il “pacchetto scuola”, il decreto approvato dal governo Letta in cui si cancella il bonus maturità e si assumono i precari, non è un rilancio ma un rinculo verso logiche non meritocratiche e assistenziali. Questa l’opinione di Stefano Cingolani su Italia oggi, che chiosa “riapre la scuola e si sente un’aria di restaurazione… Senza che prima sia scoppiata la rivoluzione”.

“Non salgo sulla Carrozza – La professoressa Carrozza, ministro della Pubblica istruzione, dice che la scuola è tornata al centro, facendo eco ad enfatiche dichiarazioni del presidente del Consiglio”.

Secondo Cingolani il decreto firmato dal ministro Maria Chiara Carrozza è un passo indietro rispetto alle scelte dei suoi predecessori. A iniziare dalla cancellazione del bonus maturità, un bonus di punti (da 4 a 10) per il test d’ingresso nelle università a numero chiuso, che varia a seconda del voto preso all’esame di maturità. Il bonus era stato pensato da Fioroni (2006-8), tenuto in stand-by dalla Gelmini (2008-11), introdotto da Profumo (2011-13) alla fine dello scorso anno scolastico, fra mille polemiche.

Un altro punto criticatissimo da Cingolani è l’assunzione dei precari:

“«Congelati concorsi e concorsoni pubblici – scrive la Repubblica – la ministra pisana ha scelto di reclutare chi a scuola lavora già: i precari». Già. Verrà fatta una verifica sul loro livello culturale e sulla loro effettiva capacità di insegnare? Sistemare il precariato è una necessità nel medio periodo. Ma non vuol dire collocare tutti, sempre e comunque”.

Stante il livello sempre più basso della preparazione degli studenti italiani, la scarsa conoscenza delle lingue, la poca meritocrazia, per Cingolani

“Insomma, non c’è proprio nulla da celebrare. E toccherà ancora una volta alla selezione «naturale», cioè familiare, il compito di supplire a una scuola così uguale per tutti da non servire a nessuno. È il darwinismo sociale all’italiana che ci ha portato dove siamo. Cioè davvero in basso”.