Scuola caos. Valeria Fedeli, ‘a ministra accusa: “Licei razzisti”. Non si accorge che sono i suoi questionari

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 febbraio 2018 14:49 | Ultimo aggiornamento: 11 febbraio 2018 17:55
Licei razzisti? 'A ministra Fedeli all'attacco, ma i questionari sono i suoi

Scuola caos. Valeria Fedeli, ‘a ministra accusa: “Licei razzisti”. Non si accorge che sono i suoi questionari

ROMA – La sortita del ministro della Pubblica Istruzione Valeria Fedeli contro il “razzismo” di alcune scuole italiane (clamorosamente smentita da una sua preside, si veda sotto)) accende il faro sulla missione affidata alla scuola italiana. Deve insegnare e preparare i i giovani alla vita di lavoro che li aspetta, almeno quelli che non contano sul reddito di cittadinanza di Beppe Grillo & Casaleggios, o deve servire da melting pot per l’assorbimento culturale dei figli degli immigrati?

La polemica sollevata dalla ex sindacalista dal discusso pedigree scolastico, nota come ‘a ministra, rivela anche la piaga della sinistra italiana oggi e spiega perché il reietto Berlusconi, reduce da vent’anni di governo un po’ fallimentari (in concorso con Prodi e D’Alema), sta per vincere le elezioni 2018, con gli aborriti della Lega e con un manipolo di post fascisti.

Probabilmente la povera “ministra” è stata ancora una volta mal consigliata dal suo staff, questa volta non in materia di “consecutio temporum” ma su un terreno più scivoloso, quello del razzismo. A darle una mano ci si è messa Repubblica, sollevando lo scandalo. Di fatto preparandole un bel trappolone per la penna elettronica di Corrado Zunino. Scandisce Repubblica:

“La prosa con cui alcune scuole del Paese, spesso i licei più prestigiosi e selettivi, si sono offerti alle famiglie per attrarre l’iscrizione dei loro figli è da censura. Nell’ansia di far apparire un istituto privo di problemi, pronto a fornire la migliore didattica senza impacci con gli adolescenti stranieri o i ragazzi bisognosi di sostegno, i dirigenti scolastici hanno licenziato rapporti di autovalutazione classisti”.

Tra le scuole dello scandalo, sembrano esserci alcuni licei classici fra i più rinomati d’Italia.  Il Liceo Visconti di Roma, la scuola Giuliana Falconieri di Roma-Parioli, il Parini di Milano, il D’Oria di Genova. Che quelli del D’Oria abbiano sempre avuto la puzza sotto il naso lo potete ben capire pensando al suo ex allievo più famoso, Massimo D’Alema.

Razzisti però lo sono soprattutto i poveri, quelli che ora votano Lega perché la sinistra è diventata troppo inclusiva, adora le accoglienze e probabilmente espellerebbe quel sindaco comunista di Torino che rimpiangeva i tempi in cui tutti gli operai parlavano piemontese. Un comico genovese dal nome non proprio nordico, tanto per dire, ha indicato fra le tre disgrazie che si annunciano più agevolmente nel dialetto di Mazzini e Garibaldi il fatto che una genovese si fidanzi con un gabibbo, cioè meridionale.

Non è negando i problemi che li si risolve. La signora Fedeli, se volesse davvero fare cosa utile e buona, istituirebbe una ricerca per capire le cause del razzismo, non stigmatizzando e negando. Ma forse ha paura della verità. E così Salvini fa il pieno di voti post comunisti.

Se leggete gli sviluppi della polemica e la replica della preside del liceo D’Oria di Genova e anche il futile dibattito sviluppatosi su Facebook, deducete che le cose non stanno proprio così. E dire che Repubblica vorrebbe anche farci pagare per continuare a leggere… Se hanno perso in 2 anni un quarto delle copie non sarà mica solo colpa di internet…

In ogni caso, da quel che appare, le scuole elitarie non vogliono attrarre ma semmai respingono studenti, difficilmente i figli degli immigrati pensano di andare al liceo classico.

Se si vuole fare polemica, non serve denunciare un razzismo che non c’è, ma denunciare la mancanza di strumenti e di soldi che consentano a un giovane senza mezzi, di famiglia “inferiore” socialmente e economicamente, nero o bianco che sia, indigeno italico o profugo siriano che sia, di andare avanti negli studi, se ne ha le capacità, ovviamente. L’economia americana ha avuto il suo propellente nei figli di profughi, molti anche clandestini, che hanno potuto frequentare le migliori università grazie a sostanziose borse di studio, non quei quatto soldi che danno in Italia, facendoci anche pagare le tasse sopra.
Ma tutto questo non sembra attraversare la mente del ministro donna. Tutti a sinistra rispolverano l’armamentario propagandistico del Pci anni ’60, è tornato di moda il “rigurgito fascista” (finché smisero quando si resero conto che qualcuno, meno attrezzato culturalmente, li aveva presi tanto sul serio da inventarsi le Brigate rosse per combattere il risorgente fascismo).
Invece di accodarsi al coro antifascista, Valeria Fedeli tocca un altro tasto, quello del razzismo. Pontifica:
“Le scuole che, per attrarre studenti, “descrivono come un vantaggio l’assenza di stranieri o di studenti provenienti da zone svantaggiate o di condizione socio-economica e culturale non elevata” violano i principi della Costituzione e travisano completamente il ruolo della scuola.  “Non posso che stigmatizzare il linguaggio utilizzato da alcune scuole nella compilazione dei rapporti di autovalutazione. Alcune frasi appaiono particolarmente gravi, persino classiste. In questo modo si travisa completamente il ruolo della scuola”.
A quanto pare, un risultato, a parte un insulso scambio di messaggi su Facebook e la povera figura che ha rimediato lei stessa, l’unico effetto della sortita d’ a ministra è stato un bel corteo di mille studenti genovesi, tanto per togliere ancora qualche voto al Pd.

Ma la prof. Mariaurelia Viotti, preside del D’Oria, non ci sta a subire l’attacco. Interpellata dal Secolo XIX, ha replicato:

“La ministra Fedeli è intervenuta sul caso senza nemmeno darci la possibilità di spiegare. Noi seguiamo le linee guida del Ministero per compilare le autovalutazioni: l’equivoco nasce proprio dalle loro [del Ministero] schede”, a partire dal contesto socio economico, per i rapporti Rav, che poi vengono pubblicati sul portale “La scuola in chiaro” del Miur.

“Forse il testo non è chiaro ed è scritto male — spiega la preside Viotti a Repubblica— , ma non è giusto indicare il D’Oria come una scuola razzista e classista. Il senso è che, non essendoci questi studenti, la didattica ne risulta facilitata; d’altra parte, però, come si può leggere a lato [nella sezione “Vincoli”], sottolineiamo come “non sia particolarmente rilevante l’incidenza degli studenti con cittadinanza non italiana””.

Tocco finale: “Invito le persone a vedere come lavoriamo giorno per giorno al liceo D’Oria: la visione corretta della scuola si ha nel quotidiano”.

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